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Il “Cuore magnetico: è luce del mondo” dell’artista Lilli Romanelli è in mostra a S. Menaio

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“Cuore magnetico: è luce del mondo” è il suggestivo titolo della mostra che l’artista Lilli Romanelli, marchigiana di nascita ma romana d’adozione tiene dal 19 al 31 luglio presso la splendida Villa Santovito a San Menaio Garganico (Foggia).  Mai titolo fu più appropriato per l’esposizione delle opere di un’artista che, come scrive lo storico dell’arte Gabriele Simongini, ha “un’idea magico-rituale dell’arte che stabilisce una mediazione, una comunione e un dialogo fra terra e cielo, fra l’uomo e il mondo […] sa unire con rigoroso equilibrio e ascetica parsimonia, difficilmente eguagliabili, la manifestazione concreta di una vitalità primigenia con le ragioni ordinatrici e catartiche di una sapienza tecnica che tanto ha assimilato dalla cultura europea ma anche dalle civiltà extraeuropee…”.
Divisa tra arte e viaggi, schiva ed appartata, ma convinta che “Arte è Amore. Arte è la bontà del cuore […]” e che “con l’amore si può essere artisti nei modi più diversi”, in un momento storico nel quale invece a pagare è soprattutto la sovraesposizione mediatica, Lilli Romanelli è dunque un’artista votata non all’arte spesso meramente virtuale dei mercati, ma a quella concreta, cioè intessuta di autentici moventi espressivi e della capacità di plasmare nella materialità del segno e del colore la propria visione del mondo.
Allieva di Toti Scialoja, una delle figure più rappresentative dell’astrattismo italiano, Lilli Romanelli ha esordito negli anni Cinquanta a Roma in una collettiva presso la Galleria di Arte Moderna ed ha proseguito la sua carriera partecipando, sia in Italia che all’estero, a numerose esposizioni di rilievo (come ad esempio nell’ambito della Quadriennale e del Premio Michetti, del Premio Termoli, del Premio Internacional Dibuix Joan Miro, oppure presso la Calcografia Nazionale a Roma, la Armory Gallery di New York, il Castello Spagnolo Cinquecentesco de L’Aquila, il National Museum di La Valletta a Malta). Artista spesso in anticipo sui tempi, ha saputo conquistarsi l’ammirazione critica di nomi del calibro di Carlo Ludovico Ragghianti, Renato Barilli, Filiberto Menna, Lorenza Trucchi, Romeo Lucchese, solo per citare qualche nome, i quali le hanno dedicato diversi contributi bibliografici mentre lei dava vita ad un percorso creativo multiforme, rifuggendo sempre il conformismo delle mode pur ponendosi in costante relazione dialettica con le più vitali correnti del tempo, dall’informale, alla Pop Art, alla performance.
Quella di Lilli Romanelli è sempre stata una ricerca artistica condotta attraverso i più disparati mezzi di espressione, dal disegno alla grafica, dalla pittura alla fotografia, dall’installazione alle tecniche miste su supporto vegetale, come ad es. la tapa. Capace – come scrive ancora Simongini – di esercitare “una sorta di ‘maieutica’ che fa emergere quasi naturalmente la vitalità e la sapienza, direi la memoria nascosta, della materia, ben al di là dei meri aspetti funzionali ed utilitaristici che invece privilegiamo nella società odierna”, di Lilli Romanelli si riesce ad apprezzare tra l’altro il grande senso dell’invenzione, della manualità, l’intima coerenza che ha sempre accompagnato la sua pur poliedrica ricerca estetica.
Forse influenzata anche dagli studi di Bernardo Bernardi – marito antropologo di fama internazionale – Lilli Romanelli si rivela particolarmente attenta agli echi delle millenarie civiltà che ci hanno preceduto e delle quali a volte rimangono tracce vitali in luoghi sperduti del pianeta. Spesso questa attenzione si rivolge anche alle implicazioni esoteriche di tali civiltà, le quali allora si riflettono nelle sue tele, nelle opere su carta e nelle sue tape, i cui contenuti sono il frutto di una ricerca che va al di là degli orizzonti di ciò che è visibile. A proposito della più volte citata tapa, va detto che è uno dei suoi materiali prediletti, da lei stessa così descritto: “quella specie di stoffa marrone-rossiccia chiamata tapa in realtà è corteccia d’albero battuta che al colore prezioso della terra aggiunge una qualità materica, porosa e calda, carica di vitalità e di energia. Mentre lavoro, ne avverto nelle mani la grande ‘forza’ e ad ogni opera, quasi per magia, sembra di volta in volta cambiar colore: è come se tenessi in mano un pugno di terra d’Africa”.
E’ dunque muovendo da questo retroterra culturale ed emozionale che Lilli Romanelli, tralasciando le pubbliche relazioni con critici, galleristi, direttori di musei e in genere col sistema mediatico, ha continuato a declinare nelle sue opere una personale cosmogonia interiore, celebrando la bellezza del mondo e dimostrando come l’arte più pura e intensa viva al di fuori del glamour dei riflettori.
Per la mostra di San Menaio sono state scelte soprattutto opere relativamente recenti, tra tele e lavori su carta, dalle quali emerge un’artista dalla multiforme e ‘semplice complessità’ e nelle quali si è sedimentata l’esperienza esistenziale ed antropologica dei suoi viaggi, la conoscenza delle più svariate tecniche ed il vitale rapporto con i più diversi materiali. Ad imporsi, “nel contesto di un incontrollabile cammino interiore e spirituale” – scrive ancora Simongini – è “un pensiero lucido e positivo che lavora per arrivare faticosamente alla luce, percorrendo e superando fratture e tragedie che certo sopravvivono nelle pieghe delle sue opere […] Da artista piena di consapevolezza storica della forma, quale lei è, porta tutto alla superficie, senza alcuna scansione gerarchica di piani e di valori, per un senso di armonica totalità […]".
L’artista e la sua mostra, il cui allestimento è curato dall’ Arch. Ivan Galavotti, saranno presentati da Graziella Graziani e Francesca Mosca nel corso di una serata ad inviti che si terrà il 18 luglio prossimo presso Villa Santovito, affascinante dimora privata, nonché abituale sede di mostre aperte al pubblico, immersa in un rigoglioso giardino mediterraneo a pochi metri dal mare, di proprietà dell’Avv. Enzo Santovito, da anni fine collezionista e mecenate di tanti artisti, fondatore con Galavotti dell’Associazione Culturale ‘Una porta sull’arte’ che ha reso San Menaio Garganico un interessante polo artistico in Puglia. Nel corso della serata, che si chiuderà con un suggestivo spettacolo pirotecnico, gli ospiti saranno intrattenuti dal cantante e compositore jazz Giuseppe Delre, che proporrà brani tratti dal repertorio di Cole Porter, accompagnato da Francesco Lomangino (sax alto, sax soprano e flauto), Marco Contardi (Piano), Camillo Pace (contrabbasso), Pierluigi Villani (batteria).
[La mostra rimane aperta a Villa Santovito, in Via S. Menna 2 a S. Menaio Garganico, dal 19 al 31 luglio 2009, dalle ore 17,30 alle 20,00]


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