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I D’APRILE LASCIANO LA DAUNIA VIESTE

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Ma non il calcio che hanno sostenuto fortemente nell’ultimo decennio.

 

In una calda ed afosa mattina d’estate, consumatosi l’ennesimo appuntamento di lavoro, finalmente vengo ricevuto al »quartier generale» della famiglia D’Aprile. Ad aprirmi le porte dei loro uffici, con l’affabile cordialità che da sempre li contraddistingue, c’è il figlio maggiore di Antonio, il giovane Michele D’Aprile che, assieme al fratello Andrea, conduce già da diversi anni l’azienda di famiglia. Ha tutta l’aria di essere un capitano già navigato, ed in effetti lo è. Con il mare in burrasca degli ultimi tempi, governa con grande coraggio una nave che, nel corso della sua lunga storia, ha solcato in lungo e in largo i mari dell’economia viestana, senza mai mettere in pericolo il suo equipaggio, evitando di naufragare anche nelle condizioni più avverse.
Dietro la scrivania presidenziale si gongola il patron dell’azienda, Antonio D’Aprile, il cui volto segnato dalle tante fatiche mostra un’insolita espressione nostalgica.
«Lasciamo la Daunia!», interviene Michele, interrompendo bruscamente i convenevoli e confermando quello che, purtroppo, nell’ambiente in molti avevano presagito.
E’ un annuncio shock, una decisione molto sofferta ma nel pieno rispetto dei programmi di famiglia e del piano di ristrutturazione aziendale.
In questi ultimi dieci anni la famiglia D’Aprile ha promosso lo sport a Vieste ed il calcio soprattutto. Tanti gli sforzi economici sostenuti per l’Atletico Vieste, la Viestese e la Daunia Vieste. Un esempio di passione che non è stato seguito da nessuno e che in questi giorni ha portato ad una seria riflessione.
«La funzione sociale che ha garantito la Daunia Vieste non ha più motivo di esistere. L’obiettivo della Daunia Vieste viene svolto dalla Viestese… Sono stati dieci anni di passione vera: prima la Viestese, poi la Daunia e adesso l’Atletico Vieste».
Queste le parole di Antonio D’Aprile che suonano inequivocabilmente come una sentenza sul calcio viestano. A lui l’Atletico Vieste ha di recente riconosciuto la presidenza onoraria del club, per il grande impegno che questa famiglia ha dato e continua a dare al mondo sportivo viestano. Mi raggiunge al telefono Lorenzo Spina Diana. «Perchè è merito loro se oggi il «Riccardo Spina» è diventato un impianto sportivo che tutto il comprensorio ci invidia».
Sicuramente è finito un percorso, ma un altro lo si sta già percorrendo. Perché D’Aprile il calcio lo vuole sostenere ancora, invitando l’imprenditoria locale a fare altrettanto, facendo tesoro soprattutto dei valori tecnici ed umani dei viestani: tecnici, giocatori ed appassionati. L’Atletico Vieste in questo contesto rappresenta la giusta motivazione per promuovere il calcio a livello di rappresentanza regionale considerato che nel Gargano è rimasta l’unica società che continua a portare avanti il suo progetto.
«Il campionato di Promozione — ribadisce il Ppesidente dell’Atletico — seppur un traguardo importante non è l’esatta dimensione di una città come Vieste che a livello calcistico vuole proiettarsi verso orizzonti più lontani con il raggiungimento in poco tempo di un campionato interregionale, per poi partecipare a tornei internazionali per promuovere Vieste ed il Gargano. Ecco perché bisogna uscire da questa impasse e coinvolgere tutta l’imprenditoria turistica locale e garganica».
In altre realtà del Gargano hanno addirittura formato una rappresentanza di imprenditori e dirigenti per formare la squadra di calcio garganica, acquistando il titolo da una squadra foggiana per disputare il prossimo campionato di Prima Categoria.
Se per queste persone la Prima Categoria costituisce un punto di partenza (per Vico del Gargano, Rodi, Peschici ed Ischitella), per l’Atletico Vieste approdare già da quest’anno all’Eccellenza Pugliese non può essere di certo un punto di arrivo, ma la vera motivazione a seguire l’esempio di Antonio e Michele D’Aprile che ancora una volta vogliono lanciare l’ennesima sfida. Il calcio inteso come azienda e come tale tutti devono sentirsi coinvolti in questo progetto calcio dell’Atletico Vieste che davvero mira a creare una struttura organizzata di alto livello.
«In questo contesto tutti coloro i quali sono impegnati nella promozione del calcio a Vieste devono convincersi che progetti alternativi non possono che creare ostacoli. — spiega Michele D’Aprile — L’aver ottenuto il nuovo impianto di gioco non deve essere motivo di discordia con l’Atletico Vieste bensì un ulteriore opportunità di crescere insieme anche rinunciando a qualcosa pur di fare gli interessi del giovane promettente… Ma questa è un’altra storia».
In questi giorni avvisaglie del genere ci sono state. La Nuova Gioventù Vieste e l’Arca Vieste sono le uniche che si occupano del settore giovanile: quasi 300 tesserati che attraverso le proprie famiglie garantiscono un budget annuale superiore ai 100.000 euro.
Bastano ed avanzano per fare promozione sociale e preparazione agonistica, ci sono le spese per i tecnici e l’organizzazione dei vari campionati.
Bastano ed avanzano per occupare uno spazio importante nel panorama calcistico locale.
Il compito di queste due società è garantire al giovane calciatore promettente un futuro. Non nel Real Madrid ma almeno nell’Atletico Vieste ed allora perché chiedere anche 2.000 euro per un ragazzo che potrebbe giocare nell’Atletico Vieste?
Per le tante famiglie ignare di questo «complotto» contro l’Atletico si può parlare di vero tradimento. Ben venga allora la riflessione della famiglia D’Aprile così come un’altrettanta attenta riflessione dei dirigenti di Nuova Gioventù ed Arca Vieste.
Soltanto adesso mi rendo conto del perché di quell’insolita malinconia sul volto del padrone di casa. Esco frettolosamente da quegli uffici. Altri appuntamenti di lavoro incombono. Saluto i D’Aprile e guardando negli occhi Michele mi convinco che qualcosa sta cambiando. Anzi è già cambiata, perché il calcio viestano da oggi non sarà più lo stesso, non sarà più quello di prima, ma certamente continuerà all’insegna della famiglia D’Aprile.
Michele Mascia
 


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