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L’Aqp ai sindaci «Sbloccate le tariffe o è il tracollo»

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Il nuovo capitolo della guerra delle bollette è un documento di 33 pagine che Acquedotto Pugliese ha consegnato nelle mani dei Comuni. È una analisi allarmata e allarmante delle conseguenze che il nuovo piano d’ambito avrebbe sui conti di Aqp. E le conclusioni suonano più o meno in questo modo: se sarà adottato il progetto di piano predisposto dall’Ato, l’Acquedotto rischia il tracollo finanziario. Il punto centrale, come ormai noto, riguarda le bollette. I sindaci hanno infatti deciso di bloccare l’incremento delle tariffe, che dal 2009 al 2018 crescerebbero (al netto dell’inflazione) di appena 2 centesimi. E hanno anche deciso di cancellare i famosi dissalatori (Bari, Brindisi, Manduria), sconfessando in pratica l’operato della Regione che sul Chidro era arrivata al braccio di ferro.

E così Acquedotto negli scorsi giorni ha presentato al neo assessore regionale ai Lavori pubblici, Fabiano Amati, un report che riprende le osservazioni già sottoposte all’Ato nella seduta del 24 giugno. Il progetto di piano d’ambito, dice Aqp, non garantisce l’equilibrio economico-finanziario della gestione: non solo non tiene conto dell’indebitamento già esistente (circa 400 milioni), ma – in alternativa alla crescita delle bollette – chiede alla Regione di finanziare il sistema attraverso un aumento di capitale da 379 milioni di euro e prevede la sottoscrizione di altri prestiti bancari per ulteriori 329 milioni. È opportuno ricordare che le bollette, oltre a coprire i costi di funzionamento del gestore, servono a finanziare gli investimenti, le nuove opere ma anche la manutenzione di quelle esistenti.

Le nuove tariffe, fa notare Aqp, al netto dell’inflazione sono addirittura più basse di quelle previste nel 2003 e nel 2008: «La tariffa risulta sostanzialmente stabile nel tempo ed ancorata al valore della tariffa provvisoria fissata con la Delibera del Comitato esecutivo n. 2/2009». Ovvero, a quegli 1,36 euro/metro cubo concessi transitoriamente in attesa del nuovo piano d’ambito. Ma visto che il Piano, oltre a bloccare le bollette, chiede ad Aqp di tagliare i costi operativi e non riconosce quanto già fatto fino ad oggi, si rischiano contraccolpi sulla posizione finanziaria dell’azienda.

«È noto – dice la nota – che Aqp per sostenere gli investimenti già realizzati è già stata costretta a ricorrere al mercato finanziario del debito che ha imposto e impone il rispetto rigoroso di alcuni indici economico-finanziari, cosiddetti covenants».
Il rischio, dice l’Acquedotto, è che se saltano i vincoli finanziari l’azienda sarà chiamata alla «restituzione immediata del debito». Per cui «la rimodulazione del Piano deve tener conto dei suddetti vincoli per poter risultare sostenibile da parte di Aqp o in alternativa deve prevedere le forme e i modi per la restituzione immediata del debito». Nel triennio 2009-2011, secondo le valutazioni di Aqp, non solo non sono rispettati i covenants, ma le ipotesi di piano non rispettano i requisiti di bancabilità. Tradotto, significa che nessuno finanzierebbe gli investimenti previsti.

L’assessore Amati prova a mediare e insiste sul dialogo: entro fine settimana potrebbe promuovere un incontro. «Ritengo – dice – che in questo momento sia necessario far confrontare Aqp e Ato sul merito dei singoli argomenti. Il confronto evita l’ipotesi di far tracimare la discussione ben oltre l’oggetto del piano d’ambito. Questo metodo è frutto dello stato di eccezionalità dei rapporti che ancora vigono tra i singoli soggetti, perché a regime – quindi nei prossimi anni – auspico che ciascuno svolga le funzioni proprie: la Regione faccia il socio-proprietario, l’Aqp faccia il gestore e l’Ato sia l’autorità che adotta atti di natura provvedimentale».
MASSIMILIANO SCAGLIARINI


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