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Lavoro domestico: i rischi peculiari

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Premesso che il lavoro domestico è da qualificarsi come medio-pesante, gli infortuni sono abitualmente derivanti da ferite, ustioni, scosse elettriche di lieve entità, ematomi per urti o cadute, strappi muscolari per sforzi nello spostamento di persone non
autosufficienti, mobili, ecc.
Le cause sono le più disparate: contatto con fiamme e liquidi bollenti,
impianti elettrici non a norma, difetti degli elettrodomestici, uso di
materiali taglienti, scale, cadute su pavimenti sdrucciolevoli,
intossicazione da gas da apparecchi difettosi, impreparazione o
eccessivo carico nella movimentazione di disabili.

Per quanto riguarda la specifica tematica dell’igiene del lavoro,
l’attività domestica porta all’assunzione di posizioni scomode (ad
esempio, per stirare, rifare i letti, spolverare, ecc.) che molto
frequentemente determinano delle alterazioni della colonna vertebrale.

Anche lo stress è una componente rilevante, indotto in particolare dal
continuo ciclo produzione-consumo.

Nel caso poi delle badanti tale fattore può avere un ruolo determinante
per la salute se l’organizzazione dei turni, degli ambienti e delle
attrezzature di ausilio (per esempio, il letto) non alleviano l’attività
del lavoratore.

A questo proposito deve riconoscersi che la dottrina sta attribuendo
notevole rilevanza al fenomeno del /burn out/. I sintomi si identificano
nell’esaurimento emotivo, che determina la sensazione di essere
frustrati dal lavoro e di non farcela. L’operatore affetto da /burn out
/si ritiene inidoneo, incapace a svolgere il proprio lavoro. Scarica la
responsabilità sui colleghi e sull’ambiente di lavoro. Interviene poi lo
scarso apprezzamento da parte dei superiori e dell’utenza, seguito da un
atteggiamento di fuga (allontanamenti ingiustificati dal reparto, pause
prolungate, frequenti assenze per malattia). È la fase più critica, che
porta all’ultimo stadio dell’apatia. Questo stadio

corrisponde alla cosiddetta "morte professionale" dell’operatore.

Non trascurabili rimangono i rischi derivanti dall’impiego di sostanze
chimiche. Ormai, infatti, molti ripostigli sono diventati autentici
depositi «a rischio d’incidente rilevante», spesso localizzati in
prossimità di impianti a rischio. I detersivi e i candeggianti non sono
solo irritanti per la pelle e le mucose (degli occhi, della gola e
dell’apparato respiratorio), ma possono essere anche allergizzanti
(dermatite da contatto ed eczema da detersivi). I disgorganti, gli acidi
e le basi forti sono corrosivi e tossici per via generale; i prodotti
per il verde di terrazze e giardini spesso sono particolarmente pericolosi.

Altrettanto, gli smacchiatori che sono generalmente solventi
infiammabili e neurotossici. Non sono da sottovalutare poi i problemi da
microclima (si pensi alla soluzione dell’ambiente unico
cucina-soggiorno, errata in termini sia di sicurezza sia di igiene), o
l’effetto delle attività esterne (il rumore) che insieme concorrono alla
sindrome dell’edificio malato.

Altro rischio frequente da non trascurare per le badanti è quello biologico.

Nell’impiego di lavoratori extracomunitari tali rischi sono poi
amplificati, soprattutto a causa delle difficoltà di lingua,
incomprensibilità delle etichette, ignoranza di norme di comportamento
che sono date per scontate. Per questo il processo di formazione e
informazione dei lavoratori va valutato in tutta la sua importanza e con
la ulteriore specifica finalità di colmare i limiti linguistici,
comportamentali e culturali di tali soggetti che contribuiscono, oramai,
in modo rilevante, se non esclusivo, allo svolgimento di attività di
elevata importanza sociale.

/Franco Di Cosmo/


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