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Pd pugliese: tutti contro. Primarie anti-Emiliano

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Si va alla guerra, tutti contro tutti. Ieri l’ultimo tentativo di mediazione dell’assessore regionale Mario Loizzo, «pontiere» tra i dalemiani pugliesi e il segretario Pd Michele Emiliano, sarebbe fallito. E dunque, salvo imprevisti, oggi Massimo D’Alema all’assemblea della mozione Bersani di Bari, verrà a ribadire il «no» alla ricandidatura di Emiliano e il «no» dell’area Bersani alla scelta di una candidatura unitaria che, invece, il sindaco-segretario ha caldeggiato sino all’ultimo, ottenendo un primo via libera sia da Franceschini che dal terzo candidato alla segreteria nazionale, Marino. Gli ultimi segnali di sfilacciamento sono arrivati proprio ieri: da una parte la mozione di Ignazio Marino, che pure aveva caldeggiato l’opzione unitaria su Emiliano, vista la guerra con D’Alema ha deciso di sfilarsi, schierando in Puglia proprio uno dei fedelissimi del sindaco, Enrico Fusco.

Quindi la sortita dei «lettiani», impegnati coi dalemiani nella mozione pro-Bersani: chiusa la vicenda Antonio Decaro (il nome lanciato da Emiliano e accettato da D’Alema, ma poi sfilatosi dalla partita) e, vista la discesa in campo contro l’ipotesi Emiliano di Enzo Lavarra o del segretario dei giovani Angelo Petrosillo, hanno deciso di rompere le righe, candidando il «loro» Francesco Boccia. E il ragionamento è chiaro: più candidati, anche di una stessa mozione, impediranno a Emiliano di riconquistare la poltrona di segretario alle primarie col 50+1% dei consensi necessari, obbligandolo alla seconda votazione (quella dell’assemblea degli eletti). Arrivati a quel punto, sarà più facile gestire tra i quadri del partito l’accerchiamento contro il sindaco, avversario più temibile quando le urne sono aperte a tutti. La partita, lascia intendere il sindaco, si è così ingarbugliata che ora sarà più difficile uscirne.

«Sono preoccupato, vedo una crisi profonda e la caduta dei vincoli di solidarietà che sono la base della vita di un partito. La vicenda congressuale – dice Emiliano – si sta drammatizzando e per chiunque vinca sarà difficile governare il partito sino alla sfida più importante, quella delle regionali». Lui non si schiera, per ora, in attesa che D’Alema sciolga oggi la riserva. Ma i bene informati dicono che i franceschiniani, pronti a schierare il loro candidato Gugliemo Minervini, avessero già cominciato a mettere a punto liste e deleghe col ri-candidato segretario.

«Sto pregando perché D’Alema faccia la cosa giusta. La questione del doppio incarico non esiste, non c’è nessuna norma che lo prevede e molti sindaci sono medici, avvocati o hanno altri impieghi. Io – scandisce Emiliano – avevo già detto che avrei fatto volentieri a meno di impegnarmi nella segreteria regionale del partito. Ma come tutti i pugliesi stanno vedendo, non esiste dal mio punto di vista un soluzione diversa che riunifichi e pacifichi tutto il partito».

Non solo, la sua candidatura avrebbe sancito «finalmente l’autonomia dei pugliesi rispetto a tutti gli altri importanti esponenti del partito», insomma uno scatto della Puglia rispetto alle logiche dettate da Roma. Le truppe, ormai, sono belle e schierate. Mille iscritti del Pd pugliese hanno sottoscritto un appello per chiedere la candidatura di Boccia «non condividendo ipotesi di candidatura alla segreteria regionale che non segnino un chiaro raccordo con i valori e i principi della mozione Bersani » (e i mille firmatari sono pronti a fare un passo indietro solo «di fronte ad un’ipotesi che coaguli consensi»).

E Michele Meta e Paola Concia, che lanciano Fusco, spiegano di non voler «rimanere invischiati in diatribe e accordi che sanno di vecchia politica ». Paradossalmente, l’ultimo tentativo di negoziato con Emiliano arriva proprio dai suoi più tenaci sfidanti, i dalemiani. Enzo Lavarra, candidato in pectore, spiega che loro sono ancora in attesa di una «risposta alle nostre domande: che vogliamo fare per il rinnovamento del partito? Abbiamo accettato Decaro, che poi ha rinunciato, e per noi rimane valida l’ipotesi di individuare una candidatura per il rinnovamento d’intesa con Emiliano. Nelle ore che rimangono, vorremmo trovare spirito di collaborazione e cercare una via d’uscita». Insomma, uno spiraglio per la ricucitura ancora c’è, ma solo se Emiliano fa un passo indietro rispetto al proprio nome e all’ipotesi di canddidatura unitaria, ambedue già rifiutate da D’Alema. «Non siamo di fronte all’interscambiabilità delle mozioni, perché bisogna aver paura di dire con chi si sta e – chiede Lavarra – dove sono i conflitti da cui mettersi al riparo? Così diamo solo messaggio infondato ai pugliesi».

BEPI MARTELLOTTA


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