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TURILLO, QUESTORE DI STRADA: “STAREMO VICINI ALLA GENTE

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"Staremo vicini ai cittadini: la gente dovrà sentirsi tutelata. Se questo risultato arriverà, vorrà dire che avremo raggiunto l’obiettivo". Matteo Turillo, nuovo questore di Bergamo proveniente da Varese ma cresciuto professionalmente a Milano, si presenta così. Niente frasi di circostanza, ma concetti chiari e diretti.

Cinquantanove anni, sposato con due figlie, è un uomo di cultura ("Mi piace l’archeologia, bizantina in particolare: ogni tanto parto per qualche spedizione con un mio amico gesuita"), ma anche di polso: "Vengo dalla strada. A Milano, dove sono rimasto dal 1975 al 2002, ho gestito brutte situazioni di piazza. E’ stata una palestra formidabile, che mi ha consentito di conoscere tutte le realtà sociali: è un’esperienza che all’occorrenza trasferirò in questa città, con l’aiuto del mio amico Messina (il nuovo vicequestore vicario, ndr). Ne abbiamo viste tante insieme, lo conosco fin da quano era giovane funzionario".
Nato a Vieste, sul Gargano ("Quando posso mi ci rifugio, apro la finestra e vedo il mare…") e buon parlatore, non nasconde una certa allergia alla vita dietro la scrivania. Anche davanti ai cronisti resta a lungo in piedi prima di accomodarsi in poltrona.
 "Mi piace stare a contatto con la gente, l’ho sempre fatto – confessa – Conto di farlo anche qui, così ne approfitterò per godermi una città d’arte stupenda. E’ dai cittadini che vengono le informazioni giuste, quindi è importante la loro collaborazione". Anche e soprattutto nel presidio del territorio, con o senza ronde. "E’ una decisione politica, non tocca a me sindacarla. Quello che conta capire è che i luoghi lasciati vuoti dalla gente bella vengono occupati dai malavitosi… Perciò bisogna riempire le piazze: con i giovani, con gli anziani. L’importante è non abbandonarle".
E i militari? "Ben vengano, le forze dell’ordine non sono mai abbastanza. E’ un esperimento che ha dato buoni risultati altrove, vedremo di farlo funzionare anche qui. Cercheremo di far abituare i cittadini alla vista dei soldati, senza parlare di militarizzazione".
Immancabile il messaggio ai tifosi, con un approccio che suona più o meno così: patti chiari, amicizia lunga. "Gli atalantini li conosco, visto che ho gestito l’ordine pubblico di San Siro per tantissimi anni. Io ai tifosi chiedo lealtà: non mi piace chi parla in un modo e si comporta in un altro. Darò disponibilità ma chiederò altrettanto. Sappiano che allo stadio si va per divertirsi, l’intolleranza non va bene. Se accade qualcosa di sbagliato, poi bisogna esser pronti a subirne le conseguenze. Ma non credo che i tifosi bergamaschi siano cattivi, al massimo un po’ incattiviti, che è una cosa diversa…." Buonista no, ottimista sì. Turillo dice che con il popolo della curva userà il metodo di Socrate, con una esse sola. Sì, proprio il filosofo, non l’indolente brasiliano che giocò nella Fiorentina. "L’arte maieutica di Socrate impone di tirar fuori ciò che c’è di buono dalle persone. E’ quello che farò con loro".
Altra patata bollente, i giovani. "Al Nord c’è quello che io chiamo il malessere del benessere. C’è una voglia di eccesso che sta diventando un gioco al massacro. Molti vogliono farsi del male, e posso dire che è brutto vedere un giovane andare alla deriva. Può distruggere le famiglie. Ma sono proprio le famiglie a dover seguire i ragazzi. E’ sbagliato delegare alla scuola o ad altri. I genitori pensino a fare il loro dovere, senza fare gli amici: un padre dev’essere un padre, l’amico lo incontri per strada…"  
Infine, gli immigrati. "C’è una concentrazione forte di stranieri, dovuta alla ricchezza del territorio. Se non c’è l’accoglienza gli irregolari trovano in fretta un posto nell’illegalità. Il regolare invece si integra, partecipa alla vita sociale. Capisco che si possa provar disagio se ci si trova a che fare con lo straniero che deborda. Il rimedio? Il rispetto della legge, sempre e comunque". Da perseguire con le forze a disposizione, senza accampare alibi: "Non mi sono mai nascosto dietro la carenza di personale, non mi pare giusto. A Cerignola, dove la situazione non è certo facile, ho diretto un commissariato con 18 persone. Si farà il massimo con quello che avremo a disposizione. La gente si aspetta una risposta comunque. Ho studiato dai salesiani e ho assimilato la parabola dei talenti: se me ne danno uno, cercherò di farlo fruttare…."
Marco Birolini (www.bergamonews.it)


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