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Manfredonia si libera delle “twin tower” dell’ex Enichem

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Servivano a trasformare per semplice caduta e raffreddamento le goccioline di urea in granuli.

 

In attesa del sopralluogo dei tecnici del Ministero dell’ambiente per dare corso alla demolizione delle due Torri Prilling, ultimi residui degli impianti di ammoniaca e urea che occupavano le isole 5 e 16 dello stabilimento Enichem, proseguono i lavori di smantellamento della centrale termoelettrica.

Gli interventi iniziati l’anno scorso, hanno già rimosso la gran parte della centrale della capacità di 420 MW termici. Accantonata l’idea di utilizzare il forse più facile sistema dell’esplosivo tassativamente vietato, il lavoro è affidato ad una grossa e potente pinza meccanica sorretta da una gru e comandata a distanza. La conclusione dei lavori di smantellamento dei due fumaioli e delle residue strutture della centrale è prevista entro questo anno. Si concluderà a quel punto il travagliato iter di quella centrale cuore del sito Enichem, caratterizzato da un lungo e agitato braccio di ferro tra azienda e sindacati (che avrebbero voluto salvare quella struttura) e le autorità locali che si sono espresse per un totale cambiamento di utilizzazione di quel sito.

Senza tentennamenti lo smantellamento degli impianti di urea e ammoniaca già completato da un paio di anni, e relative Torri Prilling che si spera di abbattere nel prossimo autunno previo nulla osta del Ministero. Anche per esse è escluso il ricorso all’esplosivo. Si opererà, anche che per i fumaioli, frantumando progressivamente le strutture che sono molto più imponenti e massicce.

Furono costruite a sei anni di distanza l’una dall’altra: nel 1970 la prima a servizio dell’impianto Urea 1, la seconda dell’Impianto Urea 2. Sessanta metri d’altezza la prima, settanta la seconda, hanno entrambe diametro di 15 metri e le pareti spesse 80 centimetri in cemento armato. Servivano a trasformare per semplice caduta e raffreddamento le goccioline di urea in granuli.

Resti di un mondo per tanti versi fantastico che per circa un trentennio ha dato un forte impulso all’economia non solo locale, un mondo amato e invidiato. Fino a che è crollato fagocitato dal suo tesso sistema agli inizi sprovveduto a considerare le conseguenze negative che stava producendo e che ancora oggi ci si affanna a cancellare per restituire a questo territorio la possibilità di riprovare a riscattare una condizione che pare tornata indietro.

Un’esperienza in ogni caso di cui si è fatto tesoro e sulla cui spinta è stato avviato un nuovo progetto di sviluppo questa volta diversificato e con un occhio privilegiato a quella che è la vera grande risorsa del territorio: il mare, considerato nelle sue variegate opportunità. Per realizzare tali obiettivi non mancano validi progetti imperniati sul porto industriale e il porto turistico.

MICHELE APOLLONIO

 


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