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Peschici/ L’esproprio per salvare Kalena

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Potrebbe essere davvero la volta buona per Kàlena. Pare che si siano convinti tutti, ormai, che l’esproprio dell’antico complesso monumentale (risalente all’872 d.C. e dichiarato monumento di interesse nazionale nel 1951) sia l’unica soluzione praticabile per salvare il prezioso “pezzo” del patrimonio storico-religioso garganico dal completo disfacimento. Dopo che, per anni, l’hanno chiesto in tanti (associazioni culturali e ambientaliste quali il Centro Studi Martella, Legambiente, Italia Nostra ed intellettuali garganici), ora è anche la Direzione Regionale del Ministero per i beni e le attività culturali a sollecitare la soluzione che tutti invocavano. Dal direttore regionale del Ministero, Ruggero Martines, è stato rivolto, infatti, l’invito al Comune di Peschici di “considerare l’opportunità di espropriare il complesso in modo da poterne garantire un utilizzo pubblico”. Soluzione prospettata in virtù dell’interesse dimostrato dalla civica amministrazione al recupero del bene con la sottoscrizione, nei mesi scorsi, di una convenzione con i privati proprietari (eredi Martucci) che obbligava le parti a reciproci impegni (il Comune a recuperare le due chiese e i privati l’abbazia e le pertinenze). Sfumato il finanziamento statale, nonostante il progetto di recupero del Ministero, con i tagli della finanziaria 2008 e rimasta nella sfera delle buone intenzioni la volontà dei privati di procedere al restauro, l’incuria e l’ulteriore decorso del tempo hanno prodotto altri danni all’abbazia, con il crollo della residua copertura del tetto della chiesa di S. Maria. Ne è seguita l’ingiunzione ai proprietari da parte della Soprintendenza regionale ai beni ed attività culturali ad eseguire i lavori urgenti per la messa in sicurezza e la conservazione delle mura esistenti, ma senza risultato. Ora la direzione regionale del Ministero persegue la strada dell’esecuzione dei lavori urgenti “in danno” dei proprietari(i fratelli Martella) in caso di loro inadempienza ad ottemperare all’ingiunzione rivolta dalla soprintendenza il 22 giugno scorso, suggerendo anche l’esproprio dell’intero complesso di Kàlena. In attesa che il Comune si attivi, intanto, non è calata l’attenzione di quanti hanno a cuore le sue sorti, Centro Studi Martella in testa, con la sua infaticabile presidente, Teresa Maria Rauzino, promotrice di innumerevoli iniziative di sensibilizzazione per salvare Kàlena dal degrado e dall’oblio e promuoverne la valorizzazione. Ed è proprio ad una di queste iniziative, infatti, (“Un drappo bianco a Kàlena per la libertà di Aung San SuuKyi”)che si deve la scoperta del crollo del tetto della chiesa, due mesi fa, da parte di associazioni e manifestanti che parteciparono all’evento. Da allora, in tanti si sono uniti alla battaglia per l’abbazia, aggregando molte associazioni culturali del promontorio, decise a non abbassare la guardia su Kàlena, assunta ormai a simbolo dell’impegno dei garganici per difendere e valorizzare le proprie radici, la propria storia. E proprio da Kàlena potrebbe partire una nuova stagione di partecipazione e di impegno della società civile che trova spazi e dimensioni in tante realtà associative che animano il territorio garganico, con una grande iniziativa di sensibilizzazione in corso di programmazione che vedrà coinvolti tutti i sodalizi riuniti nell’Associazionismo attivo del Gargano” che da qualche mese sta cercando di “fare sistema”. Intanto viaggiano anche sul web le iniziative per salvare Kàlena, con un gruppo facebook (il gettonato social network del momento) a lei dedicato che conta più di 1000 iscritti, mentre una petizione on-line (“Salviamo Kàlena!”) promossa da Giuseppe Bruno e la stessa Rauzino, ha collezionato, ad oggi, le firme di 1160 persone, garganici (e non solo), che chiedono l’esproprio dell’abbazia finalizzato al suo recupero. All’iniziativa on line ha fatto seguito anche una sottoscrizione più “ortodossa” con una petizione “cartacea” che, seppur avviata da pochissimo, ha già raccolto centinaia di firme.


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