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L’Acquedotto lascia a secco il Gargano (5)

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L’Acquedotto: «Siamo di fronte a un’attività mafiosa Abbiamo contato già cinquanta furti. Inutile la campagna di sensibilizzazione della popolazione».

 

Lungo la costiera del Gargano si snoda un centinaio di chilometri di condotta idrica maledetta: è da qui, dai 400 sfiatatoi (utilizzati quando si devono fare riparazioni) e valvole di sfogo (servono ad evitare che esplodano le tubature quando la pressione è troppo forte) che i ladri d’acqua si approvvigionano gratis, è in questi punti che collegano i loro tubi di gomma per innaffiare i campi o per riempire botti e cisterne volanti, depauperando – di conseguenza – l’alimentazione di città e paesi. I dirigenti dell’Acquedotto Pugliese spiegano nel dettaglio ciò che sta accadendo tra Vieste, Peschici e Rodi, i cui sindaci si sono rivolti alla magistratura per denunciare l’interruzione di servizio pubblico. «Noi — insistono dall’Acquedotto Pugliese — non abbiamo chiuso i rubinetti, siamo stati costretti a ridurre la distribuzione dell’acqua nelle ore serali e notturne, dalle 18 alle 6 della mattina, per evitare di interrompere del tutto l’approviggionamento».
Si fa fatica ad accettare che ciò accada nella settimana di Ferragosto, quando ci sarebbe bisogno di tutta l’acqua disponibile per servire una popolazione di molto accresciuta grazie ai turisti che si vorrebbe non abbandonassero la Puglia per altre mete più irrigue. Aqp insiste: «Il problema dei furti è atavico sul Gargano e noi ci siamo preparati per tempo, sin da maggio, con una campagna di sensibilizzazione della popolazione, ma evidentemente non è servito».
L’acqua c’è, non manca: gli invasi sono pieni grazie alle piogge invernali e primaverili. E l’acqua, in quantità, viene immessa nelle tubature che alimentano i serbatoi comunali. Quando si ruba l’acqua si abbassa il livello nei serbatoi e per questo deve essere ridotta la distribuzione: «Se se ne azzerasse la quantità o se si raggiungesse un livello troppo basso, non si potrebbe più distribuire acqua ai cittadini. Se non facessimo così il Gargano collasserebbe, come è accaduto lo scorso anno a Taranto». Insomma, spiega il dirigente della comunicazione di Aqp Vito Palumbo, ieri a Peschici, «non riusciamo a dare tutta l’acqua che immettiamo, per questo fanno bene i sindaci a rivolgersi alla magistratura, con cui stiamo collaborando». Il portavoce di Acp ieri si è recato alla caserma dei carabinieri di Peschici nel tentativo di mettere in piedi una task force di pronto intervento, perché «tutte le volte che interveniamo, tutte le volte che per rimediare ai furti passiamo da una valvola all’altra — e le abbiamo sostituite tutte, utilizzando quelle più sofisticate – puntualmente seguono altri furti. Non riusciamo a bloccare questo andazzo, perché qui siamo di fronte a una vera e propria attività mafiosa in grande stile». E finora sono stati contati 50 furti con cui è stata sottratta illecitamente la metà dell’acqua immessa verso il Gargano (oltre 300 litri al secondo). Il monito- raggio quotidiano messo in atto da Aqp evidentemente non ha avuto un effetto deterrente.


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