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Centrosinistra diviso su Vendola candidato

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Il presidente della Puglia Nichi Vendola conferma di volersi ricandidare e apre le porte all’Udc; l’Udc frena e tiene il governatore uscente «sotto esame»; il Pd rischia la rottura, col leader dei lettiani pugliesi Francesco Boccia che minaccia fuoco e fiamme al congresso. È il bilancio delle prime, significative avvisaglie sui negoziati in corso per la composizione delle alleanze alle Regionali 2010. Vendola, infatti, ieri ha confermato di essere «sempre pronto» a partecipare alla competizione elettorale, aprendo le porte ai centristi e tirandosi per questo le ennesime critiche dei dipietristi. «Bisogna costruire una grande alleanza meridionalistica che accentui il profilo riformatore dell’esperienza di governo. Tutte le forze che considerano le politiche del governo centrale una condanna nei confronti del Sud – scandisce il presidente – possono arricchire il profilo riformatore della coalizione». Quanto basta al coordinatore dell’Idv Pierfelice Zazzera per alzare il tiro, tornando sull’accusa di un patto tra Pd e Udc per aprire le porte ai privati dell’Acquedotto pugliese. «Come volevasi dimostrare, Vendola è disposto a tutto pur di farsi ricandidare a presidente della Regione – attacca – ed è pronto a chiedere il sostegno a Casini e all’Udc a prescindere. Ci vuole una bella faccia tosta. Prendiamo atto che il presidente all’Idv, impegnata sulla questione morale e per la legalità, preferisce il consociativismo dell’Udc». Secondo i dipietristi è «preoccupante» il silenzio di Vendola su quanto denunciato dall’Idv circa i rischi di privatizzazione dell’Aqp per mano di Caltagirone, suocero di Casini. «Assistiamo ad una dichiarazione d’amore nei confronti di un partito che regione per regione deciderà con chi allearsi, a destra o a sinistra a seconda delle convenienze, un partito che al senato è rappresentato da Totò Cuffaro. Non vorremmo che questi quattro anni di governo abbiano mutato il dna del presidente»

In realtà neanche l’Udc è tanto tenera con Vendola. «Il suo invito per un progetto meridionalistico e riformatore è corretto – dice il coordinatore regionale Angelo Sanza – se difende gli interessi del Sud a fronte delle politiche del governo centrale. Ma come la mettiamo con la gestione della sanità in Puglia? Riformare significa aprirsi ad esperienze nuove, integrare pubblico e privato sull’esempio positivo della sanità lombarda, apprezzato anche da Emiliano. Noi le alleanze le costruiamo sui programmi, e quindi scegliamo gli uomini. Non abbiamo pregiudizi ideologici, ma non vogliamo essere condizionati da vecchie politiche di parte, saranno i confronti programmatici a farci decidere». L’ultima parola, insomma, i centristi se la tengono in caldo per gli stati generali del partito, cui seguirà la conferenza programmatica. Ma anche in attesa che il Pd, ancora diviso sulla ricandidatura di Vendola e su come presentarsi alle urne, prenda decisioni.

Franceschini da un lato e Latorre dall’altro hanno espresso a chiare lettere il sì a Vendola, ma non è detto che la cabina di regia nazionale convocata il 2 settembre per discutere delle candidature a governatore sia definitiva sulla Puglia. A mettersi di traverso, poi, c’è una buona fetta dei Democratici, i lettiani che sostengono Bersani alla leadership nazionale. Il deputato Francesco Boccia, che da oggi è a Trento per una tre giorni di confronto convocata dalla loro Fondazione «Vedrò» con economisti e politici di ogni schieramento (ci saranno anche i ministri Fitto e Alfano e la deputata Buongiorno) va giù pesante sull’ipotesi di un «pacchetto pre-confezionato» in Puglia che veda Vendola confermato dal centrosinistra. «Se perdura la chiusura del dibattito sull’autonomia del partito dal "partito ombra” degli assessori, dei sindaci e dei presidenti – dice – e se continua il silenzio sulla questione morale, sarà inevitabile fare scelte nette e distinte anche alle elezioni regionali». Anzi, mianccia, «a questo punto tutto può succedere». E aggiunge: «Se anche il segretario del partito Franceschini, anzichè preoccuparsi della cabina di regia per la costruzione di una coalizione (che non c’è più dal 2008) per le elezioni regionali, viene in Puglia e dice che va tutto bene, "siamo bravissimi", significa che gli interessi delle mozioni e dei singoli candidati hanno preso il sopravvento sul futuro dei nostri territori». Sono tre i punti chiave che il congresso deve affrontare in Puglia: «l’autonomia vera del partito da chi governa la cosa pubblica; la serena valutazione del governo regionale di questi 4 anni; la questione morale. Quest’ultima esiste in tutto il Sud – dice – ed è evidente che esiste in Puglia a destra come a sinistra. Non affrontare il tema significa girare la testa dall’altra parte. Noi non lo faremo, anche a costo di rompere sodalizi storici e personali».
BEPI MARTELLOTTA


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