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Foggia, una moschea in pieno centro

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La gente passa distratta all’ora di punta senza neppure accorgersi di loro. Segno, ormai, che la loro presenza scivola via, così velocemente da passare inosservata. Eppure, ogni giorno, per cinque volte al giorno, loro i mussulmani, si recano in quel locale con i tre finestroni che si affacciano su via Saseo. All’interno solo un lavandino per la simbolica purificazione: il lavaggio di mani, piedi e viso. Siamo a Foggia, siamo all’interno della Moschea della città, dove gli islamici, ospiti della nostra terra, si riuniscono in preghiera.  Si allineano. In ginocchio. Scalzi, su dei tappeti che impediscono il contatto diretto con il suolo impuro. Si rivolgono verso l’est, in direzione della Kaaba, considerata il primo santuario musulmano dedicato al culto del Dio Allāh. Cinque volte al giorno la voce dell’Imam risuona all’interno di questo luogo sacro. Chi guida la preghiera nella moschea foggiana a volte è un fabbro, o un muratore, non un vero e proprio Imam. La prima preghiera, che dura un’ora, ha luogo all’alba ed inizia con la preghiera del mattino. Verso le quattordici ha luogo la seconda preghiera, mentre la terza si tiene all’incirca due ore dopo, verso le quattro del pomeriggio. Al tramonto si ha la quarta preghiera del giorno e l’ultima tre ore più tardi, a notte inoltrata. Ed ora nel mese del Ramadan, le loro preghiere acquistano maggiore spiritualità. Si tratta del nono mese dell’anno, il periodo più sacro dell’anno durante il quale i fedeli osservano scrupolosamente l’obbligo di digiunare, astenendosi anche dalle bevande e dai rapporti sessuali, dall’alba al tramonto, per poi celebrare come momento di gioia, alla comparsa della luna nuova, la festa più importante dell’anno, il primo giorno del mese successivo a quello del digiuno. Chi ci parla è Hassan, il custode della moschea. Ci spiega che l’affitto del locale viene pagato mensilmente attraverso le offerte degli stessi mussulmani. Prima di entrare ci chiede, con la sua voce sottile, di indossare un copricapo per nascondere i capelli. Alle donne l’accesso è limitato: meglio pregare a casa – ci dice. Ogni giorno, nella moschea foggiana, si radunano in preghiera 15/20 islamici. Al venerdì, invece, giorno di festa, in 150 si incontrano in via Saseo. L’Oriente non è una dimensione geografica, è la coscienza dell’Occidente. Foggia, dunque, come esempio positivo dell’integrazione socio-religiosa.


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