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Inchiesta Sanità-Puglia Tedesco scrive al Pm: «Mai truccato appalti»

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Respinge tutte le accuse e, anzi, si dice fiducioso di poter dimostrare che tutta la sua azione da assessore regionale alla Sanità si è svolta per perseguire la «buona amministrazione» e il «pubblico interesse». L’autodifesa di Alberto Tedesco è nella memoria di dieci pagine depositata al gip, nell’ambito dell’inchiesta condotta dal pm antimafia Desirèe Digeronimo in cui l’attuale senatore del Pd è accusato di aver costruito un gruppo di potere insieme ad imprenditori amici. Tedesco si rivolge al gip per ricostruire i giorni cruciali delle sue dimissioni, seguiti da «uno stillicidio continuo di notizie» e culminati, il 20 aprile di una perquisizione a casa e nella sede politica. L’esponente Pd lamenta di essere venuto a conoscenza dei fatti oggetto di indagine attraverso i giornali, e ne contesta la rilevanza penale. Nonostante le richieste del suo difensore, Filiberto Palumbo, l’esponente politico di centro-sinistra non è ancora stato interrogato dalla Digeronimo.

L’ex assessore difende a spada tratta anche il suo braccio destro, Mario Malcangi: «Posso ritenere – scrive – che egli non abbia operato perseguendo scopi illeciti ma che possa in talune circostanze aver agito con superficialità e buona fede». E, ancora, Malcangi «non ha mai eseguito disposizioni impartite dal sottoscritto per azioni meno che lecite». Tedesco dà una spiegazione di un episodio riportato nell’informativa depositata dai carabinieri al Riesame, in cui Malcangi sarebbe intervenuto su Vincenzo Valente (direttore amministrativo della Asl di Lecce) per sbloccare un appalto a favore della società del dottor Paolo Balestrazzi. «Ci si riferisce, nella fattispecie, ad una fornitura di 500 euro circa, la cui deliberazione era bloccata per ritardi burocratici particolarmente rilevanti». In un altro episodio, Malcangi si sarebbe adoperato nei confronti di un dirigente della Asl di Bari per aiutare il genero di Tedesco, Elio Rubino: Malcangi, secondo l’ex assessore, era intervenuto soltanto perché il dirigente aveva allonato in malo modo Rubino che gli chiedeva spiegazioni in merito alla revoca di un appalto.

L’altro episodio che Tedesco respinge in toto riguarda le presunte interferenze nell’appalto per il nuovo Oncologico di Bari: l’assessore, secondo l’accusa, avrebbe tentato di far ottenere senza gara d’appalto i lavori di sistemazione esterna (meno di un milione di euro) all’impresa Matarrese, impresa che già si era aggiudicata l’appalto principale. È vero, dice Tedesco, che lui ha «insistito» affinché «si procedesse in estensione di aggiudicazione e previa verifica di legittimità». Ma questo, spiega, è avvenuto soltanto per concludere celermente la realizzazione dell’ospedale: e comunque l’Asl ha comunque deciso di fare una nuova gara d’appalto, che peraltro ha avuto come effetto l’incremento del costo dei lavori.

Infine, l’altra accusa: quella di essere intervenuto per influenzare la scelta dei dirigenti alla Asl di Bari. Tedesco conferma di aver sconsigliato la nomina del dottor Colella a responsabile del patrimonio, in quanto aveva ricevuto «referenze negative». Stesso discorso, per la richiesta di sostituire l’ingegner Carbonara, che secondo Tedesco era opportuna per i «ritardi ripetuti e ricorrenti registrati nell’esecuzione delle opere». Ma in un caso e nell’altro – fa notare Tedesco – questi suggerimenti sono caduti nel vuoto.

BARI – "Se lo sa la procura qui vi arresta tutti…". E’ questo stralcio di intercettazione, incrociato con una serie di elementi documentali raccolti nelle ultime ore, che avrebbe permesso ai carabinieri di raccogliere nuovi elementi d’indagine su presunti abusi compiuti nella gestione politico-amministrativa dell’assessorato regionale alla sanità della Regione Puglia.

L’intercettazione è dei mesi scorsi. A parlare è un dirigente dell’assessorato. A registrare la conversazione una microspia piazzata dai carabinieri del nucleo investigativo. A cosa faccia riferimento l’interlocutore non è certo ma le voci che si rincorrono parlano di un atto amministrativo che in assessorato, nei mesi scorsi, stavano studiando a tavolino per favorire – secondo l’accusa – persone ritenute vicine all’allora assessore regionale alla sanità Alberto Tedesco (Pd), dimessosi il 6 febbraio scorso dopo aver appreso di essere indagato e poi ripescato al Senato al posto di Paolo De Castro, eletto all’Europarlamento. A quell’atto apparentemente illecito i carabinieri sarebbero arrivati nelle ultime ore.

Ma c’è di più. Il primo settembre scorso il capitano dei carabinieri Michele Cataneo e il pm della Dda Desirè Digeronimo sono stati in missione a Milano. Nel capoluogo lombardo hanno ascoltato un misterioso testimone che avrebbe offerto un contributo rilevante per far comprendere meglio il modo in cui sono stati gestiti gli appalti nella sanità pugliese e sul ruolo determinante che avrebbero avuto i politici del centrosinistra nella gestione del business. Su questo interrogatorio non si sa null’altro.

Poco di più si sa invece dell’interrogatorio di un’ora a cui è stato sottoposto ieri sera, in una caserma dei carabinieri di Bari, l’imprenditore Gianpaolo Tarantini. Questi è stato ascoltato come indagato in procedimento connesso assistito dal suo legale, avv.Nicola Quaranta.

Al pm Digeronimo ha parlato dei rapporti d’affari che ha avuto negli anni scorsi con i figli dell’ex assessore Tedesco (titolari di aziende che forniscono protesi) e della società che con uno di loro aveva fondato. “Ma – avrebbe ricostruito "Mister protesi" – gli affari non andavano bene e si decise di sciogliere la società”. Da allora Tarantini e Tedesco sono diventati nemici e spietati concorrenti nella fornitura delle protesi sanitarie. In un’occasione – emerge dalle indagini in corso – Tedesco venne invitato ad una manifestazione elettorale organizzata da un suo referente politico ma decise di non presentarsi dopo aver saputo che era presente l’immancabile ‘Gianpì Tarantini.

Massimiliano Scagliarini


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