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Fallisce assalto al blindato alla galleria di Mattinata

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Trasportava 600mila euro, 10 banditi fanno fuoco con i kalashnikov.

 

Torna a colpire la banda dei blindati per la terza volta in un mese e lo fa esplodendo un centinaio di colpi di mitra kalashnikov e fucili a pallettoni, mettendo anche in conto di uccidere pur di raggiungere l’obiettivo. Ma per la terza volta in trenta giorni la banda dei blindati deve rinunciare al ricco bottino – si parla di circa 600mila euro in contanti trasportati ieri – per la reazione delle guardie giurate, come già avvenuto la mattina del 5 agosto alle Poste di Ordona; e il pomeriggio del 7 agosto a 10 chilometri da Foggia sulla statale per Manfredonia.
Non ci sono feriti, ma i tre vigilantes hanno vissuto minuti di terrore. Il tentativo di rapina è avvenuto alle 15.40 di ieri sulla prima galleria che s’imbocca sulla Vieste-Mattinata, a una mezza dozzina di chilometri da quest’ultimo centro. La banda composta da una decina di banditi a volto coperto ed d bordo di almeno due auto ed un furgoncino ha esploso decine e decine di colpi di mitra kalashnikov e fucili caricati a pallettoni, nell’inutile tentativo di bloccare un furgone della «Black security» – istituto di vigilanza con sede a Foggia che effettua anche scorta valori – su cui viaggiavano tre guardie giurate. Avevano prelevato il denaro in varie banche del Gargano e stavano rientrando a Foggia per depositare il contante.
Il fatto che la banda abbia scelto la lunga galleria come luogo dell’assalto potrebbe non essere casuale: il blindato è munito di sistema d’allarme satellitare e il «gps» all’interno del tunnell poteva forse avere problemi nel trasmettere l’allarme alla centrale della «Black security». Se il colpo è fallito (un furgone dello stesso istituto di vigilanza aveva sventato un colpo analogo il pomeriggio del 7 agosto scorso sulla Manfredonia-Foggia), lo si deve alla prontezza di riflessi e professionalità delle guardie giurate. I carabinieri della compagnia di Manfredonia e i colleghi della caserma di Mattinata intervenuti sul posto stanno ricostruendo la dinamica dell’assalto. Il blindato viaggiava in direzione di Foggia quando i banditi sono entrati in azione nella galleria «Palombara». Un furgoncino ha speronato prima, sorpassato poi il portavalori – secondo una prima ricostruzione dei fatti – mettendosi infine di traverso per bloccare il blindato. La guardia giurata alla guida ha proseguito nella sua corsa, mentre i banditi su due auto – si parla di una «Alfa 147» rossa e di un’altra macchina grigia – esplodevano decine e decine di colpi d’arma da fuoco. L’asfalto della galleria – racconta un investigatore alla prese con i rilievi – è disseminato dai bossoli lasciati dai mitra kalashnikov utilizzati per l’assalto. Gli pneumatici del blindato sono stati colpiti e questo ha costretto i vigilantes a fermarsi. I banditi si sono avvicinati ed hanno continuato a sparare, intimando alle guardie giurate di scendere (parlavano in italiano senza particolari inflessioni dialettali) e minacciando anche di mettere una bomba: i vigilantes hanno resistito nell’abitacolo, come ha resistito la blindatura del mezzo. A quel punto i rapinatori hanno rinunciato al bottino, fuggendo. Peraltro se anche fossero riusciti a bloccare il blindato e far scendere le tre guardie giurate, non avrebbero comunque potuto impossessarsi del contante – spiega Roberto Annarelli. amministratore della «Black security» – custodito nel caveau ed all’interno di una cassaforte che si apre con una parola d’ordine che la centrale operativa di Foggia comunica a chi è sul mezzo, ogni volta che deve aprire e chiudere il caveau per riporvi i plichi con il contante via via prelevato. 


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