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Riduzione in schiavitù: un lager nelle campagne di Poggio Imperiale

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Da un lato la promessa di un posto di lavoro, dall’altro lo sfruttamento della manodopera nei campi agricoli di Capitanata. Al centro un’organizzazione criminale rumena, gestita in Italia da Nicolae Banu.  E’ lui il rumeno di 35 anni arrestato ieri dai carabinieri di Poggio Imperiale, ed accusato di riduzione in schiavitù. Carcere scattato grazie al coraggio di sette suoi connazionali, che spontaneamente, si sono presentati presso la caserma per denunciare il loro aguzzino. Hanno raccontato agli investigatori dell’Arma che in Romania, sono stati contatati da un loro connazionale, con la promessa di un lavoro dignitoso in Italia. Ma giunti da noi i rumeni sono accolti da Banu che in primis ha obbligato loro a consegnare tutti i documenti di identità. Poi ha sgobbare per circa otto-dieci ore al giorno nei campi. Non solo. Banu, ha provveduto ad un alloggio, se così può essere definito un casolare fatiscente senza acqua, luce e servizi igienici. In 20 (uomini e donne) dormivano lì. Ad aggravare ulteriormente la situazione: la misera paga corrisposta ai rumeni. Per tutto il periodo lavorativo, cioè dal 20 agosto a ieri, i rumeni hanno percepito la somma di 25 euro. E quando quest’ultimi hanno, giustamente rivendicato più denaro Banu, ha minacciato ripercussioni in danno dei loro stessi familiari; al contrario diceva loro che dovevano dargli 400 euro a testa per il viaggio fino in Italia. Dopo l’arresto i militari hanno effettuato una perquisizione presso l’abitazione di Banu, ad Apricena. Lì hanno recuperato 21 documenti di identità, tutti appartenenti a stranieri.


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