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Regione Puglia/ Vendola: mi ricandido anche senza primarie

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Non si tira indietro, anzi, manda un segnale preciso agli alleati qualora qualcuno volesse «scavargli la fossa». N i ch i Vendola , che sino a ieri ha radunato a Bagnoli l’assemblea nazionale di Sinistra e Libertà, non solo conferma la volontà di rigettarsi nel bagno delle primarie per confermare la sua ricandidatura alle Regionali della Puglia ma rilancia: in caso la coalizione di centrosinistra non dovesse convocare le primarie, come lui stesso ha sollecitato, «mi ricandiderei».
Con poche frasi, pronunciate ai microfoni di Telenorba, il presidente della Regione rompe così il silenzio su una possibilità che in tanti danno per probabile: la sua discesa in campo solitaria, con una propria lista e la forza di un consenso che, probabilmente, manderà al tappeto il centrosinistra riconsegnando la Puglia al Pdl di Fitto.

Le fibrillazioni dentro e fuori il Pd sulla sua ricandidatura, infatti, non sono affatto sopite. Da un lato il sostegno aperto di Franceschini, cui fanno da contraltare le perplessità dei dalemiani; dall’altro l’obiettivo dei Democratici di aprire l’alleanza all’Udc, che ha già fatto capire senza se e ma di essere disponibile a patti locali, ma con l’obiettivo di un ricambio che non contempla «Nichi il rosso».
Quindi la variabile Michele Emiliano, il segretario regionale del Pd apertamente schierato con Nichi ma ormai ai ferri corti col partito e, soprattutto, coi dalemiani. Al punto – sostengono in molti – da progettare un’uscita dal Pd con un movimento autonomo allargato a pezzi dei moderati (il movimento «Io Sud» della Poli Bortone) e perfino del centrodestra.

La barra di Vendola, comunque, resta dritta a sinistra e le parole usate nella Città della Scienza di Napoli, presente anche il candidato alla segreteria Pd Pierluigi Bersani, sono inequivocabili: «Noi nasciamo dalla necessità di rimettere in piedi la sinistra, che è stata squagliata non solo per i propri errori e le proprie contraddizioni, ma da un cambio d’e poca». E l’obiettivo è creare un «antidoto » al berlusconismo: «L’anti-Berlusconi non ha un nome e un cognome, o è un popolo che si alza in piedi o non è».

Quanto al partito di Sl, che è ancora ai suoi «primi vagiti», l’assemblea ha costituito il coordinamento nazionale del partito e si è data due appuntamenti: la conferenza programmatica a dicembre e il congresso fondativo all’indomani delle elezioni regionali. Cambia anche il simbolo, con l’inserimento del termine «Ecologia» in luogo dei tre simboli attualmente presenti nel semicerchio inferiore: un modo per dare più visibilità ai Verdi, che con la firma dell’ex assessore regionale Mimmo Lomelo hanno presentato una mozione per mettere la questione ecologica al centro degli obiettivi di Sl, chiudendo le porte alla proposta di una costituente ecologista (alternativa alla federazione di Sl) lanciata dagli ex deputati Bonelli e Boato, in rotta con la Francescato. «Più che alle elezioni regionali – ha detto il leader dei Socialisti Nencini – dobbiamo pensare a costruire un perimetro per un centrosinistra competitivo e vincente per le prossime elezioni politiche».

BEPI MARTELLOTTA


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