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Vico/ processo di costruzione del piano urbanistico generale (p.u.g.)

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Il punto della situazione : “voi siete qui”

 

A 33 anni dalla redazione del Programma di Fabbricazione, il Comune di Vico ha finalmente intrapreso il percorso per la costruzione condivisa del nuovo Piano Urbanistico Generale (PUG), destinato a sostituire l’ormai obsoleto strumento urbanistico precedente.
Tale percorso, iniziato nell’aprile 2008 con l’espressione delle volontà politiche dell’amministrazione comunale (Atto di indirizzo), è proseguito con la messa a punto di una bozza del Documento Programmatico Preliminare (DPP), oggetto di confronto con la cittadinanza appunto nell’ambito di questa Assemblea cittadina.
Il percorso proseguirà con la redazione del PUG vero e proprio, durante la quale gli orientamenti contenuti nel DPP saranno ulteriormente specificati, traducendosi in norme di uso del territorio ma anche in progetti, sui quali attivare il più possibile i fondi comunitari, nazionali e regionali disponibili.
In parallelo alla redazione del PUG, è stata avviata – con la presentazione del Rapporto di Scoping nell’ambito della prima conferenza di co-pianificazione tenutasi a Vico il 30 luglio 2009 – anche la sua Valutazione Ambientale Strategica (VAS). Si tratta anche in questo caso di un processo – prima parallelo e poi integrato a quello della formazione del PUG – volto specificamente a garantire che le attività umane siano pianificate “nel rispetto della capacità rigenerativa degli ecosistemi e delle risorse, della salvaguardia della biodiversità e di un’equa distribuzione dei vantaggi connessi all’attività economica”.
La rotta per approdare all’approvazione del nuovo PUG sarà dunque costellata da progressivi  affinamenti conoscitivi e progettuali, in un percorso a tappe scandito dai passaggi formali previsti dalle normative vigenti, ma anche da momenti di coinvolgimento e di confronto con la popolazione, in modo da farne un piano partecipato, discusso e costruito con la gente e di favorire pertanto anche l’attuabilità dei progetti in esso contenuti.
La convocazione di questa prima Assemblea cittadina costituisce in questo senso la prima occasione per il coinvolgimento corale della cittadinanza, che è pertanto invitata a partecipare – a titolo personale o in forme associative – in modo attivo: arricchendo il patrimonio di informazioni già disponibile, proponendo istanze inedite, o commentando l’adeguatezza degli orientamenti generali del DPP.
In particolare, si auspica la partecipazione attiva: delle principali associazioni economiche e di categoria; delle associazioni locali con finalità culturali, sociali, di difesa dell’ambiente; dei comitati cittadini tematici, territoriali e urbani; degli operatori economici nei diversi settori produttivi (agricoltura, pesca, industria, artigianato, commercio, turismo); del mondo della scuola e della formazione; ma anche dei turisti non occasionali, ossia di coloro i quali, pur continuando a risiedere altrove, hanno scelto il territorio di Vico come luogo di elezione per trascorrere regolarmente il loro tempo libero.
Nella conduzione degli incontri, la discussione è supportata dalla proiezione di immagini, schemi, mappe ecc., in modo da sollecitare e nello stesso tempo finalizzare gli interventi alla raccolta di conoscenze “diffuse” del territorio, delle sue problematiche e della progettualità già espressa, effettivamente utilizzabili nel processo di costruzione del piano (a tale proposito si rimanda all’iniziativa dell’Atlante ricognitivo delle opportunità partenariali, che sarà illustrata più avanti). Infine, il programma partecipativo della comunità locale alle scelte di fondo del piano potrà prevedere, accanto a modalità tradizionali di comunicazione (assemblea pubblica, tavoli tematici, comunicati stampa e pubblicazioni, ecc.), modalità innovative, da definirsi nel corso del processo partecipativo stesso (portale del piano, blog, news letter, ecc.).
Gli orientamenti di fondo del PUG
Il DPP è costituito per circa l’80% di studi settoriali. Si tratta di un sistema di conoscenze già molto approfondito, che spazia dal territorio comunale all’area vasta nella quale esso è inserito, dagli aspetti ambientali a quelli socio-economici e culturali, incluso un bilancio dell’attuazione del Programma di fabbricazione comunale del 1976.
A partire dai tale quadro conoscitivo sono stati formati i primi quadri interpretativi, tendenti a mettere in luce i punti di forza e debolezza del territorio e della comunità insediata, così come le opportunità e le minacce che per essi si vanno dinamicamente profilando (cfr. fig. 1).

Fig. 1  –  Sintesi interpretativa delle caratteristiche della realtà territoriale di Vico

PUNTI DI FORZA
—    Elevata biodiversità e pluralità dei paesaggi, anche rispetto agli altri comuni del Gargano
—    Qualità ambientale (aria, microclima, buoni livelli di acque di balneazione, di raccolta differenziata RSU, ecc.)
—    Presenza di prodotti tipici di qualità;
—    Presenza di giacimenti culturali (siti archeologici, monumentali, masserie);
Relativa conservazione di naturalità e paesaggi rurali nelle aree costiere;

PUNTI DI DEBOLEZZA

—    Degrado del paesaggio agrario periurbano a causa di fenomeni di dispersione insediativa;
—    Eccessiva concentrazione stagionale e spaziale dei flussi turistici
—    Debolezza nell’organizzazione dell’offerta dei prodotti tipici e di ricettività turistica;
—    Popolazione in leggera e costante flessione, a causa di fenomeni di emigrazione, in particolare della popolazione giovane e istruita;
Elevato numero di anziani soli (fragilità socio-territoriale)

OPPORTUNITA’
—    Valorizzazione delle filiere agroalimentari;
—    Riqualificazione dell’attuale turismo in senso culturale ed escursionistico;
—    Presenza e possibilità di rifunzionalizzazione della ferrovia garganica;
—    Rafforzamento della integrazione delle politiche comunali con quelle della pianificazione di area vasta (strategica e di coordinamento territoriale) e del Parco Nazionale
—    “Sbilanciamento” strutturale dell’economia verso il settore agricolo (tale elemento, di apparente debolezza, può invece costituire un’opportunità per la crescita di tutto il sistema produttivo)
Accoglienza dei lavoratori stranieri

RISCHI
—    Rischi ambientali (sismico, idraulico, geomorfologico, da incendio);
—    Monofunzionalità del prodotto turistico offerto;
—    Marginalizzazione dell’agricoltura e dell’artigianato;
—    Impatti negativi dell’eccessivo regime vincolistico sugli usi del suolo;
—    Impoverimento della popolazione, anche per effetto della recente crisi economico-finanziaria.
Ulteriore incremento delle “seconde case” (al momento le abitazioni non occupate costituiscono già il 55% del totale)

Tali prime interpretazioni hanno consentito di elaborare alcune risposte in termini di:
definizione della “filosofia del Piano”,
 definizione dei Macro-obiettivi del piano e delle linee d’azione per il loro perseguimento;
prime ipotesi di Invarianti strutturali
temi di intervento prioritario.
La filosofia del piano, intesa quale “idea di sviluppo socio-economico e spaziale condivisa” e maturata a partire dai quadri conoscitivi e interpretativi, è riassumibile nella volontà di fare del PUG stesso un Progetto di sviluppo autosostenibile della comunità. In altri termini, se lo sviluppo sostenibile allude ad un “contenimento” della tradizionale idea di sviluppo alla luce delle ormai evidenti necessità di bilanciarla con la conservazione del substrato materiale di cui si serve (ambiente, territorio, comunità insediate, ecc.), lo “sviluppo autosostenibile” presuppone un approccio nel quale la sostenibilità ambientale (e sociale) sia nel codice genetico dello sviluppo stesso, in modo da non richiedere di disinquinare, di trasferire rifiuti, di restaurare ecosistemi o di creare “riserve” di natura e di storia, per compensare gli effetti insostenibili dello sviluppo.
Alla luce della visione sopra accennata, il DPP assume i seguenti tre Macro-obiettivi:
A.    Riqualificare i beni paesaggistici, ambientali e culturali del territorio in modo unitario, in particolare attraverso politiche di sostegno alle attività agricole, artigianali e di servizio al turismo eco-compatibile protagonisti della loro conservazione attiva;
Se il Gargano è spesso apprezzato per la rappresentatività del suo territorio, dal momento che in un ambito territorialmente ristretto concentra habitat marini, collinari e montani numerosi e di grande qualità, Vico è – tra i comuni del Gargano – probabilmente quello più rappresentativo delle peculiarità garganiche stesse. Siamo dunque in presenza di un territorio dotato di una sorta di “rappresentatività elevata alla seconda potenza”, che costituisce forse, al di là dell’eccellenza delle singole risorse in esso presenti, il suo valore più significativo.
L’intero territorio è stato plasmato dalla varietà delle attività che in esso si sono svolte: in primo luogo le attività agricolo-forestali (produzione di agrumi, noci, nocciole, mandorle, vino, castagne, funghi, carrube, legnatico, ecc.), delle quali rimane una precisa memoria, oltre che nella cucina tipica locale, nella intensa infrastrutturazione minuta del territorio, con le sue sistemazioni agrarie e idrauliche, i borghi rurali, casini, masserie, e il sistema di tratturi che li collegava. Lo stesso centro storico si configurava fino a tempi recenti anche come un borgo rurale, con la particolare tipologia edilizia che prevedeva le stalle al piano terreno, con l’ingresso ricavato sopra il caratteristico pieddo (scalinata e pianerottolo di accesso all’abitazione), e l’abitazione al piano superiore, articolata intorno alla “cucina monacesca” culminante all’esterno con i tipici comignoli.
Tale “diversità al quadrato” è minacciata dal progressivo venire meno delle condizioni socio-economiche di contesto favorevoli al mantenimento delle attività alla sua base, che hanno reso antieconomiche o comunque residuali prima la fiorente produzione di agrumi, poi quella dell’olio e via via quasi tutte le altre (castagne, mandorle, ecc.), mentre l’economia locale si andava orientando su forme diverse di economia, legata principalmente al turismo balneare. La rottura delle relazioni funzionali esistenti tra attività economiche tradizionali e forme insediative locali sta di conseguenza minacciando anche la natura (fisica e funzionale) di queste ultime, con il duplice rischio da un lato, di manomissione dei luoghi per adattarli a nuovi usi (e ciò vale per il centro storico, così come per le aree agricole periurbane o costiere), dall’altro di devitalizzazione del centro storico e dei borghi, con espulsione dei relativi abitanti e delle attività tradizionali a vantaggio di processi di “musealizzazione”.
Contemporaneamente, però, vanno maturando nuove condizioni di contesto delle quali in qualche modo la comunità locale ha saputo in parte approfittare: la crescita di una domanda alimentare di qualità variamente ma solidamente interrelata con il mondo dell’agricoltura biologica; la crescita della domanda di ricettività e servizi offerti dal mondo rurale (eco-turismo, turismo gastronomico, ecc.), di solito particolarmente sostenuta proprio nelle aree collinari-montane prossime vicine al mare. 
Da rilevare anche le nuove prospettive dischiuse dalle recenti politiche di incoraggiamento alla produzione di energia da fonti alternative al petrolio (fotovoltaico, solare, eolico, biomasse, risparmio energetico, ecc.).
Si tratta di opzioni politiche che dalla Comunità europea sono rimbalzate fino a permeare – con i vari PON e POIN – le politiche nazionali, regionali e provinciali, ma che probabilmente subiranno impulsi ulteriori per via della scarsa tenuta (temuta e in effetti già in atto) degli altri settori industriali, a fronte della recente crisi economico-finanziaria globale. Sempre a livello globale non sarà privo di influenza (mediatica ed economica in senso stretto) il chiarissimo riorientamento della politica energetico-industriale a favore dell’”indipendenza dal petrolio estero”, già operato dalla nuova presidenza degli Stati Uniti.
Si aggiunga infine, a questo proposito, che rispetto a molti altri comuni del Gargano, Vico ha saputo gestire questa fase di transizione intelligentemente, puntando sull’attrazione di un turismo “colto” e sensibile alla bellezza anche del patrimonio paesaggistico e culturale dell’interno, oltre che del mare. Ne sono testimoni la intensa offerta pubblica di spettacoli teatrali di qualità e iniziative culturali e di sportive in genere (cicloturismo, ecc.), nonché una certa misura nella valorizzazione immobiliare di seconde case della fascia costiera, grazie alla quale ad oggi si conservano praticamente intatti paesaggi agricoli costieri di eccezionale valore e rarità, come quello della valle di Calenella.
Dunque, nel suo insieme Vico è divenuta una realtà complessa al suo interno e distinta dal suo contesto: sono questi, oggi, i due poli della sua identità, garanti di una economia della varietà che assicurerà – se adeguatamente gestita – una solidità di prospettive per la comunità locale.
Gestire adeguatamente tale identità significa, in particolare, da un lato controllare l’edificazione e per l’infrastrutturazione del territorio aperto (con regole più severe, ma anche con meccanismi perequativi e incentivanti), evitando che la sommatoria di piccoli e grandi interventi porti a una compromissione delle qualità paesaggistiche, già oggi percepibile in alcune aree a sud del centro urbano di Vico, dall’altro significa orientare le iniziative di sostegno all’agricoltura e dell’eco-turismo, in modo tale da coniugare la valorizzazione delle produzioni tipiche locali e la conservazione di un paesaggio e di un ambiente tra i più rappresentativi d’Italia.

B.    Incrementare in parallelo la coesione sociale e la qualità insediativa;
Ci si aspetta che la promozione, di cui all’obiettivo precedente, di economie locali che mettano in valore i beni territoriali e ambientali comuni, tendano a chiudere i cicli della riproduzione dell’ambiente e della società locale, e sviluppino tecnologie e filiere produttive appropriate al luogo e alle sue risorse, possa in parte arrestare i fenomeni migratori, in particolare dei giovani istruiti, che sono un elemento essenziale per il successo stesso di questa politica; ma per il suo successo è anche necessario attuare politiche volte all’incremento della coesione sociale e della qualità insediativa: due aspetti intimamente correlati, secondo la filosofia che informa il PUG.
Coesione sociale significa disponibilità e accessibilità ai servizi scolastici e sociali, disponibilità di alloggi per le fasce giovanili o meno abbienti della popolazione (anche nei centri storici), di spazi pubblici e di incontro gradevoli, di ambienti urbani attrattivi e sicuri (non sono quelli storici), di mobilità facilitata, di luoghi dove sviluppare relazioni di scambio solidale e di conoscenze, utili anche per orientare i giovani a nuove attività imprenditoriali in entrambi i settori privato e not for profit.
Un buon governo del territorio non è l’unica attività in grado di produrre coesione sociale: ma certamente è l’attività maggiormente influente sulla qualità del contenitore entro il quale svilupparla.

C.    Elevare il capitale di risorse naturali ricercando equilibri duraturi tra le attività antropiche e le dinamiche ambientali.
Favorire la crescita del capitale naturale (acque di falda, suoli, habitat per le specie rare, ecc.) ricercando equilibri duraturi significa interpretare i segnali negativi, per correggere le tendenze in atto ma anche proporre nuovi interventi di conservazione e ripristino delle risorse, assicurando di non produrre squilibri sociali ed economici indesiderabili, ma al contrario generando ricadute positive sull’occupazione e sulla crescita dei settori economici legati alla conservazione e al risparmio di risorse naturali e paesaggistiche.
Per il territorio di Vico, in particolare, la lettura delle criticità di cui al primo punto dovrà  approfondire i problemi legati alla natura dei territori e alle caratteristiche intrinseche di vulnerabilità (quali la propensione al dissesto geomorfologico, la vulnerabilità all’inquinamento idrico, la propensione all’esondabilità, il richio sismico e di incendi, ecc.), mettendo a fuoco, in particolare, le criticità delle relazioni tra insediamenti e ambiente, ovvero indicando gli ambiti nei quali lo sviluppo degli insediamenti non ha tenuto sufficientemente conto delle caratteristiche e della vulnerabilità dell’ambiente, da un lato dissipando o alterando il patrimonio naturalistico e paesaggistico, dall’altro accentuando il rischio di danni a seguito di eventi naturali.

Le invarianti strutturali costituiscono un particolare modo di essere del territorio – ossia di risorse, beni e relative regole d’uso, forme pregevoli di equilibrio tra  ambiente, insediamenti ed attività umane – la cui salvaguardia si ritiene indispensabile per  il mantenimento dei caratteri fondamentali delle risorse stesse, e che pertanto si ritengono non negoziabili nel processo di trasformazione del territorio (esempi di invarianti strutturali saranno: centro storico, giardini di agrumi di San Menaio, ulivi monumentali, etc… ).
Infine, il DPP individua alcuni Temi di attenzione progettuale, già da ora chiaramente identificabili come ambiti privilegiati di riflessione e confronto pubblico:
1.    il governo delle trasformazioni edilizie degli immediati dintorni della città di Vico;
2.    la regolamentazione dei campeggi in località Calenella, nell’ambito di un progetto complessivo di tutela e valorizzazione
3.    il rilancio dell’albergo diffuso nel Centro storico di Vico grazie all’integrazione di politiche regolamentari e incentivanti (politiche di marchio)
4.    l’adeguamento della dotazione di servizi a San Menaio,  anche valutando le diverse opzioni in merito alla rifunzionalizzazione della ferrovia garganica;
5.    una indagine circa le possibilità di caratterizzare il nuovo PIP di Vico come centro integrato per la produzione di energie alternative e per l’offerta di servizi avanzati connessi al settore.
Tali obiettivi e criteri generali, una volta validati nell’ambito dei processi di co-pianificazione e partecipativi previsti ed opportunamente integrati dai contributi in tali sedi pervenuti, saranno sottoposti all’adozione del Consiglio Comunale su proposta della Giunta.

A cura di Silvia Arnofi e Paola Loglisci –  Ecosfera S.p.A.


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