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Intervento-miracolo a S. Giovanni Rotondo salva neonata

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"Miracolo" laico in Casa Sollievo della Sofferenza Primo caso al mondo di intervento riuscito su una bimba di 8 mesi in coma per un angioma cavernoso emorragico Martina ha un anno. Tre mesi e mezzo fa, quando aveva poco più di otto mesi, è entrata in coma profondo per un’emorragia devastante del "ponte" cerebrale da angioma cavernoso.

Si tratta di una malformazione dei vasi venosi del cervello, che appaiono dilatati, in alcune aree trombizzati e sanguinanti. Accrescendosi, l’angioma cavernoso comprimeva le fibre e cellule nervose del "ponte", distruggendole. È una patologia rara nei bambini, rarissima nei primi mesi di vita. Non sono documentati, in letteratura, casi operati in coma profondo. Le statistiche disponibili, per gli adulti indicano un’alta mortalità e morbilità e, chi sopravvive, deve convivere con deficit gravemente invalidanti. Una precedente risonanza magnetica aveva messo in evidenza solo un’emorragia cerebrale, di cui i medici riuscivano a comprendere le cause.

«L’unica cosa che ci hanno detto è che non era operabile – racconta il padre, Sergio Valentini – è stata intubata immediatamente in rianimazione ed era lì in attesa che l’emorragia si riassorbisse. Non convinti di questo, abbiamo cominciato a fare diverse telefonate al "Niguarda" e al "Besta" di Milano. Il primario del "Niguarda" ci ha indicato il prof. D’Angelo a San Giovanni Rotondo dicendo: non perdere la testa a venire qua da noi, voi giù avete un’eccellenza e se fosse mia figlia la porterei da lui. Lo abbiamo subito contattato. Il professore, nonostante fosse domenica, ci ha accolto presso la sua abitazione per controllare immediatamente questo caso che era abbastanza grave. Lui ha subito individuato il problema e ha predisposto immediatamente il trasferimento presso Casa Sollievo della Sofferenza».

Dopo cinque ore di intervento, eseguito al microscopio attraverso in incisione di pochi millimetri nel "ponte" cerebrale, il primario di Neurochirurgia di "Casa Sollievo della Sofferenza", prof. Vincenzo D’Angelo, poteva annunciare che tutto era andato bene. Ma la reazione di Martina, nei giorni seguenti, superò ogni più rosea previsione: in seconda giornata, in rianimazione, beveva già il latte dal biberon e ora è una bimba attiva e reattiva come quelli della sua età. È come se l’angioma cavernoso non avesse mai compresso e danneggiato le fibre e le cellule nervose del "ponte"," che permettono i movimenti e la sensibilità di tutto il corpo.

Un miracolo? Il prof. D’Angelo preferisce ipotizzare una risposta più scientifica: «Probabilmente è il segno della grande plasticità, e quindi della capacità di ripresa, che può avere il cervello a questa età». E, guardando al futuro, dice: «Probabilmente dobbiamo osare un po’ di più, dal punto di vista chirurgico, sui bambini». Ma "Casa Sollievo" non si è limitata a "ridare la vita" a Martina. Poiché l’Ospedale di Padre Pio è, insieme al "Niguarda" di Milano, uno dei due punti di riferimento nazionali per la ricerca genetica sugli angiomi cavernosi, è stato consigliato uno screening familiare. Così è stato scoperto che anche la mamma di Martina aveva un angioma cavernoso, operato nei giorni scorsi, e che la nonna materna, una zia e uno zio hanno una predisposizione genetica.


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