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Ultima spiaggia per la Moldaunia (1)

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L‘intesa istituzionale raggiunta dai governatori del Molise e dell’Abruzzo ricorda molto, per modalità e per strategia di approccio il “patto delle 4 province” che sei anni fa venne concluso dall’allora presidente della Provincia di Foggia, Antonio Pellegrino, con i suoi colleghi presidenti delle Province di Avellino, Benevento e Campobasso.  L’intuizione di Pellegrino fu l’aver compreso che il futuro della Capitanata non passa per la (improbabile) costruzione di nuove regioni e, comunque, per la modifica degli attuali confini, ma per la messa a punto di sinergie strategiche con territori interessati quanto la Capitanata, a sottrarsi al giogo di aree metropolitane strutturalmente più forti. Se Foggia deve fare i conti con Bari e con Lecce, Avellino e Benevento devono competere con Napoli. Il Moli- se è, dal canto suo, la più piccola regione dell’Italia peninsulare ed è fatalmente accerchiata da aree più forti in primis quell’Abruzzo dalla cui divisione è nata la regione governata da Campobasso.
L’intuizione di Pellegrino fu accolta favorevolmente anche da alcuni governatori, come Antonio Bassolino. Fu poi lasciata cadere dalla successiva amministrazione provinciale di centrosinistra: i meno propensi a sostenerla furono i Democratici di Sinistra, che se ne pentirono subito dopo.
L’accordo raggiunto da Molise ed Abruzzo da un lato sposta più a nord il centro d’interesse molisano, indebolendo forse irreversibilmente la possibilità di equilibri territoriali che possano restituire alla provincia di Foggia quel ruolo di baricentro e di crocevia che le era consono. Ma dall’altro rilancia con forza, alla vigilia del federalismo, la necessità di pensare, se non a confini geografici nuovi almeno a diversi baricentri di sviluppo. Ma la parola “sviluppo” divenuta ormai desueta nel vocabolario della politica di casa nostra.


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