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PS Vieste/ “L’attacco alla costituzione e’ iniziata con l’abolizione delle preferenze”

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“La preferenza per riportare i cittadini al centro della nostra democrazia, non possiamo parlare di legge elettorale un giorno prima delle elezioni” – dichiara Lapomarda Michele segretario Ps Vieste componente circolo sinistra e liberta’

Io sono profondamente convinto della necessità di reintrodurrele preferenze nel sistema elettorale. Credo sia stato un errore clamoroso e gravissimo l’aver soppresso le preferenze, anche perché così si condannano i Parlamentari (i quali, così come previsto dalla Costituzione italiana dovrebbero essere eletti dal popolo) a un ruolo di sudditanza.
 Ma, e lo voglio ricordare ancora una volta, nella Costituzione c’è scritto che la sovranità appartiene al popolo, non “ai partiti politici”, una distinzione netta e doverosa.
 AL servilismo  Questa è invece la condanna a cui sottoponiamo gli eletti, anzi i nominati o coloro che sperano di esserlo, se non si reintroduce nel sistema elettorale la preferenza. La sovranità, ricordavo, appartiene al popolo e la possibilità per i cittadini di eleggere direttamente la propria classe politica è uno dei punti irrinunciabili; se priviamo i cittadini di questa opportunità, anzi di questo diritto, non possiamo poi certo lamentarci se nei confronti della politica, di tutta la politica, aumenta e avanza la rabbia, il disgusto, il disinteresse e la rassegnazione.
 I cittadini infatti non distinguono più. Essi perdono infatti la possibilità e la capacità di distinguere e questo è il problema, perché se da un lato è vero che non tutta la politica è sporca e che non tutti i politici sono sporchi, è anche vero che esiste un problema di selezione della classe dirigente ed una questione morale all’interno della politica. Si tratta di problemi trasversali, riguardano tutti e per questo credo che ognuno dovrebbe occuparsi di più di quello che avviene in casa propria.
 Certo, è giusto guardare anche cosa succede altrove, ma se tutti iniziassimo a guardare di più casa nostra forse quello della questione morale potrebbe diventare un tema più sentito, e non solo in campagna elettorale. Parlavo della rabbia e del disgusto perché gli esempi sono sotto gli occhi di tutti. Quando si toglie al cittadino la possibilità di scegliere ci si ritrova ad avere Parlamentari che con il sistema delle preferenze non avrebbero avuto la possibilità di essere eletti nemmeno in un Consiglio di zona, e non sto esagerando. Ognuno di noi conosce dei casi. Ovviamente non intendo fare elenchi, anche se questi casi sono sempre più numerosi.
 Sono tante le persone che non riuscirebbero a ottenere il consenso nemmeno per entrare in un Consiglio di zona e ciò nonostante ricoprono una carica da Parlamentare e persino importanti incarichi istituzionali. Questo è un fatto gravissimo che non si può non tener presente. Certamente esiste il problema delle spese elettorali, un problema del quale non si può non tener conto. Esiste un problema di corruzione ed esiste anche un problema che riguarda i finanziamenti delle campagne elettorali, che in alcuni casi sono superiori alle spese sostenute effettivamente o in alcuni altri non trovano corrispondenza con quanto effettivamente speso dal candidato. In questi casi qualche dubbio dovrebbe venire e bisognerebbe chiedersi: come si fa a raccogliere tanti finanziamenti in campagna elettorale? Cosa bisogna dare in cambio per ottenere tutti questi finanziamenti? Anche questo secondo me è un tema sul quale sarebbe bene interrogarci, così come sarebbe bene interrogarsi anche sulla rabbia e il disgusto dei cittadini a cui accennavo prima.
 Ritengo che oggi più che mai si debba fare una grande distinzione nella politica ed è quella tra coloro che si sono rassegnati e coloro che invece ci credono ancora e vogliono cambiare le cose; la distinzione è netta e non ha schieramento politico. La distinzione tra coloro che vogliono cambiare le cose e quindi hanno ancora l’entusiasmo, ci credono e perdono le loro serate magari nelle sedi dei partiti, di tutti i partiti.
 Di tutti quei giovani e a quegli anziani che nonostante tutto e tutti continuano a crederci, e sono tanti. E non è vero che tutti fanno politica per interesse. Anzi, probabilmente c’è una maggiore attenzione e una maggiore predisposizione a far politica per interesse là dove ci si è rassegnati, là dove si è convinti che non è più possibile cambiare il modo di fare politica e prevale un altro spirito. Quando ci si rassegna infatti scatta la fase successiva, tiriamo a campare e cerchiamo di trarre dalla politica il massimo di profitto a livello personale.
Questa è la conseguenza quando le persone si rassegnano e questo riguarda anche i cittadini, perché se è vero che abbiamo una classe dirigente e una classe politica che troppo spesso è rassegnata ed è convinta che sia impossibile modificare le cose, è altrettanto vero che abbiamo i cittadini profondamente rassegnati e disgustati e quando anche i cittadini sono rassegnati e disgustati cambiare le cose è ancora più difficile.
 Si deve dare la possibilità ai cittadini di conoscere e quindi di distinguere, perché se i cittadini non sono informati non possono conoscere, chi non conosce non può distinguere e allora tende inevitabilmente a generalizzare. Ma siccome non è vero che siamo tutti uguali, al contrario ci sono profonde differenze, esiste un diritto dei cittadini di conoscere le persone che lavorano e che si impegnano, di poter sapere quello che fanno, quello che producono, a cos’è servito il loro voto, come rendono conto della fiducia che hanno ottenuto.
Così come esiste anche un diritto, che io rivendico sempre, di chi è stato eletto di potersi distinguere e di poter far sapere che sta lavorando, che sta cercando di dare il meglio,  L’importante è che in tutto ciò che si fa si metta la testa, l’impegno, le giornate e soprattutto il proprio lavoro. Qui sta la differenza tra chi si impegna e vuol cambiare e chi, invece, si rassegna, si adatta e si limita a cercare di trarre il massimo profitto. Queste distinzioni sono importanti ed è in questo senso che noi dobbiamo operare per ridare la speranza ai cittadini, ma anche per ridare la speranza a chi fa politica.
 Sempre di più infatti anche coloro che fanno politica sono disgustati. La mancanza di democrazia all’interno dei partiti non riguarda un solo partito, riguarda tutti e quando manca l’attenzione alla classe dirigente oppure quando una classe dirigente viene selezionata non in base al merito, ma in base esclusivamente al servilismo, il danno viene arrecato all’intera nazione. Concludo ribadendo che dando la possibilità ai cittadini di scegliere i propri rappresentanti, si offre loro uno strumento fondamentale per ridare speranza ma anche responsabilità a coloro che sono stati eletti.

Michele Lapomarda

PS Vieste


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