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Comunità Montana del Gargano procede a rilento la nomina dei membri dei Comuni

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Mancano all’appello Cagnano Varano, Rignano e S. Marco in Lamis.

 

E’ convocata per oggi la seduta dell’organo rappresentativo della Comunità Montana del Gargano: l’argomento è l’adeguamento dello Statuto dell’ente che, come si ricorderà, va aggiornato in seguito alla riforma degli enti autonomi che ha stabilito l’assottigliamento della pattuglia dei delegati dei comuni da tre membri ad uno.
E’ questa la ragione per cui il nuovo consiglio dell’ente scenderà, come numero, trentanove rappresentanti di prima a tredici. Purtroppo sul versante “invio delegati”, nonostante il diktat del Prefetto di fare tutto entro il 20 di settembre scorso, si continua a rilento.
All’inizio in sei, come comuni, avevano rispettato i tempi, facendo ben sperare in una rapida composizione del nuovo organismo. Non è stato così. A distanza di un mese dal termine ultimo indicato dal pretto (20 settembre) purtroppo si attende ancora l’invio di altri tre delegati di altrettanti comuni. Oggi sono dieci i comuni che hanno ottemperato alle disposizioni prefettizie. Mancano purtroppo, ancora Cagnano Varano, Rignano Garganico e San Marco in Lamis. E i tempi sembrano allungarsi ancora, dal momento che Cagnano ha addirittura posto un quesito alla Regione sulla eventualità che la modifica debba riguardare non solo lo statuto dell’ente montano, ma anche quello dei comuni. Se così fosse, l’allungamento dei tempi sarebbe assicurato.. .In attesa della risposta da Bari e della ricomposizione del Consiglio, snellito rispetto al precedente, i partiti politici però sono già al lavoro per il “dopo Pinto”. E’ opinione diffusa che stia per profilarsi una maggioranza di centro- destra all’ente montano, dopo l’esperienza “traumatica” del centrosinistra. In pista tre i papabili: Matteo Cannarozzi Udc, ex sindaco di Vico del Gargano, Gino Di Rodi consigliere PDL da Vieste, decano dell’ente montano e Mario Trombetta Pd ex sindaco di Carpino. Un trittico con le carte in regola. Anche se il rischio che si profila all’orizzonte è quello di ritrovarsi con un pugno di mosche in mano perché dalla Regione non fanno mistero di voler azzerare comunque, in un prossimo futuro, gli enti montani (Minervini docet). «L’importante è ridare un certo prestigio all’ente» dice Di Rodi.
 


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