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Primarie Pd-Puglia/ Emiliano:dati truccati

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Il ciclone Michele Emiliano non si ferma e – quando ancora la commissione elettorale sta completando lo spoglio – arriva in conferenza stampa per commentare a caldo i risultati. Che non gli hanno dato ragione nell’obiettivo finale – mantenere la leadership del Pd pugliese – ma gli hanno dato ragione nei risultati: il primo arrivato, spiega, è fermo al 49% e rischia l’«anatra zoppa», con una maggioranza di fatto in mano ai suoi sfidanti, se ne faccia una ragione e chiami me e Minervini per concordare una guida unitaria del partito. Poche ore dopo, a risultato chiuso (coi 65 delegati sui 126 dell’assemblea regionale in mano a Blasi), gli arriva la telefonata di D’Alema: il leader del Pd lo invita a deporre le armi della lunga battaglia ingaggiata durante la campagna per le primarie, velenosa come mai, e a discutere col sindaco di Melpignano la linea politica del partito. Accordo fatto: i due sfidanti alla segreteria e il nuovo segretario regionale si siederanno oggi attorno ad un tavolo. Ma è la sortita di Blasi a far andare su tutte le furie il «Gladiatore »: «Non può proclamarsi segretario quando abbiamo appena chiuso un accordo politico per consentirgli di superare l’impasse in assemblea: la proclamazione della vittoria non è possibile se io e Minervini – dice Emiliano – abbiamo insieme più voti di lui. E anche sui delegati, ho la ragionevole certezza che i suoi supporter abbiano fatto correzioni sui seggi residui».

Il riferimento è a Corrado Tarantino, a capo della commissione elettorale regionale e supporter di Blasi, e a Michele Mazzarano, vicesegretario uscente del Pd: «Loro hanno convinto Blasi a proclamarsi vincitore, facendo saltare l’accordo. E’ chiaro che in un tavolo a tre come quello che avevamo concordato c’è qualcuno – sottolinea il sindaco di Bari – che rischia di perdere Il “posto”. Ho richiamato D’Alema per chiedere che si impegni a governare l’accordo: Blasi – scandisce – si sta assumendo la responsabilità di sfasciare il partito prima ancora di assumerne la guida». I «paletti» posti sul cammino del prescelto di D’Alema sono tutti lì: via i «professionisti della politica» dal partito e separazione netta della politica dalla sanità (dopo la tempesta giudiziaria).

Perché, aveva spiegato Emiliano in conferenza stampa, «51mila pugliesi mi hanno votato e nelle grandi città ho raggiunto consensi alti», dal 70% di Bari al 42% di Foggia fino al 30% totalizzato nel capoluogo salentino, territorio di riferimento del sindaco di Melpignano. «Il primato dell’autono – mia dal partito di Roma – scandisce – è stato riconosciuto dai pugliesi. Ora non è più tempo dei calcoli, basta coi tentativi di spostare questo o quel delegato da una parte all’altra: invito Blasi e Minervini – dice – a mettere al centro la politica, a ricostruire un progetto unitario del Pd la cui responsabilità è affidata a chi ha ottenuto più voti tra noi».

L’invito è chiaro: «mettiamoci insieme a ragionare sull’alleanza per il Sud che dovrà affrontare le prossime regionali – aggiunge Emiliano – è il momento di accantonare le tabelle numeriche, le prove muscolari e la strategie interne e di lasciare il campo alla politica». Al netto della conta, questo il ragionamento, è la sostanza politica che non cambia: «È evidente che i pugliesi vogliono che il Pd sia nella responsabilità di un’area molto diversa da quella che ci si poteva aspettare, con un’asimmetria – dice il sindaco, che ha compaginato le carte delle due mozioni nazionali in Puglia – rispetto a quella nazionale».

E il nuovo segretario non può non «rispettare queste indicazioni»: è obbligato dalle urne ad avviare una «gestione unitaria del partito: in Puglia ci sono tre componenti decisive per la costruzione del futuro del partito senza le quali il partito non si regge». Dal centrodestra, intanto, si fregano le mani per un risultato che toglie al Pd la certezza matematica di una leadership forte. «Non sappiamo chi ha vinto le primarie del Pd in Puglia, sappiamo però con certezza chi le ha perse: è stato il Pd – tuona Roberto Ruocco, capogruppo di An alla Regione – che in due anni ha perduto 100 mila votanti alle primarie retrocedendo pesantemente su scala regionale. Se a ciò si aggiunge il fragoroso effetto- Emiliano, con le sue caratteristiche di anti-politica e con la sua raccolta trasversale, il flop – sottolinea Ruocco – si aggrava ancora di più».

«Emiliano dovrebbe riflettere sul poco gratificante ruolo assegnatogli – aggiunge l’eurodeputato Pdl Salvatore Tatarella – di fenomeno elettorale da sfruttare, ma da tenere in disparte nei momenti che contano. E su questo modus operandi dovrebbero riflettere anche gli amici dell’Udc, provvisoriamente corteggiati per un precario giro di valzer alle Regionali, ma con le leve di comando nelle mani del manovratore di sempre».

BEPI MARTELLOTTA


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