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Regionali in Puglia 2010 Vendola chiama Pd e Idv

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Comincia il «risiko» per Nichi Vendola, ovvero il tentativo di allargamento della coalizione che il leader Pd D’Alema gli ha affidato onde blindare la sua ricandidatura alle Regionali. Domani, infatti, il governatore uscente incontrerà in mattinata sia il neo-segretario regionale Pd Sergio Blasi che il coordinatore dell’Idv pugliese Pierfelice Zazzera.

 

Nel primo caso, quello dei Democratici, la gatta da pelare è ancora la ricercata intesa con l’Udc. Sul punto i centristi, negli ultimi giorni, hanno ulteriormente esplicitato la posizione: mai con Vendola, sì ad intese su nuove alleanze e nuovi candidati in grado di guidarle. Il leader del partito, Pierferdinando Casini, ribadirà la posizione (espressa in Puglia da Cesa) nell’incontro fissato a giorni con Pierluigi Bersani e, in tal senso, il caso Puglia appare un nodo difficile da sciogliere. Lo stesso Bersani, che nei giorni scorsi ha incontrato Vendola (lì nelle vesti di leader di Sinistra e lIbertà) avrebbe fatto intendere al governatore di essere pronto a blindare la sua ricandidatura, a patto però di non sacrificare l’allargamento all’Udc. E il suo segretario regionale Blasi – pur convintamente al fianco di Vendola, al pari degli sfidanti alla segreteria Pd Michele Emiliano e Guglielmo Minervini – non può fare altrimenti.

Chi è più vicino aI governatore si dice tranquillo del fatto che, comunque vadano le cose, la sua candidatura resterà in piedi. L’Udc – questo il ragionamento – è in cul de sac: o viene ad accordi col Pd e con Vendola o sarà costretta a correre da sola, con un terzo candidato (Adriana Poli Bortone?) che non potrà che perdere: perché l’accordo col Pdl è ormai saltato. Anche in questo caso, però, i condizionali sono d’obbligo (ne riferiamo a parte). Senza dimenticare che la data del 15 novembre, quando cioé Vendola ha deciso di ufficializzare la sua candidatura dandosi solo due settimane di tempo per tentare l’allargamento, viene vista come una «tagliola» dal possibile alleato Udc, che proprio quel giorno chiude la convention regionale.

Quanto ai dipietristi, gli ostacoli sulla strada di Nichi sono più superabili: Zazzera porterà a quell’incontro la linea del leader che, diversamente dai centristi, esclude in partenza l’ipotesi di correre da soli. Sebbene, in comune con l’Udc, ci sia la richiesta di «discontinuità» col passato (con particolare riferimento alla sanità).

Altra questione con cui il governatore uscente, suo malgrado, è costretto a fare i conti sono le divisioni interne al Pd. Blasi non ha avuto il risultato netto che i dalemiani auspicavano e dovrà affrontare il «ballottaggio» dell’assemblea dei delegati e il tavolo per la gestione unitaria del partito con Emiliano e Minervini non ha ancora sortito effetti. Nei prossimi giorni il sindaco di Melpignano tenterà la soluzione che accontenti il sindaco di Bari (che chiede la presidenza del partito) senza, però, farlo apparire come leader «ricattabile» dalla minoranza. E, in caso di mancato accordo, c’è chi è pronto a giurare che Emiliano sia deciso a sfilarsi, scendendo in pista alle regionali con una propria lista (che già conta sul 30% del Pd) su cui potrebbero convergere – più agevolmente che con Vendola – sia l’Udc che l’Idv. «Ho lavorato sinora per tenere unito il partito – avvisa Minervini – ma se ci sono fughe in avanti che puntano allo sfascio e minano la ricandidatura di Nichi, è bene che lo si sappia».

BEPI MARTELLOTTA


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