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Vico/ Gargano senza acqua ad agosto? L’Aqp ora si lava le mani

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Se il Gargano lo scorso agosto, per giorni, rimase senz’acqua, colpe ed eventuali richieste di risarcimenti di danni da parte di Comuni e operatori turistici non vanno indirizzate all’Ente autonomo acquedotto pugliese, in quanto è vero esattamente il contrario, perchè la stessa società pugliese si ritiene essere una vittima. Nonostante le rassicurazioni dateci dai responsabili dell’Aqp, il sindaco di Vico del Gargano, Luigi Damiani, in pieno agosto, a turisti e operatori del settore giustamente inferociti, non poteva far altro che «prendere atto che le assicurazioni dell’Aqp sono state puntualmente smentite. Ormai non se ne può più e noi stiamo facendo anche una pessima figura con i nostri turisti». Dopo tante promesse — sottolineava — anche oggi siamo in piena emergenza e continuiamo ad avere segnalazioni da diverse zone di San Menaio di disagi e problemi registrati anche a Ferragosto. La conclusione: «E’ un’indecenza».

Non si fermava alla protesta per la protesta, Damiani convocava il consiglio comunale per concordare un definire il da farsi. All’unanimità la massima assise cittadina proponeva la costituzione di un tavolo permanente con una rappresentanza dei sindaci garganici e di tutti gli enti interessati, per individuare cause e soluzioni per evitare urgenti riunioni in agosto. Ma non si fermava alle buone intenzioni, riservandosi di adire le vie legali per eventuale azione legale nei confronti proprio dell’Azienda pugliese.

La dirigenza dell’Aqp, dopo aver respinto che le interruzioni sono imputabili alla «inefficienza gestionale», si dilunga in una dettagliata spiegazione tecnica, puntando l’indice contro «fattori esterni all’attività gestionale dell’azienda, ossia l’allacciamento di prese abusive lungo la condotta finalizzato alla coltivazione di terreni e agli allevamenti dei bovini e ovini».

Illegalità a cui la società ha risposto con un’attenta e costante azione di vigilanza che ha dato i suoi frutti. Infatti, a seguito di controlli eseguiti dai dipendenti insieme alle forze dell’Ordine, sono stati accertati e rimossi (periodo settembre ‘08 – agosto ‘09) ben quarantacinque allacci abusivi.

Le operazioni di rimozione delle prese abusive – viene spiegato – comporta una diminuzione di pressione nell’erogazione dell’acqua, la cui imprevedibilità non ha permesso di consentire una preventiva informazione alla cittadinanza. Nell’assicurare la piena disponibilità alla costituzione di un «tavolo tecnico permanente», i vertici dell’Aqp preannunciano che in un «eventuale giudizio a carico di terzi per furto d’acqua, si costituirà parte lesa al fine di richiedere il risarcimento dei danni». Ma non finisce qui. L’Aqp assicura che, in tutte le sedi in cui dovesse essere chiamata in causa, non potrà che continuare a chiedere «maggiore senso di responsabilità degli enti locali, quale principale autorità preposta al controllo del proprio territorio», non solo, ma ribadirà di essere la «la principale parte lesa». I cittadini ora sanno con chi prendersela in caso di interruzione del servizio.

Francesco Mastropaolo


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