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Vieste/ I Centri storici sedotti e abbandonati del Gargano (1)

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Tra cineserie varie ed uffici tecnici attrezzati male. Se ne è discusso animatamente in un incontro. Più tutela per i luoghi delle origini.

 

La modernizzazione è un concetto superato. Dall’evoluzione della storia e dalle increspature della globalizzazione. Eppure sul Gargano i centri storici sembrano ancora destinati a dover fronteggiare le voglie e le ambizioni espansionistiche di chi vede nel mattone l’unico valore possibile, l’unica rendita ancora spendibile. Hanno discusso di questo e di tanto altro con la cittadinanza gli attivisti dell’associazione viestana Gargano Europa, alla loro prima uscita pubblica all’Hotel Falcone di Vieste. Il presidente Antonio Giuffreda durante l’incontro assai partecipato, arricchito dagli interventi di Franco Salcuni e Maria Teresa Rauzino e che avrebbe dovuto essere sostanziato dalla presenza dell’assessora regionale Angela Barbanente, ha ribadito la necessità di rilanciare l’immagine della Montagna Sacra a partire dai centri storici. Gli spunti di riflessione sono stati molteplici, tanto da animare un dibattito acceso prima tra il sindaco di Vieste Ersilia Nobile e l’ambientalista Franco Salcuni e poi tra Micheie Eugenio Di Carlo, esponente del Pd viestano e pezzi della maggioranza di centrodestra.

Il luogo delle origini
Le cupole grigie, le note lampie peschiciane, costruite dagli slavi, che “sembravano onde del mare e hanno meravigliato e attirato l’artista Bortoluzzi sul Gargano”. Le case a schiera, le stecche di Monte Sant’Angelo che sono sagoma e cartolina del paese. Le grotte. La necropoli viestana. Il diverso, che attira, la tipologia garganica, secondo la professoressa Rauzino, stanno lasciando il posto ad eterni non-luoghi, colmi di cineserie. Caratterizzati soltanto dal coacervo delle iniziative e dal baccano della movida estiva. “Quale tipologia hanno le casette del Porto turistico di Rodi?” ha chiesto ai presenti l’attivista che ha fatto del recupero di Kalena una delle sue battaglie più vigorose.
“Ciò che è antico’ha un valore. Hanno un valore le pietre, i rivestimenti, gli infissi autentici – ha rilevato nel suo intervento Franco Salcuni – c’è bisogno di luoghi delle origini perché ci aiutano nella nostra identità. L’identità si costruisce tenendo gli occhi fissi sulle pietre. Ognuno di noi quando entra nel suo profondo pensa al luogo delle origini. Riscopriamo una figura psicologica e sociale dei luoghi”. Il modo di vivere gli spazi è mutato. Se in passato bastavano i bassi delle viuzze del centro, oggi “il buco non basta” e l’appartamento nuovo di proprietà in zone periferiche è ancora considerato un buon investimento. Altrove – Umbria, Toscana, Marche – questo appartiene al passato recente. Altrove è tramontato il progetto abitativo di lungo respiro: la casa per sé, la casa in cui tornare per il migrante, la casetta del mare, l’appartamento per i figli, o il piano sopraelevato loro destinato. Restano i «cascami di città”, citati nel saggio di Federico Zanfi “Le città latenti” incistati e svuotati di senso. “Quanto valgono le case che costruiamo?- ha domandato Salcuni – ci sono ricchezze di generazioni nei quartieri di periferia. Si costruisce perché le persone affidano i loro investimenti all’acquisto di un immobile. Ma se si costruisce male, l’immobile non ha valore. E se c’è un abbassamento del valore immobiliare ci impoveriamo tutti”. La salvaguardia del valore delle case e del centro storico è, per Salcuni, uno dei mezzi per arginare la deriva sociale. Esiste un valore economico dell’integrità del paesaggio che è riassunto dagli assiomi: costruire meno e costruire bene.

Tutela&Uffici tecnici

Nel corso dell’incontro di Gargano Europa il dibattito è stato centrato sul livello qualitativo degli uffici tecnici. “La nostra tecnostruttura è attrezzata?” è stata la domanda del presidente Antonio Giuffreda. Ebbene, nel centro storico di Vieste è stata autorizzata la costruzione delle tettoie. Sì è dato il là ad interventi che hanno rotto la continuità prospettica dell’orizzonte del paesaggio comune della città. A Monte Sant’Angelo la maggioranza ha deliberato il deturpamento delle casette a schiera del rione Carmine per favorire gli interessi privati di un assessore. “Gli interventi sono fatti male, non c’è cura e c’è un problema legato alle maestranze. Gli uffici tecnici sono troppo distratti da altre cose. Se sono impegnati e tarati sull’espansione urbanistica non potranno favorire un recupero culturale dei centri storici” ha osservato Salcuni. Alzare i livelli di tutela reale porta, si è detto mercoledì pomeriggio a Vieste, a far crescere le maestranze.
Laddove forme di mobilitazione individualistiche o parentali vengono accolte da chi dovrebbe distinguere tra bene pubblico e bene privato, si incorre nell’abusivismo, che è sempre fonte di abbassamento dei livelli di sicurezza. Le imprese edili, con l’aiuto clientelare di uffici tecnici accondiscendenti e impreparati, si indeboliscono. Accanto all’approssimazione degli uffici tecnici Salcuni, il cui obiettivo è “rafforzare la lobby ambientalista sul Gargano” e i membri dell’associazione registrano il “ritardo della politica”, “sclerotizzata su vecchi sistemi”. La politica, che dovrebbe avere “l’orecchio aperto” alle associazioni, è incapace dì intuire dove va il mondo.

Realtà turistiche

In merito alla cultura degli uffici tecnici e alla abilità delle classi dirigenti di “rinnovarsi e innovare per costruire il futuro”, il sindaco Ersilia Nobile è intervenuta in atteggiamento polemico accusando bonariamente gli ambientalisti di avere “i paraocchi”. “La parola finale per le riqualificazioni è sempre data dalla Sovrintendenza. Solo se Comune, Provincia e Regione hanno lo stesso intendimento un intervento passa. Vorrei che voi di Legambiente non deste sempre la colpa alla politica”.
Del resto, come ha argomentato il presidente dell’associazione, le radici che si proiettano nella tutela sono un tema caldo. Vieste e tutto il Gargano sono alla terza fase, quella delle flessione, in cui mare e sole non bastano più al turista che ha fame di storia, tradizione e cultura. Nell’ultimo studio della Confcommercio si parla di desertificazione delle città e di qualità dei centri storici. “Senza un commercio di prossimità, realmente capillare, la città smette di vivere; è questione di tempo. E si riduce il benessere dei residenti ma anche il valore degli immobili di tutti i proprietari”. Vieste dopo la prima fase di sviluppo in cui non si poteva pensare a conservare e la seconda nella quale si è stabilizzata l’offerta turistica avanzata, vive un momento di riflessione, attraversato dallo spettro dell’abbandono e della possibile marginalità.
Antonella Soccio
L’Attacco


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