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Verso le Regionali 2010/ Pdl, una poltrona per due. Fitto con Dambruoso. L’Udc su De Bartolomeo

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Trattativa in corso tra il ministro e i centristi di Casini. Sul nome del candidato governatore partita aperta.

 

Stefano Dambruoso, senza l’Udc, Nicola De Bartolo­meo con i centristi. Non è ufficia­le ma è una tendenza chiara. Raf­faele Fitto si gode il rischio frantu­mazione del fronte avversario e, sentendo molto vicina l’intesa con Casini, pare accarezzare la vit­toria. Per la cui conquista un sa­crificio sul nome – visto che il ma­gistrato Dambruoso, nelle parole del ministro, resta «ipotesi di pre­stigio », mentre sul presidente de­gli industriali non viene spesa una parola – si potrebbe fare. «Nel centrosinistra si sancisce il fallimento, il Pdl si presenta raf­forzato e dialogante con tutte le forze moderate disposte a costrui­re con noi un’alternativa seria e programmatica alla sinistra», di­ce Fitto. La trattativa è in corso. Così non è ancora tempo di rivela­re chi dovrà incarnare questa al­ternativa: «Con Casini non se n’è parlato, il totonomine dei giorna­li mi lascia confuso».
Anche più freddo su De Bartolomeo pare Al­fredo Mantovano. «Il nome sarà ufficializzato a breve e non penso ci saranno sorprese». Ma il sotto­segretario entra a gamba tesa nel campo avversario. «Il candidato alla presidenza della Regione del centrosinistra sarà, con elevata probabilità, il sindaco di Bari Mi­chele Emiliano». Ieri si è riunito a Bari il diretti­vo regionale del Pdl. Sessan­taquattro persone, esponenti ai vari livelli istituzionali del partito e della società civile. A investirlo dell’impegno della campagna elet­torale per le regionali, il sottose­gretario Mantovano e il ministro Fitto. «Questo parlamentino – ha detto Antonio Distaso, parlamen­tare e vicecoordinatore regionale – sarà lo spazio in cui portare avanti la nostra politica condivi­sa e costruire il nostro progetto di governo della Puglia». La stra­tegia del coordinatore regionale e senatore, Francesco Amoruso pas­sa per un massiccio tesseramen­to. «Diamo corpo, anche formale, a un partito radicato sul territorio che superi le logiche delle diverse appartenenze. Non dobbiamo aver timore a tradurre il consen­so per il Pdl in tessere». Pronti al­la battaglia Rocco Palese e Rober­to Ruocco, capigruppo alla Regio­ne. Che suggeriscono a Vendola una nuova sigla: «Il Pdi, partito dell’impunità». Ma, naturalmente, il popolo del centrodestra è da Fitto e Man­tovano che attende di capire qua­le delle diverse interpretazioni delle manovre in corso sia quella più fedele. Per i nomi c’è tempo «visto che in nessuna regione nes­suno degli schieramenti ha uffi­cializzato il candidato», ribadisce il ministro. Ma l’avvicinamento all’Udc si può toccare: la candida­tura di Vendola sembra spianare la strada all’accordo. «Leggo di in­contri, cene: capisco che il vostro lavoro è difficile – dice Fitto ai cro­nisti – ma non partecipo a dibatti­ti sui nomi. Con il presidente Casi­ni abbiamo parlato delle possibili­tà di individuare un terreno co­mune di confronto tra Udc e Pdl. Ci siamo lasciati in maniera inter­locutoria ».
Rivolgendosi al «parla­mentino », però, Fitto traccia il percorso di quell’abbraccio che si profila con i centristi. «Dobbia­mo muoverci in una logica inclu­siva, ogni contributo sarà utile al­la causa: allargare all’Udc è que­stione di buonsenso e può essere decisivo». Un’ampliamento in no­me dei temi comuni, riprenden­do quella collaborazione proficua quando la Regione Puglia era go­vernata dall’attuale ministro: «Ri­cordate le leggi sulla famiglia, quella sugli oratori?». Insomma, un programma attento ai temi ca­ri all’elettorato moderato e di cen­tro e la trattativa sul nome sono i due binari sui quali continua il corteggiamento di Casini e dei suoi. Argomenti, del resto, intro­dotti da Mantovano, da sempre esponente di riferimento dell’elet­torato cattolico. «Scriviamo il pro­gramma: tenendo conto che le po­litiche regionali incidono partico­larmente sui temi cari all’Udc». Fitto, però, non risparmia l’en­nesima stilettata a Vendola. «Ho detto che è un ingombro per i suoi alleati: non mi pare un’offe­sa ma una presa d’atto di quello che leggo sui giornali. L’abbando­no da parte degli alleati è la più evidente dimostrazione del falli­mento del suo governo. Ma i gior­nali sono meno attenti di cinque anni fa».
Adriana Logroscino


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