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Gargano/ Il questore D’Agostino: ultima faida prevedibile ma non prevenibile

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Riflettori sempre accesi sul Promontorio del Gargano, dove la priorità resta la cattura dei latitanti. Un territorio da codice rosso sia per la posizione geografica, sia perchè sono in atto due faide di lunghissima durata. Ne è convinto il Questore di Foggia Bruno D’Agostino che quest’oggi ha rimarcato come i livelli di guardia in quella zona della Capitanata restano sempre alti. "E’ in atto – ha detto – un lavoro di intelligence per sconfiggere la criminalità; sebbene – aggiunge – l’ultima faida, quella tra i Romito e i Libergolis, ha avuto inizio con una sentenza. Proprio nel maxi processo contro la mafia i Romito sono emersi come confidenti dei Carabinieri. "L’uccisione di Franco Romito, del suo autista Giuseppe Trotta e l’ultimo omicidio, in ordine di tempo, di Ciccillo Libergolis, erano fatti – aggiunge D’Agostino – prevedibili ma non prevenibili. Poi il questore interviene in merito alle dichiarazioni rilasciate dal procuratore capo di Bari Antonio Laudati, sulla grava di Zazzano utilizzata come cimitero di mafia’. "Che ci sia la mafia sul Gargano, questa è cosa assodata, lo dicono le sentenze – dice D’Agostino – non mi stupisce neppure che ci sia un cimitero della mafia. Ciò, invece, che mi lascia perplesso è che un episodio, così grave, sia stato ignorato a livello nazionale". D’Agostino torna a puntare l’indice contro l’omertà dei foggiani, confermando la scarsa collaborazione con le forze di polizia. Poi chiosa il suo intervento con una affermazione che strappa anche qualche sorriso: "ci vorranno almeno altre due, tre generazioni per far cambiare questa mentalità"


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