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Scadono le concessioni demaniali. I gestori: no agli aumenti

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Spiagge d’estate ora la battaglia scoppia in inverno.

 

«A Roma ci portiamo l’ombrellone o anche il manico dell’ombrellone?». «Se il lupo ha deciso di mangiare l’agnello,l’unico strumento che abbiamo è la ribellione». Nel «mare d’inverno», quest’anno, non ci sono soltanto «alberghi chiusi/manifesti già sbiaditi di pubblicità».C’èuna guerra, è il caso di dirlo, all’ultima spiaggia. Fra chi da decenni si ritiene «proprietario»dell’arenile e una Europacattiva che vuole sparigliare le carte e dice che la spiaggia è dello Stato e deve essere pubblica. Ogni sei anni— questa la direttiva Bolkestein—le concessioni demaniali in riva al mare scadono e tornano allo Stato, che le distribuisce con un’asta o comunque con un «bando di evidenza pubblica». E proprio in questi giorni di «mare d’inverno» che viene deciso il futuro della prossima e delle altre estati balneari. Chi saranno i «padroni» dell’arenile? Domani, martedì a Roma ci saranno sit-in di protesta e anche un’assemblea dei balneari. «Almeno quattromila persone, siamo decisi a tutto». «Se questa direttiva viene accettata — dice Vincenzo Lardinelli, presidente nazionale della Federazione italiana imprese balneari — noi siamo rovinati. Secondo Bruxelles, tutte le coste sono uguali. Ma cosa hanno da spartire le coste della Norvegia con quelle di Viareggio? Là ci sono lande bellissime e deserte, qui da noi ci sono gli stabilimenti nei quali è nato il turismo europeo».
Quello delle spiagge è un romanzo che non finisce mai. Protagonisti sono gli oltre ventimila concessionari di demanio marittimo che, dal Friuli alla Sicilia, sembrano avere un solo motto: le spiagge sono nostre, guai a chi ce le tocca. Tante polemiche, in questi anni, per l’idea del governo di centro destra di vendere le spiagge, di aumentare i canoni del 300%… Misure tutte rimbalzate contro il muro alzato dalla categoria. Gli aumenti non sono mai stati pagati, la proposta di vendita è stata ritirata dal governo, e con i soldi raccolti dal demanio marittimo lo Stato si trova in cassa un’elemosina. Tutti i cento chilometri (2040 concessioni) delle affollatissime spiagge romagnole portano allo Stato meno di 5 milioni di euro all’anno. A Riccione, la pregiatissima Perla verde, un bagno medio, con tre — quattrocento ombrelloni, paga in tutto 4.500 euro (all’anno). A Forte dei Marmi basta l’incasso stagionale di un solo ombrellone per regolare i conti con il demanio. Ma adesso c’è la direttiva Bolhenstein e l’Italia rischia di pagare l’infrazione. Nelle assemblee di Viareggio si è detto di tutto. «C’è un complotto per favorire i russi che sono pronti a fare offerte altissime per i nostri bagni. Piuttosto che cederli allo Stato, bruceremo gli stabilimenti>>. Da qui l’idea della manifestazione a Roma. <<Ora gli animi si sono un po’ calmati – dice Vincenzo Lardinelli – perché il ministro Raffaele Fitto ci ha fatto sapere che il governo chiederà una proroga, vedremo per qualche anno. Io credo che sarebbe congrua una proroga di 20anni>>. Difficile che l’Europa accetti di essere presa in giro. «Ma abbiamo fatto investimenti, abbiamo i mutui da pagare. Se proprio la direttiva dovesse essere applicata, noi chiederemmo che chi subentra paghi ciò che è stato costruito, compresa la clientela raccolta in anni di lavoro, il bene più prezioso di uno stabilimento>>. Sarà singolare vedere sfilare in corteo, come operai in cassa integrazione, signori che sulla carta non sono padroni di nulla ma che hanno un patrimonio fra le mani. Per cedere una «concessione» si chiedono 1,5—2 milioni a Riccione, il doppio a Viareggio o a Forte dei Marmi. E’vero- dice il presidente dei balneari – fino a pochi mesi fa i bagni costavano milioni di euro, ma ora tutto si è fermato. Chi se la sente di comprare, se sa che dopo sei anni deve restituire il tutto allo Stato? A Rimini, alla fiera delle attrezzature turistiche, dove si comprano ombrelloni, cabine e tutto il resto, tutto era fermo. Le aziende non ricevono nessun ordine, stanno mettendo gli operai in cassa integrazione. Chi se la sente di investire,oggi? I canoni di affitto? Non è il momento di discuterne adesso. Prima dobbiamo risolvere questo problema della direttiva».
Destra e sinistra sono unite nella lotta. Il ministro Fitto dice che sarà sempre a fianco dei balneari. A Viareggio il segretario del Pd, Giovanni Giannerini, va all’assemblea titolari degli stabilimenti e annuncia: «Saremo a fianco della ribellione». Meno parole ma fatti in Emilia Romagna. L’assessore regionale Guido Pasi (ex Rifondazione, ora Sinistra e libertà) ha preparato una. Legge secondo la quale chi investe nei bagni una somma pari alla metà del canone ha diritto a una proroga fino a vent’anni. Abruzzo, Puglia, Toscana, Veneto si sono messi in fila per copiare questa legge. «Ma gli operatori hanno capito — dice l’assessore — che con la scomparsa del «diritto di insistenza» il monopolio sta finendo. Il rinnovo automatico delle concessioni fra pochi anni sarà un ricordo». Investire l’equivalente di mezzo canone per ottenere una proroga (la legge regionale è stata però contestata dal governo) non è un gran problema. A Riccione, dove un bagno paga meno di 5.000 euro, bar e ristoranti non sono da meno. Il Sombrero, elegante ed enorme bar con servizio’ ristorante, nel 2005 pagava 680 euro e nel 2009 è arrivato ad euro 855,92. Il ristorante di lusso Da Fino, vetrate sulla spiaggia, nel 2005 cedeva al demanio 1.100 euro e per il 2009 ne sborsa 1.425,81. All’anno. E anche da queste spiagge partiranno i pullman per Roma.
 


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