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Verso le Regionali 2010/ Emiliano abbraccia l’amico Vendola: “Non ci divideranno”

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Alla cerimonia per la morte del giovane co­munista Petrone il sindaco di Bari ha sostenuto il Governatore. E mette il suo adesivo. Un abbraccio stret­to, volutamente prolungato e accompagnato da un bacio di Michele Emiliano a Nichi Ven­dola, per confermare il patto, ri­badito poi da un «Non ci divi­deranno». Anche in questi gior­ni, proprio in questi giorni in cui la lealtà di quel patto sem­bra essere messo a dura prova. «Un abbraccio, finalmente», co­me commenta qualcuno dei molti che assistono in corso Vit­torio Emanuele a Bari. Sabato scorso, in occasione della cerimonia per l’anniversario della morte del giovane co­munista Benedetto Petrone, ucciso dai fa­scisti in piazza Prefettura 32 anni fa, Ven­dola ed Emiliano si ritrovano vicini in una circostanza pubblica per la prima volta da quando la contesa per la nomination alla presidenza della Regione è esplosa. Ed è una prima volta davanti a una folla di per­sone che segue con apprensione e parteci­pazione il momento.
Il sindaco di Bari arriva per primo, inso­litamente puntuale. Vendola è sotto la tar­ga per Benny pochissimi minuti dopo. Emiliano si avvicina, per accoglierlo, e lo stringe in un abbraccio. «Non ci possono dividere, Nichi, non ci divideranno, noi sia­mo soldati», gli dice. Vendola non parla, emozionato o forse dubbioso, accoglie l’ab­braccio e lo ricambia. «Nichi è più pruden­te di me, si sa – dice a cerimonia conclusa il sindaco – ma, insomma, lo sa anche lui che io sto facendo tutto quello che è possi­bile per scongiurare una assurda guerra tra me e lui. Tutto, al punto che all’assem­blea di oggi pomeriggio (quella del Pd, te­nutasi ieri per chi legge) i nostri leader non sanno più che dire. Se Nichi si fosse fidato di me, se mi avesse sostenuto di più alle primarie per il Pd…». Che si fidi o no, ieri il governatore uscente ha replicato a D’Alema che aveva difeso il suo interessa­mento (la nomination per Emiliano) par­lando di un «appello» dalla Puglia a occu­parsi di una «situazione estremamente dif­ficile creata da Vendola». «Non so neanche se D’Alema voti in Puglia – replica Vendola -. Io l’appello lo faccio ai pugliesi: se la poli­tica non si fa prima col cuore e poi con la testa, si creano le condizioni per la sconfit­ta». Il popolo, dunque. «Che cos’è il centro­sinistra se non ha un popolo?».
Un popolo che Vendola sente compatto dietro di lui. E la stessa sensazione deve avere Emilia­no se con quel popolo, riunitosi in corso Vittorio Emanuele per la ceri­monia per Petrone e per la ma­nifestazione della Cgil, insiste a difendersi: non è certo lui a vo­ler tentare la scalata al palazzo del lungomare. Ma le persone che il sindaco incrocia per la strada qualche dubbio ce l’han­no. Non lo contestano, se non in pochissimi, ma gli chiedono conferme. Emiliano non si sot­trae, qualche fischio – isolato ­ non lo raggiunge. «No, i baresi non ce l’hanno con me», assicu­ra. «Michele non ci stai per fare questo?», gli chiedono però i tantissimi cit­tadini, militanti più o meno noti della sini­stra. «Non stai davvero per lasciare il Co­mune e tradire Nichi?». A tutti Emiliano ri­badisce quello che va dichiarando, sia pu­re con accenti più diplomatici, ai giornali: «No, non lo faccio». Ma allora perché quel «siamo soldati», sussurrato all’orecchio di Vendola? Una dichiarazione di resa di fron­te alle pressioni di chi decide davvero, non qui, non a Bari? «No, io intendevo che sia­mo guerrieri», rassicura ancora il sindaco di Bari. Ma c’è anche chi gli chiede una prova. E gli allunga l’adesivo con la scritta bianca su fondo rosso «Vendola presidente 2010», che in molti esibiscono sulle giac­che. Emiliano non esita: si appunta il suo per un attimo, ma rifiuta la testimonianza fotografica. «Sono anche un politico».
Adriana Logroscino


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