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Bari/ Mafia, 83 arresti:alla corte del boss 129 nomi eccellenti

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Indagata l’on. Savino. Coinvolti anche avvocati legati al Pd.

 

Dalle prime ore del mattino, oltre mille finanzieri hanno eseguito 83 arresti, disposti dalla DDA di Bari, a carico di affiliati ad una cosca mafiosa pugliese – completamente smantellata – responsabili principalmente di associazione a delinquere di stampo mafioso, tentato omicidio, usura, riciclaggio, turbativa d’asta, e traffico internazionale di sostanze stupefacenti. Tra i destinatari delle misure eseguite dal Gruppo Investigativo sulla Criminalità Organizzata delle Fiamme Gialle di Bari, vi sono anche alcuni “colletti bianchi”.

COLPITI I CLAN PARISI E DI COSOLA-STRISCIUGLIO
I destinatari dei provvedimenti restrittivi sono 83 persone (53 sono state condotte in carcere, 30 ai domiciliari): tra questi figura il capoclan barese ‘Savinuccio’ Parisi, assieme a suoi luogotenenti e gregari, e il boss Antonio Di Cosola, egemone dell’omonimo clan contrapposto agli Strisciuglio. Parisi, tornato il libertà da qualche tempo dopo aver scontato in carcere una pena definitiva, è ritenuto da anni dagli inquirenti il capo carismatico di una frangia della mafia barese attiva soprattutto nel rione Japigia di Bari che nei primi anni Novanta era il market della droga.

COINVOLTI VIP ED EX VICESINDACO DEL COMUNE DI VALENZANO
Secondo l’accusa, l’associazione criminale si sarebbe servita di insospettabili professionisti e di amministratori pubblici del Comune di Valenzano, in particolare dell’ex vicesindaco Donato Amoruso e dell’assessore Vitantonio Leuzzi, che si sarebbero adoperati per agevolare l’iter burocratico legato all’approvazione delle concessioni, con la promessa – secondo le indagini – di partecipare agli utili frutto della vendita dei beni realizzati. Il Comune di Valenzano è al momento retto da un commissario.

Nell’inchiesta sono coinvolti anche – a quanto è dato sapere – un notaio di Bari, direttori di banca, professionisti e tre avvocati. Per la prima volta – viene fatto rilevare – l’indagine “fotografa” il coinvolgimento di persone della «Bari bene» in indagini sulla criminalità organizzata. A sostegno di questa ipotesi accusatoria vi sarebbero non solo intercettazioni telefoniche e ambientali, ma anche filmati video ritenuti dagli inquirenti particolarmente significativi.

ALCUNI NOMI ECCELLENTI COINVOLTI
Tra gli indagati nell’operazione Domini porteta avanti questa mattina dalla Guardia di Finanza di Bari risultano: l’onorevole Elvira Savino eletta con l’appoggio del Pdl, gli avvocati Gianni Di Cagno, Onofrio Sisto e Giacomo Porcelli, il notaio di Bari Francesco Mazza. la Savino avrebbe fatto da prestanome per il colossale affare del campus universitario da realizzare nel Comune di valenzano, per il quale sarebbero state concesse già tutte le autorizzazioni.
GLI AVVOCATI LEGATI AL PD – L’ex consigliere laico di centrosinistra del Csm Gianni Di Cagno e l’ex vicepresidente presidente della Provincia di Bari, Onofrio Sisto (Pd), entrambi avvocati, sono tra i professionisti baresi ai quali la magistratura ha notificato oggi provvedimenti interdittivi dall’attività professionale della durata di due mesi al termine delle indagini su clan malavitosi baresi. I due sono accusati di concorso nel reimpiego di danaro sporco per non aver rispettato gli obblighi di segnalare le attività sospette alle autorità competenti. A Di Cagno e Sisto viene in particolare contestato di aver avuto rapporti professionali, per i quali avevano ricevuto regolare mandato, a rappresentare l’imprenditore Michele Labellarte (morto a settembre) nei rapporti con enti pubblici per curare la realizzazione di un campus universitario che avrebbe dovuto ospitare 3.500 studenti nei pressi di Bari. Labellarte – secondo la Guardia di Finanza – era colui che, avvalendosi di prestanome, riciclava i proventi illeciti del clan Parisi e quelli derivanti da una bancarotta che egli stesso aveva compiuto in passato. Il terzo professionista colpito dal provvedimento interdittivo della durata di due mesi è il notaio barese Francesco Mazza, indagato per un falso compiuto in relazione a un’asta giudiziaria.

SEQUESTRI PER 220 MILIONI
C’e’ anche una societa’ londinese di bookmaker dedita alle scommesse clandestine on line su eventi  sportivi tra i beni per 220 milioni di euro sequestrati dalla  Guardia di finanza di Bari al clan Parisi. La società è la ‘Paradisebet limited’ di Londra che –  secondo l’accusa – dal febbraio 2001 ad oggi ha fatturato  milioni di sterline raccogliendo scommesse (come pubblicizzato  dalla stessa società nel sito web) in molti Stati, tra cui  Cina, Australia, Stati Uniti, fino ai Paesi dell’Europa dell’Est e in Italia.
I finanzieri hanno sequestrato 227 immobili, capannoni industriali, auto di lusso e 700 conti correnti bancari, tra Bari, Montecatini e Mantova. Nel corso dell’operazione i militari della Guardia di Finanza hanno sequestrato quote della società ‘Sport&More’, leader a livello internazionale nel commercio di abbigliamento sportivo e ritenuta dagli investigatori la “lavanderia” dei guadagni illeciti del clan Parisi. Nella società il clan barese avrebbe investito circa tre milioni di euro.

LE CONGRATULAZIONI DI MANTOVANO
«La portata dell’operazione effettuata dalla Guardia di Finanza che ha condotto all’emissione di 83 provvedimenti restrittivi contro elementi legati alla criminalità organizzata barese, costituisce una nuova testimonianza dell’efficacia della lotta dello Stato contro tutte le mafie». È quanto afferma il sottosegretario all’Interno Alfredo Mantovano, esprimendo le proprie congratulazioni al comandante regionale della Gdf e all’autorità giudiziaria. «L’esito dell’operazione – prosegue Mantovano – conferma inoltre l’incisività del combinato di arresti e sequestri di beni di provenienza illecita».


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