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Pugnochiuso, dal sogno realizzato di Mattei alle speranze deluse con la Marcegaglia

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Cinquant’anni, mezzo secolo è trascorso da quando nel 1959 Enrico Mattei, fondatore dell’ENI, sorvolando con il suo aereo privato il Gargano, s’innamorò del promontorio («Questo è un paradiso», disse) e decise di costruirvi una centro turistico acquistando dal Comune di Vieste 2.470 ettari. Non riuscì però a vederlo finito perché morì in un incidente aereo. Ma il segnale era stato lanciato: sul Gargano si poteva fare turismo. Il resto è storia di questi ultimidecenni.
Nel 2001 a Pugnochiuso arrivò un altro imprenditore del Nord anzi un’imprenditrice, Emma Marcegaglia. Tutti sognarono di nuovo in un grande occasione di rilancio e promozione del turismo garganico. C’erano tutti i presupposti: un gruppo industriale solido, un’esperienza nel settore (seppur particolare e limitata) in quel di Albarella, la volontà manifestata di attivare investimenti importanti.
Dopo otto anni, oggi ci si ritrova un Centro Vacanze che licenzia l’ultimo drappello di dipendenti fissa e, soprattutto, dichiara di trovarsi in difficoltà nel far quadrare i conti visto l’andamento dei flussi turistici degli ultimi anni. L’hanno messo nero su bianco, per motivare i licenziamenti. Negli anni il Gruppo Marcegaglia ha fatto degli investimenti a Pugnochiuso (circa 14 milioni di euro hanno detto i suoi manager nell’incontro a Vieste) finalizzati a rafforzare il patrimonio immobiliare. Sono state realizzate nuove villette, ristrutturate altre e così via. Per il resto non si è visto lo slancio imprenditoriale nell’attività turistica vera e propria. A livello organizzativo c’è stata una sorta di delocalizzazione, ad esempio l’ufficio booking non è più presso la struttura ma altrove. Così se un turista chiama per una prenotazione e chiede di saper quella mattina se il mare è calmo, se fa caldo, se si possono visitare le grotte marine, l’addetto al servizio dovrà lavorare di fantasia: Pugnochiuso è a centina di chilometri di distanza!
Anche per la ricaduta occupazionale, l’arrivo della Marcegaglia non ha portato grandi stravolgimenti in positivo. Anzi proprio quest’anno hanno deciso di tentare la carta dell’esternalizzazione di alcuni servizi con risultati spesso disastrosi nei confronti della clientela.
Dopo questi anni di presenza del gruppo veneto a Pugnochiuso, l’impressione è che l’acquisto della struttura (ad un prezzo che molti hanno ritenuto da saldi) sia stata finalizzato alla creazione di un puro asset di tipo immobiliare piuttosto che al voler puntare sull’attività turistica in sé. In questo, forse per un onesto spirito collaborativo, negli scorsi anni si è steso il tappeto rosso all’attuale presidente di Confindustria, concedendo senza remore di realizzare attività edilizie. La speranza era che poi ci sarebbe stata una ricaduta economica per la città. Pura illusione, di cui l’attuale vicenda dei licenziamenti ne è l’ennesima riprova. Peraltro anche per le casse comunali, l’arrivo della Marcegaglia, non è stato un grosso affare. Sembra infatti che dal 2001 ad oggi non verrebbe pagata l’Ici e la tassa rifiuti per la struttura, a seguito di un contenzioso con il Comune sulle superfici da porre a tassazione ed altre questioni similari.
A consuntivo di questi anni viene da chiedersi: non è che si è sbagliato a dare tutto quel credito di fiducia alla Marcegaglia?


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