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Verso le Regionali 2010/ Casini detta la linea su Vendola «Il no è la nostra ultima parola»

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Il leader dell’Udc a pranzo con Cesa, Sanza, Cera e Ria. «Ma non andremo da soli», ammette l’ex presidente della Camera.

 

Occhio all’evoluzio­ne del quadro politico naziona­le. Questo l’imperativo che Pier­ferdinando Casini ha trasmesso ai vertici dell’Udc, convocati con i deputati pugliesi. Quindi oltre a Lorenzo Cesa, Rocco Buttiglio­ne e Angelo Sanza da «Nino», ri­storante vicino alla sede del par­tito, c’erano anche Angelo Cera e Lorenzo Ria. Sanza, dopo il lun­go pranzo di lavoro, ha detto sol­tanto: «Ci siamo consegnati al si­lenzio ». Cera qualcosa in più rac­conta. Il deputato foggiano par­te da una premessa, che è «una certezza»: «Abbiamo conferma­to il no alla candidatura di Nichi Vendola, che non è un veto per­sonale, ma è un no a ciò che rap­presenta. L’altra certezza è che se salta l’accordo con il centrosi­nistra non correremo per le ele­zioni regionali da soli.
Per deci­dere, comunque, c’è tempo». Ap­punto: «Occhio a ciò che si muo­ve a livello nazionale». Il quadro politico è costantemente monito­rato perché lo scontro all’interno del Pdl ha raggiunto livelli altissi­mi e se il ministro Claudio Scajo­la è arrivato ad affermare che Gianfranco Fini è praticamente fuori dal partito vuol dire che la situaizone può precipitare da un momento all’altro. Ma lo scosso­ne – ribadiscono coloro che sono a più stretto contatto con il presi­dente della Camera – non lo darà mai Fini, il quale aspetta sulla sponda del fiume che tutto acca­da. E cosa accadrà domani, gior­no fissato per l’interrogatorio del pentito di mafia Gaspare Spatuz­za, che ha chiamato in ballo Del­l’Utri e Berlusconi? Tutto è possi­bile, anche che ci si avvii veloce­mente verso un governo di soli­darietà nazionale – è stata l’anali­si fatta da Casini con i suoi. E dunque il quadro regionale, le al­leanze che si vanno a chiudere non possono non tener conto di tutto ciò. In Puglia la partita è for­se più difficile che altrove ma, confessa Cera, «confidiamo nel lavoro di D’Alema», impegnato a costruire un’alleanza vasta che vada dall’Idv a Io sud, passando, ovviamente per l’Udc.
Durante il pranzo di lavoro si è ragionato molto e si è anche ipotizzato uno spostamento al­l’indietro delle lancette, cioè a due, tre mesi fa, quando iniziaro­no i colloqui tra Udc, Pd e Vendo­la, con i centristi che spiegava­no al presidente della Regione che «noi non possiamo appog­giarti, ma dicci tu il nome del candidato presidente, detta tu il percorso da compiere». Una po­sizione non accettata da Vendo­la e quindi saltata con la sua au­tocandidatura, con l’appoggio ri­cevuto e poi ritirato dal Pd, e con tutto il resto che ne è segui­to. L’Udc, dunque, sta ancora al­la finestra, mentre il Pd si sta di­laniando, perché l’intervento di D’Alema nella riunione dello scorso fine settimana solo appa­rentemente ha chiarito la situa­zione. Ormai anche i più dale­miani non nascondono che «è stato un errore per Massimo arri­vare a Bari e dettare la linea, commissariando di fatto Blasi che si è rivelato un segretario che non è stato in grado di far votare l’assemblea sul ritiro o meno dell’appoggio a Vendola. Dove è finita la democrazia?», si chiedevano ieri alcuni deputati. Ma sconti non vengono fatti nemmeno a Vendola: «Ha avve­lenato i pozzi della politica, l’ha fatto mettendo in giro la voce che il no dell’Udc sul suo nome dipenda dalle scelte sull’Aqp, sa­pendo che la linea del Pd non esclude affatto che la gestione della rete idrica possa essere pri­vata ». E c’è poi chi dice – citan­do l’aneddoto del contadino che, dopo aver tastato i fioroni per verificarne la maturità, si sie­de sotto l’albero aspettando che i frutti gli cadano in bocca – «al­la fine vedrete, si tornerà a Ven­dola ». Ma senza l’Udc.
Rosanna Lampugnani 


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