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Ambiente: strutture a rischio idrogeologico, Puglia terza

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La Puglia è la terza regione per presenza di strutture in aree a rischio idrogeologico. Il dato è contenuto nel dossier ‘Ecosistema Rischio 2009’, realizzato da Legambiente e Protezione Civile sul monitoraggio delle attività delle amministrazioni comunali per la mitigazione del rischio idrogeologico in Italia.  Nell’88 per cento dei comuni pugliesi monitorati ci sono abitazioni in aree a rischio idrogeologico, nel 53% interi quartieri, nel 71% fabbricati industriali e nel 35% strutture ricettive. Canosa di Puglia, Sant’Agata di Puglia e Casalnuovo Monterotaro sono i soli tre comuni ad aver intrapreso azioni di delocalizzazione sia delle abitazioni sia dei fabbricati industriali dalle aree a rischio. Il 65 per cento dei comuni ha previsto nei propri piani urbanistici vincoli all’edificazione nelle zone esposte a maggior pericolo mentre il 100 per cento dei comuni ha realizzato opere di messa in sicurezza del territorio. Migliore – è detto ancora nel dossier – è la situazione per quanto riguarda l’organizzazione del sistema locale di protezione civile, fondamentale per salvare la popolazione ad evento già in corso. Il 76 per cento dei comuni si è dotato di un piano d’emergenza e il 65 lo ha aggiornato negli ultimi due anni. Solo nel 12 dei casi sono state organizzate attività di informazione rivolte alla popolazione e il 59% dei comuni dispone di una struttura di protezione civile operativa 24 ore. Solo i comuni di Chieuti e Roseto Valfortore svolgono un sufficiente lavoro di mitigazione del rischio idrogeologico. Secondo il dossier rientrano nella classe di merito di insufficienza i comuni di: Canosa di Puglia, Lucera, Rocchetta Sant’Antonio, Mesagne, Candela, Biccari, Celenza Valfortore, Castelluccio Valmaggiore, Pietramontecorvino, Sant’Agata di Puglia, Castelnuovo della Daunia, Casalnuovo Monterotaro, Spinazzola, Celle di San Vito, Deliceto.


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