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Conservazione del capriolo: il Parco stanzia incentivi, via al bando

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Cinquantamila euro per seminare e coltivare i campi, proteggerli dalla fauna domestica e dal pascolo e metterli così a disposizione della popolazione del capriolo italico del Gargano.  E’ questo lo scopo dell’ultimo bando emanato dall’Ente Parco Nazionale del Gargano, la cui scadenza per la presentazione delle domande è del 15 dicembre prossimo. Al fine di favorire la conservazione del capriolo italico, il Parco ha aperto un bando per l’assegnazione di incentivi economici finalizzati alla colture a perdere in terreni seminativi ricadenti nell’area di diffusione del capriolo italico nell’area protetta. Le risorse a disposizione sono pari a cinquantamila euro. Le colture oltre a non essere raccolte dovranno essere anche protette affinché sia garantito del cibo all’animale. Queste le specie da utilizzare per la coltivazione: sorgo, farro, cicerchia, cece nero, frumento, erba mazzolina, erba medica, lupinella, grano saraceno, trifoglio, che dovranno essere lasciate in campo fino al 28 febbraio dell’anno successivo alla semina. “Il Parco Nazionale del Gargano ha avviato da tempo una serie di qualificati progetti sul fronte della conservazione della natura, in particolare per la tutela e preservazione di alcune specie come i caprioli, minacciati da sovrapascolamento, bracconaggio e randagismo. Dopo la fase di studio – unitamente all’Università di Siena e all’Istituto Nazionale della Fauna Selvatica- del Capriolo del Mediterraneo, siamo oggi alla fase d’intervento sul territorio. Grazie ai fondi PIS, il Parco svolgerà appieno il proprio compito di salvaguardia delle specie in pericolo”, ha spiegato Giandiego Gatta, commissario dell’Area Protetta. Con la predisposizione dei terreni ad essere seminati con determinate colture, si intende dare la possibilità al capriolo di trovare “cibo nei campi” e di conseguenza a garantirne la specie. Il capriolo italico finora è riuscito a sopravvivere grazie al regime di protezione che da secoli caratterizza l’area della Foresta Umbra. Negli anni scorsi l’Ente Parco ha dato il via, in collaborazione con il Dipartimento di Scienze Ambientali dell’Università di Siena, ad un progetto finalizzato a stimarne sia la presenza che la distribuzione sul territorio. Alla luce dei risultati ottenuti e resi noti nel 2005, la Università toscana ha successivamente fornito al Parco le linee guida per la gestione della popolazione del capriolo garganico. Per combattere le criticità emerse – randagismo, bracconaggio e sovrapascolamento – si è deciso di ricorrere a progetti finalizzati al miglioramento ambientale nell’area attualmente occupata dal capriolo italico e agli studi genetici sull’animale.


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