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Ecco la prima associazione antiracket

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Da Vieste “ventisette signori coraggio”, a Foggia nemmeno uno.

 

Oddio, fosse nata a Foggia avrebbe avuto tutt’altra valenza e diverso simbolismo; ma nel capoluogo nessuno si è fatto avanti nè di recente nè in passato quando furono distribuiti questionari in forma del tutto anonima e riservata: sarebbe bastato un «sì» o un «no» per capire se si pagava o non pagava il «pizzo». Bene, all’epoca dei mille e cinquecento questionari ne tornarono al mittente 8 e tutto con un secco «no». Salvo a intuire quale fosse la reale dimensione del fenomeno racket in città e provincia; salvo a indignarsi di fronte a chi etichettava come omertosi certi atteggiamenti.
Così l’associazione antiracket, la prima in provincia, nasce a Vieste, l’ufficializzazione ieri mattina in prefettura alla presenza del sottosegretario agli Interni Alfredo Mantovano, del presidente dell’associazione nazionale antiracket Tano Grasso, del prefetto e di quei ventisette imprenditori coraggiosi che a Vieste hanno fatto un passo avanti per denunciare il fenomeno. Perché proprio a Vieste? Se lo son chiesti in molti, ma lì nel paese simbolo del turismo del Gargano e forse si sono verificati 56 episodi di taglieggio nei confronti di imprenditori e commercianti a minare l’economia della cittadina (due arresti ndr). Chi ha avuto le auto bruciate, chi il cane ucciso, chi il messaggino di minaccia, fino a quando in ventisette non hanno fatto richiesta al prefetto di costituire un’associazione. Presidente un tranquillo signore viestano: si chiama Giuseppe Mascia, di professione fa l’imprenditore ed è uno di quelli che non si è intimidito affatto; tutt’altro, è andato avanti ed oggi e a capo di quell’associazione (sede in via Cavour) che si spera possa espandersi: «Lottare senza paura», spiegava come se fosse uno slogan della lotta al racket. Poi tornava a sedersi accanto a Tano Grasso e agli altri personaggi istituzionali nella sala della prefettura. E Tano Grasso annuiva ricordando l’emblema foggiano della lotta al pizzo, Giovanni Panunzio, «l’imprenditore solitario ucciso per essersi opposto alla mafia» e spiegando che « l’associazionismo è l’unico modello esatto per combattere la criminalità».E incalzava: «L’associazione antiracket è nata in un territorio e in una realtà economica attrezzata e prestigiosa. Il Gargano tra i principali poli turistici d’Italia non può piegarsi al racket». Il sindaco di Vieste Ersilia Nobile ricordava: «Sono stata vittima avendo subito tre danneggiamenti alla mia autovettura compresa quella di mia fratello, ma non ho mai avuto paura e non mi sono mai voluta inginocchiare alla criminalità, ho cercato sempre di sdrammatizzare per mantenere il clima di serenità in città. Ho lavorato ad un percorso semplice e lineare. Il nostro successo è stato il credere fortemente nella giustizia>>.». Il sottosegretario Mantovano, di casa a Foggia, ascoltava e replicava: «Di questi tempi ci sono troppe sigle e poche associazioni importanti, Vieste è una di queste». Aspettando Foggia…
Ernesto Tardio

 

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