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UN PRESEPE VIVENTE A S. MARIA DI MERINO

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Di fronte al proliferare di iniziative finalizzate a sottolineare gli aspetti dell’umanità di Cristo può ingenerarsi un senso di fastidio e di noia. Così per i presepi viventi o la rappresentazione dal vivo della passione di Gesù o altre cose del genere. Il bisogno di vivere dal vivo queste o altre rappresentazioni religiose nasconde due esigenze intime presenti nell’uomo più semplice e genuino: -umanizzare la figura del Cristo, farla più palpitante, più vicina alla vita quotidiana dell’uomo, poterla toccare, contemplarla, accostarla come a qualcosa che appartiene;
– appropriarsi in modo vivo e plastico delle proprie radici, della propria memoria storica contro chi, ideologicamente e in modo subdolo, ce le vuole sottrarre: dal presepe alle cartoline degli auguri di Natale, ai crocifissi.
     Nella società aconfessionale e laicista attuale impera un ordine sotterraneo e perverso (la massoneria? new age? Ideologie dannose che nascono da pensieri sempre più deboli?), che vuole sbarazzarsi di ogni simbolo religioso e sostituirlo con simboli nuovi, muti per la nostra cultura o ingannevoli per la nostra tradizione cristiana.
     La lotta è serrata aggressiva e su molti fronti. La parola d’ordine è distruggere l’ordine precostituito e introdurre un altro ordine senza Dio, senza Chiesa, senza preti e senza morale.
     Se non fosse per la fede delle nostre popolazioni, radicata e viva nel cuore della società, la nostra realtà civile e sociale fondata sui valori e sulla fede, già avrebbe scricchiolato e forse ceduto ai richiami di un mondo senza valori assoluti, senza Dio, fondata sul relativismo etico, sull’ipersonalismo, sul vuoto e sul nulla di pensiero.
     Inquadrato in questa reale situazione di certa nostra società, il bisogno grande da parte di tanti di ritornare a valorizzare riti e tradizioni legati al cristianesimo, è un’invocazione di aiuto. Si vuol ritornare al valore sacro del Natale, al presepe come punto e momento aggregante della famiglia, allo scambio di doni e di auguri in cui non è escluso pregiudizialmente il “Festeggiato”. Si moltiplicano i riti visivi legati a questi momenti di fede. In mille modi si mettono in piedi rappresentazioni sacre che oltre a trasmettere via orale – uditiva l’annunzio e il messaggio, spesso acquistano più grande efficacia nel trasmette quel messaggio e quell’annunzio, che poi è di speranza per l’uomo. L’immagine, nel contesto della comunicazione attuale, ha un valore insostituibile e forte. Diventa parte della vita.
     Non sfugga il desiderio di rappresentare la realtà per riceverne beneficio e utilità, almeno in questo settore. Un Dio che si fa carne non è una cosa di poco conto. Vedere il mistero dell’incarnazione rappresentata in immagini, ravviva la realtà profonda del mistero, avvicina alla verità, rafforza le convinzioni religiose.
     É bello vedere persone sempre più numerose che si mettono in cammino nei giorni del Natale per andare a visitare presepi, alcuni artistici, per andare a vedere eventi e personaggi ambientati storicamente al luogo della nascita di Gesù, partecipare alla gioia della nascita. Aumenta la letizia e ci dispone a maggiore bontà e solidarietà.
     Quest’anno a Vieste c’è una nuova esperienza in questo settore. Un originale “presepe vivente” è allestito nel giardino di S. Maria, dove scrupolosamente dal vivo verrà presentata la nascita di Gesù nell’ambiente storico e umano di Betlemme. Una quindicina di capanne artigianali sono state costruite per ospitare mestieri e ambienti familiari. Con qualche felice sorpresa per i visitatori.
      Invitiamo la popolazione a venire a vedere, come i pastori, i quali andarono a vedere e trovarono tutto come l’angelo aveva annunziato: Il Bambino avvolto in fasce e  posto nella mangiatoia con Maria e Giuseppe e il bue e l’asinello, dal vero.
     I giorni della rappresentazione sono le domeniche 20 -27 dicembre e 3 gennaio e in più il giorno di Natale e dell’Epifania alle ore 8,30 dopo la messa.
     A tutti auguri di un felice e santo Natale.

don Giorgio Trotta


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