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Provincia in fibrillazione. Centrodestra in difficoltà. Pepe potrebbe spazientirsi

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Coincide con la presentazione del «report» annuale l’apertura di una crisi, annunciata per l’Amministrazione provinciale di Poggia. Il presidente Pepe sarà chiamato a fare il bilancio del 2009 da un lato, ma anche a fornire risposte a chi sollecita il ritorno anticipato alle urne per chiudere dopo neanche due anni la «prima» esperienza del centrodestra a Palazzo Dogana dopo quasi sessant’anni di amministrazioni di sinistra, di centrosinistra e di centro (non va dimenticato che la Dc ha governato per ‘lunghi anni la Provincia). Una «sollecitazione» che, dopo quella fatta dal Partito democratico (opposizione) ed in particolare dal segretario provinciale Paolo Campo, viene ora agitata anche dai consiglieri di maggioranza, o meglio, della ex maggioranza come appunto Carmine D’Anelli (eletto con la lista del Presidente Pepe), che si è tirato fuori dalla coalizione complicando e non poco lo scenario politico a Palazzo Dogana. Alla Provincia, infatti, la situazione non è affatto semplice. Dopo le elezioni comunali di Foggia in particolare, con l’alleanza politico programmatica tra la sinistra e l’Udc (presente alla Provincia col centrodestra , l’orizzonte politico di Palazzo Dogana si è tinto di colori foschi tanto che da ormai sette mesi di parla di una verifica «allungata» in attesa del responso sulle alleanze per le elezioni regionali. Per questo motivo altri consilieri provinciali hanno preso le distanze e sollecitato al presidente Pepe da un lato e al Pdl dall’altro, e cioè il maggiore azionista della coalizione di centrodestra, di uscire dal vago e di chiarire definitivamente il rapporto con l’Udc, ovvero mettere fuori i centristi, liberare un paio di posti in giunta (e forse qualcun’altro) e la presidenza dell’Agenzia per l’ambiente. Chi sono questi consiglieri? Sì va da Nicandro Marinacci (ex capogruppo dell’Udc) a Paolo Agostinacchio (capogruppo della Destra), ma anche altri consiglieri hanno manifestato giudizi critici sulla conduzione dell’attività amministrativa, a cominciare da quel Rocco Ruo (Puglia prima di tutto) che già sette mesi fa aveva parlato di assessorati anestetizzati. E’ evidente che in questo scenario, in assenza di un chiarimento concreto e di prospettiva, lo spettro delle elezioni anticipate non appartiene solo alla «fantapolitica», soprattutto se l’idea alla fine sarà sorretta dai numeri, e cioè da almeno sedici consiglieri pronti a firmare per lo scioglimento anticipato a meno che non ci pensi Pepe a mandare tutti a casa
Filippo Santigliano


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