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Vieste/ Massacrò la compagna condannato a 12 anni

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Riconosciuto colpevole di morte come conseguenza di maltrattamenti: la parte civile chiedeva la condanna per omicidio volontario. “Avevo bevuto non ricordo nulla di quanto successo”.

 

Condannato a 12 anni e 4 mesi di reclusione il viestano Giuseppe Papagni di 46 anni, che mal- trattò la convivente Elizbieta Budzyn, polacca di 51 anni, sino a causarne la morte, avvenuta il 2 novembre 2008 dopo tre mesi di ricovero in ospedale. L’imputato, arrestato dai carabinieri il 27 luglio 2008 per maltrattamenti, è da tempo detenuto agli arresti domiciliari in una comunità per il recupero di alcolisti. Quando fu interrogato dopo l’arresto, sostenne di non ricordare quanto successo perchè aveva bevuto.
La sentenza è stata pronunciata poco prima di mezzogiorno di ieri dal giudice dell’udienza preliminare del Tribunale di Foggia, Antonio Diella, al termine del processo abbreviato. Papagni (assente in aula) è stato riconosciuto colpevole di morte come conseguenza di maltrattamenti, reato che prevede una pena massima di 20 anni di reclusione: considerato lo sconto di un terzo della pena previsto dal rito abbreviato scelto dalla difesa, l’imputato è stato condannato quasi al massimo della pena. Papagni dovrà anche risarcire i danni alle figlie della vittima, da quantificare in sede civile:
il giudice l’ha condannato a pagare comunque una provvisionale (un anticipo sul risarcimento) di 250mila euro. La sentenza emessa ieri va incontro alle richieste del pm Enrico Infante che aveva chiesto la condanna di Papagni a 13 anni e 4 mesi, sostenendo che il reato contestato era e doveva essère quello di morte come conseguenza di maltrattamenti: nell’ottica del pm – fatta propria dal giudice di primo grado – Papagni pur picchiando la convivente, non ne voleva certo la morte perchè voleva proseguire in quel rapporto per quanto fatto di violenza e tirannia. Tesi non condivisa dall’avv. Paolo Ferragonio, legale di parte civile per conto delle due figlie della polacca, che chiedeva una condanna per omicidio volontario, sul presupposto che la reiterazione delle aggressioni, la violenza dei colpi indicavano una volontà omicida. Il difensore di Papagni, l’avv. Innocenza Starace , ha battuto il tasto della seminfermità mentale dell’imputato causata dal suo stato di alcolista (in caso di capacità parziale di intendere e volere la pena viene ridotta) e sostenuto che Papagni doveva essere condannato soltanto per lesioni, perchè non c’era alcuna volontà di uccidere. Nella prima fase del processo (inizialmente Papagni era accusato di maltrattamenti e venne giudicato dal giudice monocratico, prima che con la morte della compagna la posizione processuale si aggravasse) era stata anche disposta una perizia psichiatrica che aveva accertato la capacità di intendere e volere del viestano. L’avv. Starace replicava – e replicherà nell’appello contro il verdetto di primo grado – che quella perizia psichiatrica era stata eseguita prima che venisse diagnosticato lo stato di alcolista cronico di Papagni che ne inficiava la lucidità mentale. Inizialmente la difesa aveva chiesto il processo abbreviato condizionato ad una perizia psichiatrica: dopo il «no» del gup, la difesa invece del processo in corte d’assise aveva comunque scelto l’abbreviato «secco» per non perdere lo sconto di un terzo della pena.
Nel passato di Papagni c’è una condanna a un anno e mezzo sempre per atti di violenza nei confronti della convivente polacca, per fatti che risalgono al 2003. Papagni fu arrestato dai carabinieri il 27 luglio del 2008 con l’accusa di maltrattamenti, in seguito al ricovero in ospedale di Elizbieta Budzyn massacrata di botte. La polacca fu trasferita all’ospedale di San Giovanni Rotondo dove morì il 2 novembre 2008, tre mesi dopo il ricovero. Dall’autopsia emerse – dicevano pm e parte civile – che le botte ricevute avevano provocato la perforazione dell’intestino, causa del decesso. Agli atti del processo anche il diario della vittima in cui annotava quando veniva picchiata dal compagno.

 


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