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LA CITTA’ DEI RE MAGI

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    La notte è fredda e limpida. Un trotto dolce di cammelli rompe appena il sidereo silenzio del deserto giudaico. Tre magoi, provenienti dall’ Oriente, cavalcano senza sosta, ravvolti in sontuosi caffettani di seta. Bisbigliano fra loro, indagando con lo sguardo ammaliato la scia di una cometa: forse pregano ardentemente che lo sciame stellare sia quello della profezia di Michea che li possa condurre a Betlemme per adorare il Salvatore.
 Sono Gaspare, Melchiorre e Baldassarre, sconosciuti Re o Sapienti di età diversa; recano chiusi nei loro scrigni, oro, incenso e mirra.
Questa è la scena che si ripete da due millenni, e che si perpetuerà finché, in prossimità del Natale, mani di vecchi e mani di bambini si intrecceranno fra i pastori di un presepio.
Ciò che a tanti appare come un rito della Cristianità e per altri una fiaba, ha invece il suo fondamento storico nel Vangelo di Matteo (2, 1-12) il testo più antico rispetto a quelli di Marco, Luca e Giovanni. E’ anche l’unico che parla di “Magi” “venuti dall’Oriente” “guidati da una stella” per adorare “il re dei giudei”.
Ma chi erano davvero i Re Magi? Dei re, dei sacerdoti, dei grandi sapienti o semplici ciarlatani? Perché ne parla solo Matteo? Da dove provenivano, da un solo paese o da più parti?
I Magi, al tempo di Erode, erano indovini-astrologi della Caldea (attuale Siria), ad est di Israele, e dunque si spiega l’asserzione di Matteo “venuti dall’Oriente”. In Caldea, appunto, si erano rifugiati dalla Mesopotamia, circa seicento anni prima, perché sacerdoti del culto daivico perseguitati dal laico e mitico re dei Persiani, Serse. La sacralità e la sapienza di una volta erano col tempo degradate a ciarlataneria, almeno per i più. Da qui la fama ambigua dei magi e il silenzio che gli altri tre evangelisti si sono imposti, preoccupati di tramandare al mondo che i primi a riconoscere il Salvatore fossero stati degli emeriti ciarlatani, per lo più pagani. L’esegesi più recente, tuttavia, sostiene (partendo dal “De Iside et Osiride”, opera di uno storico attendibile come Plutarco) che i Magi, al tempo di Gesù, avessero riacquistato la sapienzalità, ritornati ad essere i più autorevoli sacerdoti del mazdaismo, religione più diffusa per alcuni secoli nel Medio Oriente, fondata da Zarathustra. 
Zarathustra (per gli europei Zoroastro), vissuto probabilmente fra il VI e VII sec. A. Cr., nell’attuale Iran, profeta, scienziato e predicatore di grande efficacia, convertì al monoteismo ingenti folle, carovane e popolazioni nomadi dall’Armenia alla Siria, dall’Iraq all’Arabia, lungo la trafficata “via dell’incenso” che dall’Oceano Indiano risaliva la penisola arabica recando al mondo mediterraneo le merci dell’Asia orientale e del Corno d’Africa. Si spiegherebbe così la differenza somatica e di colore dei Re Magi e altresì la provenienza dei doni, quali incenso e mirra.
Zarathustra, dunque, non solo convertì, ma diffuse la scienza con lo studio della medicina e degli astri, e soprattutto eticizzò il culto, risolvendo l’antica dualità della Luce (il Bene) e della Tenebra (il Male), riconducendola alla Unità, al principio superiore dello Zurvan Akarakena, il tempo Increato (una sorta di Paradiso Terrestre del nostro Vecchio Testamento); introdusse il concetto del tempo eterno, che ciclicamente si rinnova e si rigenera nell’attesa messianica del “Soccorritore Divino” che porterebbe con sé la resurrezione universale e l’immortalità degli esseri umani. Come Gesù Cristo, Zarathustra venne accusato di sovvertire l’ordine religioso e politico, e condannato a morte atroce.
Non si può invero negare la suggestione di tante strabilianti coincidenze fra le religioni monoteiste dell’epoca. Peraltro, alcuni recenti studi confermano che i Magi della Caldea conoscessero esercizi complessi di matematica (scienza poi tramandata agli arabi) e che, attraverso una ininterrotta e secolare osservazione dei cicli e dei movimenti dei corpi celesti, avessero acquisito metodi scientifici per calcolare le eclissi e spiegare le comete e le loro parabole ellittiche. Il racconto di Matteo, ancorché breve ed essenziale , sembra concludere mirabilmente le profezie sull’Avvento, che sia del Salvatore o del Soccorritore Diurno. I tre Santi Re, rappresentativi delle tre razze e provenienti dai tre continenti allora conosciuti (Asia – Africa ed Europa), si manifestano nei tre momenti della esistenza umana (giovinezza, maturità e vecchiaia) e annunciano la Salvezza dell’Uomo per il presente, il passato e il futuro (per le tre scansioni del Tempo). Si può, pertanto, ragionevolmente pensare che i Magi testimonino, oggi come allora, le tre religioni delle Scritture, pur cavalcando alla ricerca di un unico Messia, uniti nella ragione, nella scienza, nell’amore e nella fede.
    Certo non basta un approssimativo (e fantasioso) excursus esegetico o convincerci che le tre religioni della Scrittura possano condurci all’idea di un unico Dio e unico Salvatore e Redentore. Le religioni, in quanto rivolte all’assoluto, non sono purtroppo in grado di raggiungere l’unità teologica; ma i fedeli sì, essi possono fra loro dialogare.
    Perciò, pure bella sarebbe la “Città dei Re Magi”, ove dalla sinagoga alla moschea, dai minareti alle cattedrali, tutti gli uomini di buona volontà fossero insieme chiamati ad adorare il proprio Dio, nell’amore e nel rispetto reciproco.

Mimì Spina Diana


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