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Verso le Regionali/ «Stop liti. Se Boccia vuol essere candidato deve battere Nichi»

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La chiave per chiudere la porta alle polemiche e agli scontri interni nati dalle candidature di Francesco Boccia in Puglia e di Emma Bonino nel Lazio, è una sola: le primarie. Lo sostiene la presidente del Pd, Rosy Bindi, in un’intervista alla "Stampa" aperta da una doppia premessa. «La prima: il Pd sta molto meglio di quanto sembri leggendo i giornali, e anche le elezioni regionali andranno meglio di quel che qualcuno ipotizza. La seconda: non sono una che brontola, sono il presidente dell’Assemblea nazionale del Pd e dunque quel che le dirò non è una critica ad alcuno quanto, piuttosto, un contributo a fare le scelte giuste e magari a correggerne qualcuna già compiuta. Bisogna sapere che non abbiamo molto tempo: e che dalle prossime 36 ore dipendono molte più cose di quel che si possa immaginare…».

Le primarie per la scelta del segretario e per la selezione dei candidati, rimarca Bindi, sono due punti fermi della "costituzione" del Pd. Sarà, però, nel Lazio come in Puglia, le cose sono andate ben diversamente. «C’è assolutamente tempo per rimediare. Vendola ha le sue responsabilità, ma non è pensabile immaginare di vincere in Puglia – o di considerarlo un laboratorio politico – rompendo con la sinistra di Vendola che ha fatto una scissione dal Prc. Non ce lo possiamo permettere. E la strada per uscirne è una sola: sono le primarie».

Il Pd però ha scelto Boccia… «C’è un unico modo perchè diventi il candidato anche di Vendola: che vinca le primarie contro di lui. Facciamole, e non per litigare: ma perchè questa è la strada maestra. Quando non ci sono candidature unitarie il Pd fa le primarie e le fa di coalizione. E Boccia non può dire che così salta la coalizione».

Quanto a Casini, la presidente del Pd spiega che «dimostrerà la sua forza facendo vincere Boccia alle primarie. Sia chiaro, occorre aprire all’Udc: ma va fatto con la lucidità di chi ha in testa una strategia politica per il futuro. Casini non può dirci, per esempio, che non farà mai il capo di un centrosinistra simile a quello che ha guidato Prodi, perchè nessuno glielo ha chiesto e perchè non accetto nemmeno da un possibile alleato che venga liquidata la nostra storia politica e il legame tra il Pd e Prodi».

«Io resto convinta che Casini sarà un ottimo capo del centrodestra liberato da Berlusconi: e vorrei che quel giorno, quando avremo di fronte un centrodestra migliore di quello che abbiamo oggi, il Pd sia così forte da batterlo».

Il discorso-primarie vale anche per il Lazio, «perchè se il Pd dovrà sostenere Emma Bonino è giusto che la scelga in un confronto aperto: altrimenti tutto sembrerà un modo, perfino troppo evidente, per permettere a Casini di sostenere la Polverini. Del resto, sull’uso delle primarie la mozione Bersani era così chiara da aver ricevuto il voto di quasi tutti gli ulivisti: fare del Pd la forza centrale del centrosinistra. La forza centrale, appunto: e non un partito di sinistra -conclude Bindi- ancora con la sindrome di esser figlio di un dio minore e alla perenne ricerca di qualche alleato moderato che lo legittimi a governare».


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