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Verso le Regionali/ Vendola: «Il Pd pugliese fa il tifo per me»

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Il governatore: «Se il centrosinistra parte amputando la storia del presidente Vendola si candida ad una sconfitta».

 

«Io credo che il Pd faccia il tifo per me. Il Pd inteso come decine e decine di migliaia di militanti iscritti in Puglia. E, devo dire, in tutta Italia credo che si faccia il tifo perchè sia io il candidato presidente». Nella conferenza stampa convocata, al termine delle consultazioni con i partiti del centro sinistra per verificare la praticabilità della opzione primarie, il presidente della Regione, Nichi Vendola, cita la recente intervista alla Stampa del presidente nazionale del Pd: «Se persino Rosy Bindi dice che è bene fare le primarie, che non si può rimuovere, sciogliere come neve la storia di Vendola, vuol dire che la mia vicenda è nel cuore del Pd e questo è gratificante». «Non si può pensare ad alcun allargamento – ha spiegato – se si parte con il piede sbagliato, amputando una porzione importante della propria coalizione. E un centrosinistra che in Puglia parte amputando la storia del presidente Vendola si candida ad una sconfitta».
E’ tornato ad occupare la scena politica ieri il governatore, uscendo dall’angolo nel quale lo aveva cacciato il Pd precedendolo nelle consultazioni con gli alleati sulla possibilità della candidatura del deputato Francesco Boccia, dribblando le primarie. Vendola ieri si è rivolto al Pd perchè è ora che «metta insieme un importante e vasto repertorio di buon senso politico a partire dai vertici del partito». Visto che il risultato della giornata ha visto riaffacciarsi, sul tavolo delle alleanze, le primarie come strumento dirimente del nodo politico pugliese. Alle consultazioni, però, non hanno partecipato i principali soci dell’alleanza: Udc e Pd. L’Udc non è stata invitata, «anche se continuamente – ha spiegato Vendola – attraverso i giornali io chiedo un confronto, un dialogo. E nonostante le dichiarazioni ingiuriose rilasciate nei miei confronti. Con loro bisogna discutere di programmi perchè non vorrei che l’allargamento diventasse un’armata trasformista e gattopardesca». Il Pd ha invece disertato: «Siamo stati "convocati" – ha detto Boccia – ma io non sono un dipendente di Vendola. Il presidente non ha ritenuto nemmeno di farmi una telefonata, dopo che da giorni lo cerchiamo». «Mi sono reso conto che da parte di tutte le forze politiche contattate – ha spiegato Vendola – vi è stata la disponibilità ad accettare il metodo delle primarie senza nessun preconcetto e nessuna ostilità è stata mostrata nei miei confronti».
I distinguo sono arrivati solo da Socialisti e Verdi che continuano a battere su primarie allargate all’Udc. L’ok pieno è arrivato invece dalla formazione di Rutelli (con il quale il presidente ha avuto una lunga telefonata), rappresentato da Pino Pisicchio; dalla Primavera in movimento di Enzo Divella, dai Repubblicani europei, dai Radicali, dai Pensionati (già schierati per Vendola) e dal movimento di Domenico Di Paola. Oltre che dai sindaci di Foggia, Taranto, Andria e Barletta. Il presidente vedrà anche le forze sociali e i movimenti. L’Idv, sentito telefonicamente da Vendola, ha spiegato che «non pone alcun veto e se si faranno le primarie rispetteranno il candidato scelto». Martedì prossimo, tuttavia, Vendola vedrà a Roma sia Di Pietro, che il leader nazionale dei socialisti Nencini. L’altro ieri, sempre a Roma, ha invece incontrato la Federazione della sinistra (Prc, Pdci e altri soggetti) guidata da Paolo Ferrero, «da loro è venuto forte l’invito a non rinunciare. Un sostegno importante per me».
Vendola ha dunque voluto verificare di persona, con i rappresentanti dei partiti già contatatti da Boccia, l’esito delle prime consultazioni che sembravano pendere contro le primarie e ha commentato: «Molti partiti sono stati reclutati impropriamente in uno schieramento che appariva una coalizione, si è dato pure un numero: dieci e, invece, una parte rilevante di questi ha avuto modo di spiegare che la natura dei colloqui avuti con Boccia non corrispondeva al reclutamento dentro una coalizione». C’è stata «qualche forzatura interpretativa comprensibile da parte di chi esplora. Dieci partiti oggi hanno detto che sono per le primarie, e francamente, resto perplesso quando le si connotano con espressioni come giochino». L’appello finale alla responsabilità è al Pd: «Si stanno formando due possibili coalizioni di centrosinistra in Puglia candidate a condividere un esito catastrofico: una sconfitta certa in una regione in cui ci sono, invece, tutte le carte in regola per tornare a vincere ».
Lorena Saracino


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