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Bankitalia: 80mila laureati del Sud emigrati al Nord in 5 anni

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In Puglia e Lucania ne parte uno ogni 100 abitanti.

 

Niente valige di cartone o posti a sedere sui treni espressi di terza classe. I giovani che emigrano dal Sud oggi si spostano sugli Eurostar e sugli aerei. Con tanto di trolley al seguito e una laurea in tasca. Da Puglia e Lucania parte un laureato ogni centomila abitanti. Oltre 36mila pugliesi nel biennio 2006- 2007. Meno di 20mila lucani, nello stesso periodo.

E’ l’indagine di Bankitalia su ‘La mobilità del lavoro in Italia’. Roma, Bologna e Milano le città più frequentate. La situazione è preoccupante soprattutto perché spia di un possibile circolo vizioso. Se da un lato c’è uno storico sorpasso della domanda di lavoratori con titoli di istruzione superiore, (che raggiunge la soglia del 51%) dall’altro, finalmente, si attenua la grave patologia del nostro mercato del lavoro che, nonostante sia ancora molto indietro nell’ impiego di laureati rispetto a Paesi come Francia, Germania ed Usa, da tempo soffre per i fenomeni di ‘brain drain’ (dispersione di lavoro qualificato) e ‘overeducation’ (eccesso di istruzione, almeno formale, rispetto alle reali esigenze del sistema economico).

Tra il 2000 e il 2005, secondo Bankitalia, sono emigrati dal Mezzogiorno oltre 80 mila laureati, pari in media annua a 1,2 ogni 100 residenti con un analogo titolo di studio. Il Sud è diventato quindi sempre “meno capace di trattenere il proprio capitale umano, impoverendosi della dotazione di uno dei fattori chiave per la crescita socioeconomica regionale”.

Nel 2004 è partito il 25% dei laureati meridionali con il massimo dei voti; tre anni più tardi la percentuale è balzata a quasi il 38%. Fenomeno, quest´ultimo, che si spiega con il fatto che la mobilità geografica Sud-Nord permette una mobilità sociale. I laureati meridionali che si spostano dopo la laurea al Centro- Nord vanno infatti incontro a contratti meno stabili rispetto a chi rimane, ma a uno stipendio più alto.

Il 50% dei giovani ‘immobili’ nelle nostre regioni, non arriva a mille euro al mese, mentre il 63% di chi è partito dopo la laurea guadagna tra mille e 1500 euro e oltre il 16% più di 1500 euro. Gli stessi ragazzi però tornano a casa, da mamma e papà. La conferma arriva anche dall’Istat (i dati si riferiscono al periodo 2003- 2007): i giovani che hanno lasciato la casa dei genitori sono stati infatti pochi, il 20,8 per cento del totale.

Il 79,2 per cento, invece, vive ancora a casa. Il cosiddetto ‘esercito di bamboccioni’ estende la categoria dei giovani-figli fino ai 39 anni. E’ troppo abusato quel “Coi tempi che corrono bisogna aiutare i giovani”. Eppure il 2010 si è aperto con i buoni propositi: la conclusione del dibattito sugli ammortizzatori sociali.


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