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Omicidio Alfieri: cadute le vecchie alleanze

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Gli investigatori dell’arma non escludono nessuna ipotesi in merito all’omicidio di Michele Alfieri, sebbene la pista più battuta, fino a questo momento, resta quella della risposta all’uccisione di Ciccillo Libergolis, avvenuta la sera del 26 ottobre scorso.  Michele Alfieri assassinò la mattina del due marzo 1992 in piazza a Monte Sant’Angelo, con sette colpi di pistola Matteo Libergolis, figlio maschio di Ciccillo. Subito dopo si consegnò alla giustizia e venne condannato a cinque anni e mezzo. Lo fece – dichiarò agli inquirenti – per vendicare la morte del padre Peppino ammazzato, insieme allo zio Pietro, nel marzo del 89. Questo fatto di sangue apre però nuovi scenari criminali. Si mescolano le alleanze nel paese caro all’arcangelo San Michele. Bisogna cristallizzare i nuovi accordi tra le famiglie degli allevatori del promontorio, in lotta dal dicembre del 1978. In principio fu una lite, fra le famiglie Primosa e Libergolis, fino ad allora socie in affari: a dividerle per sempre fu un pascolo abusivo di bestiame. Trenta due anni suonati a colpi di lupara: 34 omicidi, oltre a quelli scomparsi e mai più ritrovati. Figli, fratelli e padri sanguinari, pronti anche a uccidere i propri consanguinei pur di rivendicare l’orgoglio dell’appartenenza alla ‘famiglia’. "E’ rischioso privilegiare una pista – ha detto questa mattina il maggiore dei carabinieri Rocco Italiano, comandante del reparto operativo di Foggia – così come è rischioso analizzare i nuovi episodi criminali del Gargano basandosi solo sulle vecchie alleanze".


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