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Inchiesta Sanità-Puglia «No ad un nuovo arresto per Lady Asl»

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Presi due funzionari.

 

Il gip tribunale di Bari Vito Fanizzi ha respinto una nuova richiesta di arresto per l’ex direttore generale della Asl Bari, Lea Cosentino, posta ieri agli arresti domiciliari nell’ambito di un’altra indagine sulla gestione della sanità pugliese. L’arresto è stato negato anche per il direttore amministrativo della Asl Bari Francesco Lippolis. I due sono quindi indagati a piede libero assieme all’imprenditore barese Gianpaolo Tarantini, balzato agli onori della cronaca per aver inviato donne, tra cui la prostituta Patrizia D’Addario, nelle residenze private di Silvio Berlusconi.

Nell’ambito dell’indagine sono stati invece posti oggi agli arresti domiciliari Antonio Colella, ex capo area gestione patrimonio della Asl Bari ed ora direttore amministrativo dell’ospedale di Molfetta (Bari), e Michele Vaira, funzionario addetto all’area gestione patrimonio dell’Asl Bari. I reati contestati ai cinque sono, a vario titolo, associazione per delinquere, corruzione, peculato, turbativa d’asta e falso. Fanno riferimento alla gestione delle gare e alle trattative per l’acquisto di attrezzature e protesi sanitarie e all’affidamento di servizi presso strutture sanitarie.
A carico dei tre vi sono diverse intercettazioni telefoniche.

E’ stato proprio Tarantini (ai ‘domiciliari’ dal settembre scorso per detenzione e spaccio di droga) con le sue dichiarazioni ritenute attendibili dal giudice, a collaborare alle indagini della guardia di finanza e a svelare i presunti intrecci corruttivi. Tarantini è ritenuto dall’accusa l’organizzatore dell’associazione per delinquere e aveva il compito di curare i rapporti «con esponenti delle istituzioni e con dirigenti della Asl al fine di individuare gli strumenti necessari ad interferire sulla regolarità delle gare e altresì corrompendo i pubblici ufficiali».

COME FUNZIONAVA LA «SQUADRA» DI TARANTINI
Nella Asl Bari c’era una ‘squadra’ di funzionari voluta e fatta nominare da Gianpaolo Tarantini che faceva in modo che l’imprenditore barese, noto per aver inviato donne ed escort nelle residenze private del premier Silvio Berlusconi, vincesse tutti gli appalti per la fornitura di protesi e di attrezzature sanitarie.  In quattro mesi (da settembre 2008 a gennaio 2009) – secondo l’accusa – ‘Gianpi’ ha fatto affari per circa 800.000 euro, vincendo sei appalti e ricambiando gli sforzi degli amici-pubblici ufficiali con regali e escort. 
Per creare la propria squadra, Tarantini – secondo l’accusa – si è avvalso della complicità di Lea Cosentino, ex direttore generale della Asl, dalla quale ha fatto nominare Colella e Lippolis ai vertici degli uffici che gestiscono gare e licitazioni private e che predispongono  delibere e determine (atti con i quali si autorizza la fornitura d beni e servizi e si liquida la spesa). E per ricambiare i favori ricevuti – sempre secondo la procura – Tarantini ha tra l’altro pagato a lady Asl costosi soggiorni a Roma, Nizza e Montecarlo, le ha regalato esclusivi capi d’abbigliamento, un  Rolex Daytona e le ha messo a disposizione auto e autisti per i viaggi. 
Poi ha promesso al manager di far da mediatore con l’ex vicepresidente della giunta pugliese, Sandro Frisullo (Pd), con il ministro per gli Affari Regionali, Raffaele Fitto, e con il premier Berlusconi per alimentare – secondo la pubblica accusa – le aspirazioni di Cosentino “di rivestire cariche politiche o, comunque, di conservare quella politico-amministrativa”.
Di tutt’altro genere le utilità avute dagli altri funzionari: Colella avrebbe beneficiato di una cospicua somma di danaro e delle prestazioni sessuali di Maria Teresa De Nicolò (una delle escort della scuderia Tarantini); Lippolis avrebbe ottenuto 30.000 euro; Vaira mille euro. Ma il sospetto che la «squadra Tarantini» fosse spregiudicata e che non lasciasse nulla di intentato è contenuta nell’accusa di peculato. Per la fornitura di tavoli operatori del valore di circa 514.000 euro, il gruppo, nel dicembre 2008, arrivò ad alzare il prezzo della fornitura di 166.000 euro. Ovviamente la somma fu intascata – secondo l’accusa – dal quartetto su istigazione di Tarantini. 


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