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Vieste – Media «Spalatro», polemiche sul compito «In Italia si rischia la dittatura?» [Audio]

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L’argomento del tema («Pensi che il tuo paese (l’Italia) sia definitivamente libero, democratico, assolutamente lontano da qualunque possibile ritorno ad una dittatura?») assegnato agli alunni della terza media della scuola media ‘Spalatro’ ha suscitato polemiche. Di seguito la lettera di un genitore, le interviste alla docente coivolta ed alla dirigente Apruzzese.

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Si può assegnare come compito per casa di Natale, ad una classe di tredicenni (parliamo di scuola media inferiore, di ragazzi che sul telefonino si scambiano via bluetooth fotografie di Marco Carta e scaricano mp3 di «Estranei a partire di ieri» di Alessandro Amoroso, la talentwinner di Amici di Maria De Filippi), un tema che reciti testualmente «Pensi che il tuo paese (l’Italia) sia definitivamente libero, democratico, assolutamente lontano da qualunque possibile ritorno ad una dittatura? Oggi in ambienti politici si parla di eventuali modifiche della Costituzione per assegnare maggiori poteri al capo di un governo, per migliorare la governabilità (zuccherino, nds) e per evitare intralci da parte di chi è all’opposizione e del governo stesso (supposta insinuatoria nds). Parlane con qualcuno».
Si può proporre una disamina, che Il Corriere della sera, riserverebbe, semmai alle dottissime disquisizioni di un liberal come Piero Ostellino e di un progressista come Furio Colombo, ad alunni di cui sopra?
Il dilemma mi ha trastullato, da quando mia nipote, ha scelto come «parlane con qualcuno» suo zio, che sono io, al quale ne ha chiesto lumi, dopo aver confessato con il candore e la buona fede gigliata di quell’età «Sai zio, ho anche letto su Internet che Berlusconi è un dittatore!» ormai ferma ad un solo millimetro dalla seguente deduzione illogica, ma apparentemente logica «se lo dice Internet e se la prof mi assegna questo tema, vuol dire che non è poi una domanda tanto campata in aria…».
Confesso che non riesco a capacitarmene, o meglio me ne capacito se do retta a quanto scrive sulla scuola Giovanni Floris (sì, quello che conduce Ballarò) quando la apostrofa come «la fabbrica degli ignoranti», o la preside spezzina Mitì Vigliero Lami che nel best seller «Lo stupidario dell’Immaturità» ha raccolto gli incredibili strafalcioni di decine e decine di insegnanti per i quali varrebbe il detto «medico cura te stesso».
Tuttavia non me ne capacito, perché da un insegnante che si rispetti, ti aspetti che a quella scolaresca assegni un compito del tipo «Informati e parla con qualcuno su quali sono i principali organi dello Stato? Chi fa le leggi? Da chi è eletto e cosa simboleggia il Presidente della Repubblica? E il Presidente del Consiglio? Cosa sono la Camera e il Senato? Qual’è la legge fondamentale dello Stato? Quali diritti fondamentali tutela? Cosa sono le Regioni, le province e i comuni? Qual è la principale funzione dei giudice?». Invece, niente di tutto questo.
Chi sta dietro la cattedra, assegnando quel tema, ha scelto invece di farli attraversare il Rubicone della corretta lezione di educazione civica ed ha deciso motu proprio tendenzioso che anche quegli alunni, fin dalla tenera età dei poster in cameretta di Marco Carta ed Alessandra Amoroso, devono macchiarsi i grembiulini con il fango della bieca speculazione politica, seppure ammantata dalla finta nebbia parcondiciana di generici «ambienti politici in cui si parla…». E chissà, magari confidando pure che qualche genitore, esposto ad una forte abbronzatura politica, rimandi a scuola il proprio figlio con tanto di elmetto con sopra scritto «Sì, papà mi ha raccontato che Berlusconi è uno che vuole comandare su tutto e su tutti e rischiamo di non essere liberi neanche in questa scuola». A quel punto dallla cattedra avrebbe pronto un bel «Bravo Giannino, vedo che hai approfondito bene la lezione».
E’ bene dunque che se ne parli, che anche a quel grado di istruzione, prima che cominci la lezione, sia giusto inalare l’aula, con un sano spray di deodorante anticapodelgoverno che comincia con la lettera B, da disperdere nell’ambiente, che si attacchi ai vestitini e il cui odore si conservi poi a casa o tra i compagni di compiti a casa, deve aver pensato l’incauta docente.
Anche ai ragazzini che nascondono nello zaino il Cookie della Lg o che cicaleggiano su Facebook  vanno propinati per sommi capi finti vangeli secondo il timore della dittatura, del regime di quello lì, del non disturbiamo il manovratore, così come li propinano in televisione, sui giornali, nel cabaret.
Ora sia chiaro, che ognuno possa essere libero di pensare, scrivere, diffondere l’opinione che in Italia si rischi una dittatura è legittimo; giusto o sbagliato nel merito, è comunque legittimo. Al riguardo, però, occorre una cautela di buona fede. Vale a dire che tale lettura sia devoluta, propinata a favore di chi ha armi e bagagli di spirito critico per farsela propria o per contrastarla a più non posso. Particolare che al docente di cui trattasi è sfuggito clamorosamente, visto che si tratta di ragazzi che se gli nomini la Corte costituzionale, ti rispondono Corte di Re Artù.
Il fatto che una tale operazione possa anche solo profilarsi di subdola o malcelata propaganda indirizzata ad alunni di una scuola media inferiore si presta a malafede che tradisce spirito, funzione e deontologia di chi è chiamato a svolgere la fondamentale e nobile funzione dell’insegnamento.
Per la cronaca ho riferito a mia nipote che in Italia il capo del governo è scelto nell’ambito di libere elezioni, nel corso delle quali si eleggono anche i membri del Parlamento. Liberamente e legittimamente è stato eletto capo del governo Romano Prodi che faceva parte di un certo tipo di schieramento (non potevo dirle di sinistra, perché a 13 anni difficilmente si percepiscono le sfaccettature del saggio di Norberto Bobbio «Destra e Sinistra»). Poi, liberamente e legittimamente, è stato eletto capo di governo Silvio Berlusconi, che fa parte di un altro tipo di schieramento. Per governare — le ho ulteriormente spiegato in parole quanto più semplici ed immediate possibili —, il capo del governo necessita della fiducia, espressa con un voto, dei rappresentanti del popolo liberamente eletti in Parlamento e se anche si mette in testa di cambiare la Costituzione, può farlo solo attraverso una legge che segua un percorso speciale, che avrai modo di comprendere quando frequenterai gli studi superiori. Se poi pensa di farlo senza seguire questo percorso speciale, con le firme di migliaia di elettori, anche nostre, è possibile ottenere una consultazione dove ti esprimi con un si e con un no e bocciarla, come è successo di recente, per poi considerarla mai esistita.
L’Italia, le ho poi spiegato, è un paese che fa parte dell’Unione Europea, che nel mondo rappresenta la culla delle democrazie, cioè dei governi e dei parlamenti liberamente eletti dal popolo, insieme alla Francia, la Germania, l’Olanda ecc.
Nell’Unione europea le dittature non sono ammesse e se qualcuno si mette in testa anche solo di imitarne qualcuna va incontro a seri rischi economici, per esempio l’Europa può negare, tra le altre cose, gli aiuti al nostro Sud, interromperci le forniture di energia, ecc.
Per non parlare poi dei problemi sociali, culturali che potrebbe causare una simile intenzione, quando anche rimanesse solo una intenzione.
«Zio grazie per averne parlato con me. Però su Internet c’è scritto e la prof…».
lettera firmata da un genitore

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La docente Rosanna Martucci si difende: «Il tema non è fuorviante»
«INSEGNO AI RAGAZZI A RAGIONARE CON LA LORO TESTA»
L’argomento del tema («Pensi che il tuo paese (l’Italia) sia definitivamente libero, democratico, assolutamente lontano da qualunque possibile ritorno ad una dittatura?») assegnato agli alunni della terza media della scuola ‘don Antonio Spalatro’ di Vieste, da Rosanna Martucci, docente di Educazione Civica ha fatto sorgere il sospetto di una sorta di deviazione di carattere politico. Lo spunto è stato preso dalla storia della professoressa in questione che non ha colori ben precisi, anche se nel suo curriculum figura un trascorso nel coordinamento cittadino del Pd, che ha però avuto brevissima durata, perchè si sarebbe dimessa non condividendo la gestione accentratrice del segretario e la blanda opposizione al governo di centrodestra. La deduzione fatta da alcuni è che una professoressa ‘rossa’ vuole corrompere i suoi alunni e piegarli a sinistra, sfruttando il suo ruolo di educatrice per ispirare i propri studenti.
«La traccia che ho dato agli alunni — ha spiegato alla stampa provinciale Rosanna Martucci — non è assolutamente fuorviante, ma parte da un lavoro costante, che noi facciamo dalla prima media e si ispira ai valori fondamentali della democrazia, che noi abbiamo ereditato e dobbiamo fare in modo di mantenere. I miei alunni hanno tredici anni, ma sanno bene cos’è la costituzione che noi stiamo studiando articolo per articolo, quindi sono assolutamente in grado di svolgere un tema del genere, perchè ne hanno le nozioni. Io insegno il rispetto della democrazia, — ha poi proseguito la docente — altro che deviare gli alunni. Sono una persona assolutamente libera, ed insegno ai ragazzi a ragionare con la loro testa». Riguardo al suo breve trascorso politico, la professoressa ha assolutamente ridimensionato la sua avventura nel Pd, che risale ai tempi di Veltroni: «Sarò stata presente al coordinamento massimo un paio di volte, ma mi sono subito tirata fuori, perchè la logica del partito non mi appartiene. Il partito t’ingabbia, ed io mi ritengo talmente fuori dai movi-menti politici che considero quella un’esperienza assolutamente negativa».
Sulla tesi che i ragazzi avrebbero potuto trovare forti difficoltà nello svolgere un lavoro del genere, ha replicato che: «Non è affatto vero che hanno trovato difficoltà, anche perchè era un compito che i ragazzi hanno svolto assieme ai genitori che hanno spalleggiato il loro lavoro, ed io ho avuto un riscontro di grande ottimismo e di grande fiducia da parte dei ragazzi, e quindi dei genitori stessi».

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Donatella Apruzzese, dirigente scolastico scuola media unica "Alighieri-Spalatro" di Vieste

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