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Puglia, il premier riapre i giochi. Ora ha il dubbio che con Palese non si vinca

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 Dal Corriere della Sera per un sondaggio: dubbi sul candidato PDL. Si cerca un’intesa con l’Udc e un passo indietro alla Poli Bortone. Fitto: noi siamo già in campagna elettorale.

 

In Puglia la partita ufficialmente è chiusa. Per il Pdl correrà Rocco Palese. Per il Pd Nichi Vendola, sostenuta dall’Udc Adriana Poli Bortone. Ufficialmente non significa però che la situazione non possa cambiare. Ieri sera a Palazzo Chigi sussurravano che in effetti ancora tutto può succedere. La stessa cosa ai piani alti di Montecitorio, ovvero nello staff di Fini. E anche dalle parti di Pier Ferdinando Casini la notizia trovava conferme.
Perché un candidato ufficialmente designato come Rocco Palese è ancora messo in discussione? Perché il Pdl non è sicuro di vincere, perché l, perché alla fine per un bilancio della vittoria elettorale (possibile che fra Pdl e Pd finisca 7 a 6) la Regione potrebbe risultare decisiva. C’è anche un altro motivo che lascia aperto più di uno spiraglio: l’insoddisfazione del Cavaliere per come sono state decise le candidature dai vertici del suo partito. Lui se n’è tenuto distante, o comunque non ha retto le fila come in altre occasioni, ora si lamenta che non può mai permettersi nessuna libertà a meno di correre il rischio di assistere a dei «pasticci».
Un ripensamento sulla Puglia avrebbe del clamoroso. Significherebbe chiedere un passo indietro ai due candidati del centrodestra, convergere su un terzo nome che si sta cercando. Sia Casini che Fini che Berlusconi in queste ore non sarebbero esclusi dalla ricerca. Sarebbe di certo uno smacco per Raffaele Fitto, ministro degli Affari regionali, che Palese ha voluto con tempi che altri nel partito hanno giudicato frettolosi. Ma se fosse per il bene comune, e per decisione del Cavaliere, non c’è dubbio, confermano a Palazzo Chigi, che una decisione nuova potrebbe anche arrivare. E c’è persino chi immagina che possa restare in piedi la sola Poli Bortone. Fitto, da parte sua, smentisce totalmente: «Per noi la campagna elettorale è già iniziata, stiamo facendo le liste…».
Non è detto ovviamente che alla fine cambi qualcosa, ma il solo fatto che la partita non sia chiusa e che ci pensino i due fondatori del Pdl e l’ex presidente della Camera significa che per tutti e tre una riconferma di Nichi Vendola al governo regionale viene data per più che possibile. L’insoddisfazione del premier, che ha già concesso due grandi Regioni come Piemonte e Veneto alla Lega, si rafforza con i primi sondaggi sulla Polverini (decisa da Fini), che nel Lazio vedono la ex sindacalista sotto di 3 punti rispetto alla concorrente Emma Bonino. A dare voce al malessere intorno alla Puglia è stato ieri Giorgio Stracquadanio, poche ore più tardi ripreso pubblicamente in Aula dai vertici del partito: «Di fronte alla crisi del laboratorio pugliese di D’Alema e Casini— ha dichiarato il deputato del Pdl — il partito non ha saputo che rinserrarsi nella sua ridotta, forzando i tempi per giungere a una candidatura ufficiale, come se fosse la stessa cosa confrontarsi con Francesco Boccia e la coppia D’Alema-Casini piuttosto che Vendola. E così ne è scaturita una candidatura tutta di apparato, resa pubblica con parole degne di un politburo, non di un partito carismatico».
Insomma Berlusconi non ha torto se lamentandosi, anche contro se stesso, parla di un automatismo fra la delega ai vertici del Pdl e il pasticcio. Nel Pdl ci si conforta con i guai altrui. Paolo Bonaiuti, sottosegretario e portavoce del premier, che paragona il processo Mediatrade a «fegatelli di pollo venuti fuori dalle frattaglie di altri processi», prende in giro Bersani e il riavvicinamento con l’Idv: «Dopo i disastri dell’Emilia e della Puglia, il Pd si rimette completamente nelle mani di Di Pietro. Contento Bersani, ma in che mani si è messo!». Analogo ragionamento compie Fabrizio Cicchitto, che nella ricostituzione di un fronte fra Idv e Pd intravede «la liquidazione dell’ipotesi delle riforme istituzionali».
Marco Galluzzo 


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