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Omicidio Carpino, svelato il mistero sul delitto

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A distanza di cinque giorni si è finalmente composto il puzzle di indagini in merito all’uccisione di Michele Bramante, il pensionato di Carpino sgozzato all’interno della sua abitazione. I carabinieri avevano fermato la moglie dell’uomo, Antonia Russo, fermo poi convolidato dal Gip del tribunale di Lucera. Intorno a lei, infatti, si sono mosse le indagini.  Domenica scorsa, giorno del delitto, i primi ad intervenire sul posto, dopo la telefonata dei figli della coppia che risiedono in Germania sono stati i sanitari del 118. Nella tarda serata, però, è stato richiesto l’intervento di un medico legale che ha constatato il decesso da ‘azione meccanica’ e non come si era sospettato in un primo momento da emorragia dovuta all’esplosione di una vena all’altezza della gola, dove l’uomo due mesi prima subì un intervento per un tumore. La scena del crimine è apparsa sin da subito poco chiara; la stanza, così come le pareti, erano state completamente ripulite da eventuali tracce di sangue. Poi, a seguito di una perquisizione, i carabinieri hanno recuperato la camicia da notte della donna, macchiata di sangue ed una sciarpa in lana completamente intrisa, probabilmente utilizzata dalla Russo, sostengono gli inquirenti, per tamponare la ferita alla gola del pensionato. Inoltre, immediatamente dopo il delitto i militari hanno anche sequestrato in casa dei due coniugi un paio di forbici e dei ferri utilizzati per lavorare la lana. Secondo gli stessi, queste potrebbero essere le probabili armi dell’omicidio. Inoltre la donna ha dichiarato versioni contrastanti in merito alla ricostruzione dell’accaduto, che non hanno affatto convinto gli investigatori che, pertanto, ne hanno disposto il fermo. Inoltre la pensionata chiedeva di continuo di poter raggiungere i figli in Germania. Particolare che, dicono i carabinieri, avvalorerebbe la tesi accusatoria nei suoi confronti.


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