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Il sottosegretario Mantovano rivela «Permesso a punti ecco come funziona» 

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Si chiama «accordo di integrazione»: è un patto che un immigrato regolare dovrà firmare in questura o in prefettura al suo arrivo in Italia per ottenere un permesso di soggiorno a punti. Un impegno formale a rispettare una serie di condizioni, che implicano anche il livello di istruzione, per garantirsi il rinnovo del permesso alla scadenza biennale: nell’ottica del legislatore, è un incentivo all’integrazione sociale. Per i critici è un modo per trasformare la cultura in un nuovo muro contro l’immigrato. L’«accordo di integrazione» introduce questo sistema a punti, da aggiungere o sottrarre al punteggio base di 30 punti che verrà riconosciuto a tutti i nuovi immigrati con il permesso di soggiorno. A coordinare il lavoro dei vari dipartimenti dei ministeri dell’Interno e del Welfare intorno a questo provvedimento è il sottosegretario all’Interno Alfredo Mantovano, che difende la filosofia di fondo di questa disciplina, già contestata non solo dalle opposizioni ma anche all’in – terno dello stesso governo.

«Si tratta di misure – spiega Mantovano alla Gazzetta – volute perché lo straniero abbia supporti per non sentirsi un pesce fuor d’acqua quando arriva in Italia e possa capire come si vive qui. La prospettiva non è penalizzare l’extracomunitario con un percorso a ostacoli, ma al contrario permettergli un percorso di integrazione».

Onorevole, già circolano alcune anticipazioni del provvedimento che hanno sollevato le prime critiche. «Lasciamo perdere…».
Appunto. Allora ci spieghi come funzionerà. «Lo straniero con la firma di questo accordo si impegna a conoscere la lingua italiana, a conoscere i valori fondamentali della Repubblica, a conoscere come funziona la vita civile nel nostro Paese. Non si tratta di prendere la laurea in diritto pubblico, ma di avere le minime cognizioni per uscire di casa e sapere dove andare. La lingua, per esempio: è previsto il livello minimo essenziale per farsi capire, solo i primissimi elementi».
E sui valori della Repubblica? «Per esempio l’uguale dignità tra uomo e donna e in generale tra ogni essere umano, cosa non sempre scontata. Così come per la vita civile, noi insistiamo sugli aspetti sociali, cioé sapere cos’è la Asl, come ottenere un medicinale in farmacia, oppure l’obbligo scolastico per i figli minorenni, in genere come fruire del servizio sociale. Tutto è funzionale a rendere migliore la vita, non a danneggiarla. Prevediamo perciò una formazione civica: un corso di cinque o dieci ore promosso da prefettura e enti territoriali».
Questo nella prima fase. E poi? «Così funziona sino alla prima scadenza del permesso. Per il rinnovo scatta il sistema del punteggio: i 30 punti iniziali possono crescere o diminuire in base ad alcuni indici prestabiliti».
Quali sono i criteri di decurtazione? «Sono molteplici: le condanne penali, le misure di prevenzione, o anche l’inadempimento dell’obbli – go scolastico. Vengono sottratti 3 punti per condanne fino a tre mesi, 5 punti per condanne da 3 mesi a un anno, 10 punti da uno a due anni, 15 punti da due a tre anni e venti punti per condanne a più di tre anni di reclusione».
Alla scadenza di questo biennio di permesso, che succede con i punti? «Si fa una verifica sul rispetto dell’accordo: se i punti sono diminuiti, la proroga del permesso vale solo per un altro anno con un ulteriore impegno formale da parte dell’immigrato; se invece nel punteggio si scende sotto lo zero, allora il permesso è revocato e lo straniero viene espulso».
E i punti in aumento, invece, come funzionano? «Il punteggio è differenziato a seconda della conoscenza della lingua: se è parlata 8 punti, il doppio se è anche scritta; se il livello di conoscenza è superiore l’oscillazione sale tra i 22 e i 26 punti. Chi frequenta corsi di cultura civica acquisisce sei, nove o dodici punti a seconda del livello del corso, altri 4 punti per i corsi di istruzione, 20 punti per il diploma professionale e così via».
Cioé la cultura premia molto più di quanto penalizzi un reato? «Sì, il punteggio in positivo è più generoso di ciò che viene tolto, perché l’intento non è punitivo ma punta a favorire l’integrazione. Qui si parla di elementi fondamentali finalizzati all’integrazione».
Nelle stesse condizioni di un immigrato, quanti punti secondo lei guadagnerebbe un cittadino italiano nato in Italia da genitori italiani se interrogato su domande di educazione civica? «Un qualsiasi ragazzo italiano di 14 anni, cioé nella fascia dell’obbligoscolastico, riconoscerebbe ad esempio la stessa dignità all’uomo e alla donna. E tranne qualche pazzo, sarebbe difficile per noi dare una risposta sbagliata a proposito di differenze razziali o sul colore della pelle».
Non trova singolare imporre queste regole a punti alle stesse persone costrette a lavorare in nero, senza tutele previdenziali, senza assistenza sanitaria? «Un datore di lavoro compie illeciti penali e amministrativi in certi casi, dunque lo Stato interviene anche su questo fronte. E la legge garantisce l’assistenza sanitaria anche a un clandestino; certo, se il clandestino necessita di lungodegenza o di fisioterapia è diverso, viene espulso. Ma la sua salute è salvaguardata dalla legge, non c’è obbligo di denuncia a carico dei medici».
Eppure queste misure non piacciono anche a esponenti del centrodestra, come il ministro Giovanardi. «Questa è una norma di buonsenso, in attuazione del pacchetto sicurezza che è una legge già approvata. Le eccezioni sollevate dipendono solo da un difetto di informazione perché il provvedimento non è ancora pubblicato».
Crede che i vescovi accetteranno che un immigrato possa essere espulso per demeriti culturali? «Ogni critica è di sprone a fare meglio e di più, purché sia basata sugli atti. Al momento ogni valutazione non può essere basata sugli atti perché gli atti non sono ancora stati pubblicati. E comunque questo meccanismo già vige in altri Paesi, per esempio nel Regno Unito. Per noi comporterà uno sforzo organizzativo notevole perché si tratta di valorizzare ciò che già esiste per l’integrazione degli extracomunitari. E forse eviteremo pure qualche spreco di risorse…».
Che tempi prevede per l’entrata in vigore di questa nuova norma? «La procedura prevede l’acquisizione di vari pareri. Ora siamo al Consiglio di Stato. Credo che nel giro di qualche settimana il ministro dell’Interno potrà firmare il decreto attuativo della legge».


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