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Vieste – COPIA RARA DI UN APPROFONDITO STUDIO DELL’800 SULLA NAVIGAZIONE TRA L’EUROPA E L’AMERICA

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Il Comune di Vieste fino alla metà del Novecento non aveva una sua biblioteca. I soli libri che possedeva erano dei volumetti ben rilegati contenenti la raccolta annuale delle leggi pubblicate nel corso di alcuni decenni prima e dopo l’Unità d’Italia. Altre occasionali pubblicazioni arrivavano di tanto in tanto.

 Ma queste, col passare del tempo, insieme con le carte comunali divenute inservibili, finivano nei sacchi destinati al macero. Salvo qualcuna.
E’ il caso di una rarità libraria, evidenziata per noi dal prof. Tommaso Nardella di San Marco in Lamis, ricercatore e fecondo scrittore di storia garganica. Il suo lungo titolo ne anticipa il contenuto. Quasi completo è «Guida Generale della navigazione per le coste dell’America del Sud dal Rio della Plata al Parà, nella quale si tratta de’ fenomeni più notevoli dell’Oceano Atlantico, de’ venti, delle correnti, degli uragani, delle temperature e della profondità del mare, aggiuntavi l’esposizione delle carte dei venti e delle correnti del Maury, nonché de’ brevi cenni su taluni degli animali che s’incontrano nell’oceano, e sulla igiene navale. Opera corredata di disegni, tavole, vedute dei principali ancoraggi, delle coste e delle isole dell’Atlantico e d’una collezione delle migliori e più recenti piante dei porti, delle rade e degli atterraggi per facilitare la navigazione delle coste e dei principali fiumi».

Si tratta di un’indagine-studio eseguito nel 1844 dal capitano di fregata della Marina Napoletana Eugenio Rodriguez durante una missione compiuta con la nave Urania, per incarico del re Ferdinando II regnante in quel tempo sull’Italia meridionale. Stampato a Napoli, uscì in un limitato numero di copie, in due tempi e in due volumi, il primo nel 1854 e il secondo nel 1857.
Di quella pubblicazione, oltre alla copia che si trova nella Biblioteca dell’Istituto Idrografico della Marina, sembra che ne esistano solo altre due. Una presso la Biblioteca nazionale di Napoli, mancante però della cartografia che l’arricchiva, asportata chissà quando da mano incosciente, l’altra, integra, conservata nel nostro Comune.

Dal punto di vista scientifico l’opera, pur densa di informazioni e di dati, accurata, ponderosa (il primo volume consta di 975 pagine, 57 tra carte e vedute e 12 tavole sulle rotte atlantiche, il secondo di 1246 pagine, ancora 57 carte e vedute e 12 tavole), oggigiorno, è sicuramente superata. Ciò non pertanto ci sta bene averla negli scaffali del nostro Comune per il suo pregio storico-documentario, e per essere quasi un unicum. Merito dei civici amministratori del passato che hanno saputo custodirla e tramandarcela.
Nel grande quadro culturale del Meridione d’Italia è, ovviamente, una piccolissima cosa, solo un puntino, che tuttavia può collocarsi fra gli elementi rivisitati da alcuni anni a questa parte, da più di uno studioso, volti a riconsiderare con maggiore obiettività il ruolo svolto dai Borbone che sedettero sul trono del Regno delle Due Sicilie. I quali, per quanto siano stati indubbiamente manchevoli sul piano delle riforme sociali e politiche, talora avversi, – l’arretratezza generale loro imputata veniva da molto più lontano – non furono nel complesso così oscurantisti come la propaganda nazionale post-risorgimentale volle descriverli. Nei 125 anni di loro governo (1734-1860), i cinque re che si susseguirono sul trono delle Due Sicilie seppero dar vita a iniziative culturali ed economiche di notevole spessore, in alcuni casi anche di avanguardia. Se ne è vista un’ampia panoramica in un documentario di qualche anno fa condotto dalla regista Lina Wertmuller e dallo storico dell’arte Philippe Daverio.

 

Ne ricordo alcune. Fra le culturali, i ben noti scavi di Pompei, iniziati nel 1748 e proseguiti per decenni con molto impegno e rigore, la reggia di Caserta, il teatro San Carlo di Napoli, il Real Museo Nazionale di Napoli, il primo in Europa organizzato nel senso moderno attuale, a cui, poi, il re Ferdinando IV donò la proprietà ereditata dalla nonna materna Elisabetta Farnese, le collezioni che suo padre custodiva a Capodimonte e altri tesori d’arte presi dal palazzo Farnese di Roma. Fra le economiche, gli impianti industriali di Pietrasanta (oggi museo) nei quali furono realizzate le prime locomotive d’Italia , cui seguì la costruzione della prima ferrovia italiana, la Napoli-Portici, inaugurata nel 1839, la fabbrica di porcellane di Capodimonte, le seterie di San Leucio (visitabili anche quelle), i nuovi cantieri navali. Oltre a quanto innanzi, ripercorrendo le pagine della storia molto altro si potrebbe inserire nelle predette categorie. E anche fuori di esse. Una, per esempio, che era napoletana la prima nave a vapore che attraversò il Mediterraneo (detto per inciso, era comandata da un brillante ufficiale di marina legato al Gargano, Giuseppe Libetta, «gloria che sarà sempre invidiata alla bandiera napoletana», come presagisce la dedica scolpita sulla sua tomba nella chiesa madre di Peschici, paese di sua moglie, Carmela Miraglia, nipote di Pietro Giannone); un’altra, che batteva bandiera napoletana la flotta più numerosa dei vari Stati italiani. Aggiungasi un tesoretto di 443 milioni del Banco di Napoli che, insieme con le navi, fu portato in dote all’Italia unita.

 

Ho avuto occasione di visionare i due volumi e dare uno sguardo rapido alla prefazione. Se nel titolo l’autore enuncia dettagliatamente i contenuti dell’opera, nella prefazione, tra le altre cose, ne dichiara sinteticamente il senso e il fine, cioè «lo studio dei principali fenomeni che interessano il navigatore affinché prenda consapevolezza che l’insieme di cognizioni che egli chiama »pratica», oggimai è diventata «scienza»».
Sono parole di un uomo moderno del suo tempo, che ne tiene il passo, e sa guardare anche al futuro.
Meritati complimenti, dunque, ci sembrano dovuti, sebbene postumi e virtuali, all’autore e ai suoi collaboratori e, diciamo pure, al regale committente, nonché un pensierino di gratitudine per la stilla di decoro che quei due volumi riflettono sul nostro archivio comunale.
Ludovico Ragno


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