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PESCHICI ANNI 50: UN SET CINEMATOGRAFICO

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Clicca per Ingrandire E’ del 1897 il primo film sulla Passione di Cristo: il fotografo parigino Léar dirige “La passion du Christ”. Si tratta di alcuni “tableaux vivants” allestiti in occasione della Pasqua. Sono passati appena due anni dalla nascita della macchina da presa. I fratelli Lumière si rendono conto del grande impatto sul pubblico del tema religioso: ecco nascere il cortometraggio “Vues représentant la vie et la passion de Jesus- Christ” (Vedute che rappresentano la vita e la passione di Gesù), ribattezzato “Passion Lumière”. Tredici episodi, dalla adorazione dei magi alla resurrezione, quasi statici, sull’esempio dei “tableaux vivants” teatrali. La supervisione alla regia di Hatot e Breteau è curata dal padre dei fratelli Lumiere, Antoine. La pellicola è lunga soltanto 230 metri. L’immaginario popolare trova in quei pochi spezzoni di celluloide la rappresentazione scenica di temi decisamente familiari.

Hollywood si butta a capofitto sul quel proficuo filone. Un‘attenzione mai venuta meno fino ai nostri giorni, confermata dal successo di tanti film sulla vita di Gesù, riproposti puntualmente in occasione della Settimana Santa. Un radicale cambiamento nell’approccio ai temi della “passione” si registra con "Il Vangelo secondo Matteo" (1964): Pasolini ribalta canoni formali e stilistici, usando un linguaggio realistico in cui si fondono atmosfere arcaiche e riferimenti pittorici rinascimentali. Il tutto accompagnato da una colonna musicale a base di spiritual e blues. Subito criticato, il film guadagna credito col tempo. Un capolavoro che oggi è possibile rivedere in tutto il suo splendore grazie al restauro del Centro sperimentale di cinematografia.

Nella rassegna dei film sulla Passione, ci piace inserire un film che vide come location Peschici e dintorni: è “Il Figlio dell’Uomo (Ecce Homo)”, un film in bianco e nero di Virgilio Sabel della durata di 92 minuti, prodotto in Italia nel lontano 1954 e girato interamente a Peschici un anno prima. Nel cast degli interpreti, attori professionisti come Fiorella Mari, Eugenio Valenti (foto del titolo; ndr), Franca Parisi, Jenny Magetti, Antonio Casale, recitano con gli attori dilettanti di Peschici, scelti dopo un provino: tra di essi spiccano Elio Del Duca (Pietro), Tommasina Vera (Maddalena), Raffaele Costante (Giuda), Gaetano Diana (Giuseppe) e Antonio Vigilante (Caifa).

La sinossi del film parte dalla Genesi per arrivare ai giorni della vita, della Passione e della Resurrezione di Gesù Cristo: dopo la caduta di Adamo ed Eva, Iddio promette un Redentore. La visita dell’Angelo alla Vergine Maria, sposa di Giuseppe, segna l’inizio del mistero dell’Incarnazione. Gesù, nato in una stalla di Betlemme, dopo trent’anni di vita anonima, inizia il suo ministero di redenzione e d’amore. Attraverso la predicazione e i miracoli entusiasma il popolo. Catturato al Getsemani, viene condannato a morte e ucciso sul Calvario. La resurrezione segna il trionfo di Gesù, che ascende al cielo per sedere alla destra del Padre.

Proponiamo, a chi vuole saperne di più sul “clima” del set garganico, uno stralcio di “Pèschici come la Palestina”, tratto dalla recensione di Domenico Ottaviano e Raffaele D’Amato, studenti del Liceo Scientifico di Pèschici, pubblicata sul Giornale interscolastico "Ottoetrenta", Anno II, n. 2. “Nel film – scrivono i ragazzi – sono visibili parti dell’antico paese. Si riconoscono scene girate nell’antica Abbazia di Kàlena (l’Annunciazione e il Tribunale – foto 1 sotto) o nella Chiesa della Madonna di Loreto (l’Ultima Cena – foto 2), mentre le prediche fatte da Gesù Cristo (impersonato dall’attore professionista Eugenio Valenti) sono state ambientate sulla Torre di Monte Pucci, da dove è visibile la costa che va fino a Rodi Garganico (foto 3).

Insieme a pochi attori professionisti, Sabel ha utilizzato molte comparse di Pèschici (foto 4-5-6-7). Altre persone del posto appaiono in ruoli secondari, come, ad esempio, i centurioni (foto 8). La trama e la recitazione sono per l’epoca molto avanzate e propongono una realtà ancora sconosciuta di un piccolo villaggio di pescatori, che si cimentò per la prima volta nella recitazione di un film. Forse anche per questo, “Il figlio dell’uomo” ha suscitato nella popolazione grande interesse e disponibilità. Il film ha un grande valore documentale, perché mostra come era Pèschici cinquanta anni fa, nel suo incontaminato splendore, con le piccole casette a cupola di Via Kennedy e del Borgo di S. Nicola, con le rispettive grotte per gli asini e le bestie da latte, che rappresentano il profilo ormai perduto del nostro paese” (foto 9-10).

Alcune recensioni, presenti sui siti specializzati Internet, sottolineano che alcune vicende del film come la nascita nella grotta di Betlemme, la predicazione, il martirio del Cristo sono narrate con “discreta dignità artistica”. Non ce ne stupiamo: la sceneggiatura è opera di don Giacomo Alberione (1884-1971), fondatore della Famiglia Paolina, che aveva affidato come mission alla Parva-San Paolo Film "l’evangelizzazione con i moderni mezzi di comunicazione". Dietro la forte spinta della leadership di don Alberione, che affermava: "La macchina, il microfono, lo schermo sono nostro pulpito; la tipografia, la sala di produzione, di proiezione, di trasmissione sono la nostra Chiesa", la San Paolo Film divenne la più grande organizzazione cattolica esistente al mondo per il cinema.

Teresa Maria Rauzino

puntodistella.it


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