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Rodi Garganico/ WWF:” Le assicurazioni del sindaco non cancellano rischio frane ed ecomostri”

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Non può rassicurare, evidenzia il WWF Foggia, i cittadini del Comitato Civico del Rione Cambomilla la risposta del sindaco di Rodi Garganico sul rischio frane per il quartiere. È certo, infatti, che, essendo residenti del rione, questi cittadini possono avere il solo obiettivo di volere vivere al sicuro nelle proprie abitazioni e non certamente, come lascia intendere il sindaco, quello di “sollevare un polverone e creare un clima di preoccupazione”.

È proprio per la ricerca di questa sicurezza che il Comitato ha rivolto alla Regione un esposto con una serie di circostanziate osservazioni e con la richiesta precisa di riprendere rapidamente il monitoraggio del movimento franoso. Il sindaco ha rassicurato che “l’intera zona è costantemente monitorata dai tecnici e, fortunatamente, non ci sono elementi che possano far pensare a movimenti franosi, come successe oltre dieci anni fa”.

Ma lo stesso primo cittadino ammette che le apparecchiature di monitoraggio non ci sono più e che devono essere sostituite. Allora, si chiede il WWF, come può essere effettuato un monitoraggio senza strumenti di misura? La realtà è che le misurazioni sono state abbandonate alla fine del 2007 e sono totalmente mancate nel 2008 e nel 2009 nonostante i ripetuti solleciti del Comitato. E a proposito della dichiarazione sulla mancanza di segnali di possibili frane, il sindaco non tiene conto che tutte le Relazioni Tecniche dei Progetti di Consolidamento del dissesto idrogeologico del rione hanno chiaramente indicato che si possono determinare condizioni d’equilibrio instabile anche per lunghi periodi con la possibilità d’improvvise frane, da cui la necessità di un continuo monitoraggio. Il sindaco, osserva il WWF, si è anche espresso sul bisogno di risorse finanziarie regionali per la sostituzione delle apparecchiature di monitoraggio. L’insufficienza di fondi lamentata appare però incomprensibile se si considera che nel 2005 sono state utilizzate risorse finanziarie per un nuovo Progetto di consolidamento del dissesto idrogeologico in una zona non classificata a rischio frana come ad esempio Piazza Padre Pio ed adiacenze. E ancor meno si può ritenere finalizzata al consolidamento della zona a rischio, evidenzia il WWF, la realizzazione della vasca d’accumulo delle acque piovane vantata dal sindaco. Tale enorme e pesantissima vasca in cemento armato, costruita sul ciglio della scarpata alla base del quartiere e per la quale sono state previste considerevoli opere di supporto, non può certamente svolgere la stessa funzione della grande Paratia Multitirantata che doveva assicurare stabilità alla base del quartiere in dissesto e che non è stata invece più realizzata.
Il sindaco, a proposito della possibilità che il mancato monitoraggio dei movimenti franosi possa prefigurare dei tentativi speculativi, assicura che “l’amministrazione comunale non si sognerebbe mai di fare di quell’area oggetto di speculazione edilizia”. Ma quest’affermazione, evidenzia il WWF, è contraddetta dai fatti. È proprio nella zona che sorge, infatti, un ecomostro. Si tratta di un edificio edificato a grezzo dalla società Roccamare in area ad alto valore paesaggistico e panoramico, a meno di 50 metri di distanza dal mare, già sottoposto dal 2002 a sequestro giudiziario preventivo. Oltre ad essere un ulteriore grave schiaffo all’ambiente e al paesaggio, la costruzione rappresenta un pericolo per la pubblica incolumità. Sorge, infatti, in zona, sottoposta a vincolo idrogeologico e paesaggistico, perimetrata, nel Programma di Fabbricazione di Rodi, come "Zona Franosa I". Per queste e altre illegittimità, nel novembre 2006, la Provincia di Foggia, accogliendo l’istanza presentata da WWF Foggia e Legambiente Puglia, ha annullato la concessione edilizia relativa rilasciata dal comune di Rodi. Di conseguenza, sulla base delle disposizioni del DPR 380/2001, si deve procedere anche alla demolizione della costruzione. Inoltre, sempre in relazione alla Roccamare, il 23 ottobre 2008 il Tribunale di Lucera ha emesso una sentenza di condanna nei confronti dei responsabili della realizzazione e la confisca del manufatto ai fini della demolizione. Ma l’ecomostro di Rodi è ancora lì. Non solo nessun abbattimento ma il comune di Rodi non ha provveduto neanche ad annullare la determina n. 1060 del 29.01.2001 con la quale il direttore dell’Ufficio Tecnico comunale ammetteva in sanatoria la costruzione dietro pagamento di una modestissima somma di denaro da versare a titolo di sanzione amministrativa.
Inoltre, sempre in relazione alle assicurazioni del sindaco che esclude da parte dell’Amministrazione atti che incoraggerebbero la speculazione edilizia nella zona, il WWF ricorda il tentativo messo in atto dalla stessa Amministrazione comunale nel 2003. In quell’anno, con la delibera d’adeguamento alle norme della legge Regionale “PUTT Paesaggio”, l’Amministrazione tentò di perimetrare come “territorio costruito”, e quindi non soggetto ai vincoli paesaggistici previsti dal PUTT, l’intera fascia verde posta tra l’abitato ed il mare e successivamente, in seguito al blocco del tentativo da parte della Regione Puglia, si oppose appellandosi al TAR.
In queste condizioni, evidenzia il WWF, solo l’abbattimento della Roccamare sarebbe un inconfutabile segnale di cambiamento di direzione riguardo alla tolleranza nella zona verso l’edilizia selvaggia. 


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